giovedì, agosto 24, 2006,00:17
Luigi Tosti: "Il crocifisso simbolo della nostra cultura? Allucinante".
Il giudice Luigi Tosti tentò – difendendo la Costituzione italiana e la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo – di non discriminare i cittadini chiedendo la rimozione del simbolo religioso del crocifisso dai luoghi pubblici. Square l'ha intervistato.
Gli spunti sono indubbiamente interessanti...

Togliere il crocifisso dai luoghi pubblici: come mai per lei d'improvviso è divenuto essenziale?


La mia richiesta di togliere i crocefissi dai tribunali -come peraltro qualsiasi altro simbolo religioso "partigiano"- non nasce, ovviamente, dall'esigenza di consentire alla Giustizia di poter funzionare "materialmente", dal momento che la presenza dei crocefissi non giova e non nuoce sotto questo profilo. Essa nasce innanzitutto dall'esigenza di rendere l'amministrazione della Giustizia conforme ai canoni di imparzialità e di neutralità dei "giudice" sanciti sia dall'art. 111 della nostra Costituzione che dall'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti fondamentali dell'Uomo cui l'Italia ha aderito sin dal 1955: i giudici, infatti, non debbono (e non possono) identificarsi in simboli "partigiani" ma, semmai, nei simboli che identificano -in modo imparziale e neutrale- l'intera Nazione (la bandiera tricolore, il ritratto del Presidente della Repubblica). Questi principi, peraltro, non sono da imputare alla mia "fantasia" o a miei desideri di "protagonismo", ma ad esplicita sentenza della Corte di Cassazione penale n. 439 del 2000: sentenza che lo Stato italiano ben conosce, ma che viene disattesa per il semplice motivo che nessun politico -di destra, sinistra o centro che sia- ha il coraggio di compiere un atto che risulterebbe sgraditissimo a sua Maestà il Papa, alla C.E.I. e all'elettorato cattolico.


Vuole spiegarci come è andata?

La mia richiesta di rimuovere i crocifissi è nata all'indomani del "linciaggio" e della incredibile e virulenta reazione intimidatoria che furono poste in atto contro il giudice dell'Aquila dott. Mario Montanaro che, facendo applicazione corretta di quei principi e seguendo la decisione della Corte di Cassazione, la nostra Costituzione e la Convenzione internazionale sui diritti dell'Uomo, "osò" accogliere la domanda di un cittadino italiano di fede islamica (tale è Del Smith) e, quindi, ingiungere al Ministro dell'istruzione di togliere i "cadaverini" dalle scuole "laiche" (?!?!) italiane. Ebbene, all'indomani di quella decisione è apparso in un'aula dove tenevo udienza civile un crocifisso: due avvocati me lo fecero notare ed io, ritenendola una provocazione al pari delle provocazioni allucinanti che furono poste in atto contro il giudice Montanaro e contro Smith per "riaffermare" con prepotenza e arroganza la "superiorità" del Cattolici (basti ricordare l'orrendo crocifisso in ferro, alto tre metri, eretto nel tempo record di un giorno dopo autorizzazione del Sindaco di Ofena), lo staccai dalla parete. Questo gesto ha poi scagionato un intimidatoria ispezione ai miei danni disposta dal Ministro leghista Castelli al fine di procedere disciplinarmente e e di trasferirmi ad altra sede, oltre che ad attacchi sulla stampa. Solo gli idioti e i disonesti -che abbondano in Italia- potrebbero dunque muovermi la critica che non dovevo inziare questa battaglia (cioè che dovevo seguitare a subire le prevaricazioni) perché, in fondo, la questione del crocifisso non è vitale. E' estremamente singolare, infatti, che personaggi del calibro del Presidente della Repubblica, del Ministro di Giustizia, del Ministro dell'Istruzione, delle più alte cariche dello Stato e della totalità dei politici abbiano potuto criticare e biasimare pubblicamente e con virulenza il dott. Mario Montanaro, invocando in coro l' "esemplare e rapida" riforma della sua decisione, mentre a me si obietti che non avrei dovuto accalorarmi per la questione dei crocefissi perché, in fondo, si trattava di questione "banale" che non influisce sul funzionamento "materiale" della giustizia.


Il 18 novembre 2005 è stato condannato: imissione d'atti d'ufficio. Lei non si presentava in aula dal 9 maggio vista la presenza dei crocifissi.

Alla luce di quanto ho sopra detto, la condanna a sette mesi di reclusione per essermi rifiutato di calpestare la Costituzione italiana, di calpestare la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e le sentenze della Cassazione italiana, non mi tocca minimamente e, sicuramente, non ha avuto l'effetto intimidatorio che i miei persecutori speravano di ottenere: prova ne è che ho seguitato a non tenere le udienze, anche dopo a condanna, peraltro autodenunciandomi per questi ulteriori rifiuti. In ogni caso, debbo ribadire che io, per far risaltare ancor più gli aspetti razzistici e discriminatori dell'esposizione dei "soli" crocifissi, ho manifestato al Ministro di Giustizia la piena disponibilità a tenere le udienze, purché venissi autorizzato ad esporre altri simboli religiosi, tra i quali la menorà ebraica (conosco l'ipocrisia innata dei nostri politici e di gran parte dei cattolici, sicché ho inteso in tal modo tastarla, per dimostrare pubblicamente che le affermazioni del Papa, della Chiesa e dei politici cattolici sulle supposte "radici giudaico-cristiane" dell'Europa erano false e frutto, in realtà, dei rimorsi di coscienza per i crimini di persecuzione razziale ed olocausto perpetrati dai cristiani-cattolici in 2000 anni di storia). Ovviamente a questa mia richiesta non è stata data neppure una risposta, sicché a quel punto mi sono rifiutato di subire una siffatta discriminazione religiosa e, quindi, di tenere le udienze: se il cattolico espone i suoi simboli, non vedo perché io, che cattolico non sono, non possa esporre i miei; se l'uomo bianco entra nei locali pubblici, non vedo perché io, che sono nero, non possa fare altrettanto. Estremamente significativa della "coerenza" dei miei superiori è stata la proposta che, a quel punto, mi è stata fatta, cioè quella di mettermi a disposizione un'aula senza crocefisso addobbata ad hoc solo per me. L'ho ovviamente respinta, con sdegno, perché non intendevo essere "ghettizzato" dai Cattolici, facendo peraltro osservare ai miei superiori che, se avevano sino ad allora ritenuto che l'ostensione dei crocefissi fosse un atto lecito e conforme a legge, essi non potevano violare le legge, disponendo la rimozione di un crocifisso da un'aula: tanto più che per "quel gesto sacrilego" io ero stato addirittura inquisito dal Ministro di Giustizia.


Se non erro rifiutava anche gli stipendi che le arrivavano. Perchè?

E' vero: ritenendo immorale che venissi pagato per un lavoro che non svolgevo compiutamente, ho rifiutato gli stipendi ed ho invitato il Ministro ad essere coerente con se stesso e, dunque, a rimuovermi dalla magistratura: se egli riteneva, infatti, che l'ostensione dei crocefissi fosse regolare e lecita, non restava altra alternativa se non quella di rimuovere il giudice che si rifiutava di amministrare la giustizia nell'ambito di un'Amministrazione giudiziaria che praticava l'ostensione generalizzata ed obbligatoria dei crocifissi (la Cassazione, in effetti, ha stabilito che la laicità dello Stato è rispettata rimuovendo tutti i crocifissi, e non soltanto uno più crocifissi "non graditi" da singoli dipendenti). Ho anche invitato il Presidente Ciampi (per ben due volte) ad inviarmi 4 suoi ritratti, da esporre a fianco dei crocifissi nelle aule del Tribunale di Camerino, garantendo anche che glieli avrei pagati di tasca mia: questa richiesta non ha mai avuto risposta. Il che prova "quanto" sia stato realmente "laico" e rispettoso del principio supremo di laicità della nostra Costituzione il Presidente Ciampi: evidentemente deve aver ritenuto che la Superiore Razza dei Cattolici e Gesù Cristo avrebbero potuto sentirsi offesi dalla comprensenza di un simbolo laico e imparziale. In fondo i crocifissi sulle pareti degli uffici pubblici servono per marcare il territorio, alla stessa stregua dell'orina che viene spruzzata dai cani e da altri numerosi animali per appropriarsi dei territori


A che punto siamo?

Sto ora attendendo la fissazione della discussione dell'appello che ho proposto contro la sentenza di condanna. Ma c'è di più: sono stati aperti atri sei procedimenti penali per lo stesso reato, relativi alle udienze che non ho tenuto e che sono successive al primo processo. Debbo peraltro segnalare che nel primo processo che ho subito sono state perpetrate ai miei danni delle gravi irregolarità: non solo, infatti, si è predisposta per me un'aula senza crocifisso, ma si è creato un collegio giudicante "ad hoc" per me, violando norme della costituzione, norme dell'ordinamento giudiziario, circolari del Consiglio Superiore della Magistratura e tabelle relative alla composizione degli uffici giudiziari del Tribunale dell'Aquila. Tutto questo al fine di inserire nel collegio giudicante un giudice a me sfavorevole e togliere, dal collegio, il dott. Mario Montanaro, favorevole alla mia tesi. Per questi comportamenti ho proposto un esposto.


Ha ricevuto la solidarietà di qualche forza politica?

Ho ricevuto solidarietà politica da parte dei radicali e della coalizione della Rosa nel pugno. I parlamentari Marco Pannella ed Enrico Buemi sono addirittura venuti all'Aquila, il giorno del mio processo.


Lei saprà certamente che molti italiani ritengono il crocefisso simbolo della nostra cultura e, come tale, è essenziale la sua perenne visibilità in ogni luogo pubblico. Cosa risponde a questi italiani?
La motivazione che il crocefisso meriterebbe di essere esposto perché "simbolo delle nostra cultura" è a dir poco allucinante. Innanzitutto ognuno deve parlare per sé e per la propria cultura, senza coinvolgere la collettività on l'assurda pretesa di appioppare al prossimo la propria cultura: io non mi sognerei mai di dire che il simbolo degli atei deve essere esposto perché è il simbolo della "nostra" cultura.
Io non mi identifico, in ogni caso, in un simbolo che -come ho scritto e documentalmente provato nei miei scritti difensivi ufficiali- gronda di sangue, di criminalità, di assassini, di olocausto, di discriminazione razziale, di persecuzione razziale, di schiavismo, di intolleranza, di discriminazione sessuale, di truffe, di abuso della credulità popolare, di stragi di eretici, di stragi di streghe, di torture, di prevaricazioni morali, di crociate criminali e via dicendo. Se c'è qualcuno che ha l'impudenza di identificarsi in simbolo criminali, lo faccia pure: non imponga però ad altri l'obbligo di identificarsi nei criminali. Io non mi identifico nella svastica dei nazisti: a maggior ragione, pertanto, non mi identifico nel crocifisso dei cristiani. Semmai mi identifico nell'illuminismo, nel risorgimento e in altri movimenti umanistici. Va peraltro detto che le pareti degli uffiici pubblici non sono deputate alla mostra permanente dei simboli di particolare pregio "culturale" e che, se lo fossero, molti altri simboli -realmente culturali- meriterebbero di essere esposti, anche perché privi delle connotazioni criminali che il crocifisso si è acquisito in 2000 anni di nefasta storia.


Cosa risponde a chi le dira: "ma perchè noi dobbiamo togliere il crocifisso se loro li non ci fanno neanche costruire le chiese"? (Immagino che l'ultimo soggetto dell'ultima frase sia tristemente chiaro...qualcuno lo pensa, e lo dice. La fortuna è che questo qualcuno non sta più al governo...).

Anche la motivazione della "reciprocità" è allucinante. Non solo perché è semplicemente pazzesco affermare che, se certi Paesi praticano l'infibulazione o la pena di morte, "anche noi, qui in Italia, dobbiamo praticare l'infibulazione delle donne e la pena di morte", ma anche perché la reazione che si pretende attuare dai "furbi" cattolici è palesemente di parte: gli atei e tutti credenti in religioni diverse dal demonizzato 'Islam, infatti, potrebbero sostenere, con lo steso ragionamento, che, "visto che là non consentono l'esposizione dei loro simboli o 'erezione dei loro templi, noi, qua, per reazione, dovremmo esporre i simboli degli atei e delle altre religioni -esclusa la cattolica- ed erigere i templi delle altre religioni, sempre esclusa la cattolica. Suvvia, cattolici, non cercate di fare furbi e considerate soltanto che tutti dovremmo essere uguali, senza distinzioni di religione o di credo, sicché nessuno dovrebbe godere di privilegi rispetto agli altri.
Sino a prova contraria, gli unici che godono di privilegi, quale l'ostensione in esclusiva dei crocifissi negli uffici pubblici, quale il finanziamento coatto dell'8 per mille ai danni dell'Erario, quale l'esenzione ICI, quale l'insegnamento della sola religione cattolica a spese dei contribuenti, quale l'uso esclusivo delle televisioni pubbliche per propaganda e diffusione di notizie personali, e via dicendo, siete voi Cattolici che, evidentemente, vi ritenete, come i nazisti e gli uomini bianchi, una Superiore Razza, depositaria dell'Unica Vera Verità.
scritto da Andrea&Serena



4 Commenti:


  • Alle 24 agosto, 2006 21:54, Anonymous Maraveis

    Scusa se posto sotto questa intervista così interessante, ma volevo lasciarti il mio contatto (ti avevo già spedito una mail, ma, evidentemente, non ti era arrivata. in ogni caso ho provveduto a spedirtene un'altra): maraveis@gmail.com

  • Alle 26 agosto, 2006 01:45, Anonymous Valdo Bardiani

    Se c'è una sentenza della Cassazione (pubblicare un link no, eh ?! ) che impone la rimozione di simboli religiosi, tanto basta. Soprattutto dovrebbe bastare ed avanzare ad un uomo di legge. Le considerazioni sul sangue che gronda dal crocifisso e dai suoi 2000 anni di storia lasciano il tempo che trovano, non servono a nulla proprio perché opinabili, se non ad alimentare "guerre di religione".

    Che Tosti in quanto giudice sia ateo, cattolico od animista non dovrebbe fregare una beneamata a nessuno, ma ci tiene particolarmente a farci sapere che non si identifica nel crocifisso (e sti xazzi ?), mentre non ci racconta, ad esempio, come è possibile che nei tribunali tutti si possano sbattere allegramente le palle di una sentenza della Cassazione, notizia a mio giudizio estremamente inquietante.

  • Alle 26 agosto, 2006 08:45, Blogger Andrea&Serena

    hai perfettamente ragione. Inoltrerò il tuo commento a Tosti, sperando in una risposta.

    Sono d'accordo con quanto dici. Anche se non posso accusare Tosti di aver semplicemente argomentato le sue motivazioni.

    P.S. scusa per il link mancante, provvederò al più presto.
    Andrea

  • Alle 26 agosto, 2006 20:33, Blogger Andrea&Serena

    C'è un nuovo post, Valdo Bardiani. E' lo stesso Tosti a risponderti.
    Saluti,
    Andrea

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