domenica, ottobre 29, 2006,17:19
L'inessenzialità di essere obiettivi
(scritto da Daniele) Che consideri Kreuze und Krokodile un piccolo capolavoro, un punto di massimo relativo nella discografia italiana-in-italiano, non è un mistero. Non lo è neppure il fatto che lo consideri uno dei dischi dell'anno non ancora concluso. Mi chiedono di essere imparziale sui Fumisterie. In questo brutto periodo di silenzio ho visto concerti senza però parlarne. Ero a sentire i Virginiana Miller, ero da Casiotone for the Painfully Alone, ero in posti che giuro di non ricordare nemmeno più. Però sui Fumisterie mi hanno chiesto di essere imparziale.
E allora, al di là di ogni parzialità o imparzialità, quel disco mi piace ogni mese di più, ha una copertina che adoro, è di un gruppo che dal vivo rende bene, non meglio né peggio che su disco ma semplicemente in modo diverso, un gruppo bello, onesto e musicalmente due gradini al di sopra di molti dei musicisti di passaggio al Circolo degli Artisti. Marco Sutera è sempre Marco Sutera e i Fumisterie non dovrebbero aprire per nessuno, men che meno per i Masoko, con rispetto parlando.
Stasera i Fumisterie hanno cazzeggiato amabilmente per tutta la durata del loro set. I risultati sono stati ottimi, a dispetto del clima e dell'acustica. Buona parte del pubblico attendeva quello che sarebbe venuto dopo. Così sia.
Lunedì 30 al Traffic suonano i Diuesse, i belgi Confuse the Cat e The Shadow Line.
scritto da Andrea&Serena
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sabato, ottobre 28, 2006,00:02
In Our Eyes.
L'altro giorno ironizzavo su quanto potesse essere idiota una persona che osa insinuare qual si voglia cosa su Michael J. Fox. Roba da punrie con la pena di morte. Oggi vado a vedere il video con il quale "sostiene la candidatura di Claire McCaskill a senatrice del Missouri nelle prossime elezioni di novembre, perché l'altro candidato, Jim Talent, si oppone alla ricerca sulle cellule staminali" (Jim Momo).
E mi rendo conto di quanto sia potente il nostro cervello, e di quanto ci voglia bene, talvolta, proteggendoci. Sono giorni che lo so, ma mai l'avevo visto. Era il mio cervello che mi proteggeva.
Non è sulla Delorian. Non fa si atteggia da adolescente repubblicano. Non lucida il pavimento schivando pallottole con il suo moon walk. Trema, oscilla. Sembra un pendolo.
Non so cos'è, in fondo non è dispiacere per lui. E' solo il tempo che passa.
scritto da Andrea&Serena
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venerdì, ottobre 27, 2006,18:49
Siamo circondati! #4
Sembra che non sempre io esegua ragionamenti idioti.
Mai avuto nulla contro gli omosessuali, neanche in tenerissima età, quando più facile è venire colpiti dai pregiudizi e dalle ideologie politiche: ne vado orgogliosissimo. Inoltre ho sempre sospettato fosse una cosa del tutto naturale. Dirò di più: gli omosessuali salveranno il pianeta. Leggendo questo post da Beren ho notato, probabilmente, un po' di fondatezza scientifica, le mie teorie, ce l'hanno.
Ci sono teorie economiche che affermano: "un'economia sana ha bisogno di un aumento demografico sempre consistente". Oltre a non poter affermare se questa teoria abbia o meno un certo valore, mi chiedo anche che senso abbia una teoria economica che non fa molto più pragamaticamente i conti col mondo: se continuiamo ad aumentare il mondo collassa. Collassa perchè il nostro tenore di vita, alla lunga, è insostenibile. E perchè anche rendendo maggiormente sostenibili le nostre abitudini, dove mettiamo miliardi di nuove persone?
La soluzione è non avere figli. E chi non puo' avere figli? Gli omosessuali. Macchè malattia contro natura: l'omosessualità ci salverà. Ed è -come ogni aspetto della nostra vita- pienamente previsto dai piani di Madre Natura...
Dobbiamo guardarci dalla chiesa, piuttosto. La paladina della vera verità esorta a l'unico stile di vita che ci condurrà al disastro. In America ci sono preti che seguono gay stufi di essere gay. Convinti di essere semplicemente malati, ora tentono di guarire. E non essendoci medicine, si affidano a metodi casarecci: primo passo non toccare un altro uomo, e trasformare il piacere in astinenza. Poi, piano piano, tentare di essere attratti dalle donne. Come sempre: liberissimi...
scritto da Andrea&Serena
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,18:25
Siamo circondati! #3
E' questo che mi chiedo quando penso all'avventura dei Riformatori Liberali: quanta tristezza proveranno a sentire queste cose? Non hanno speranze: la destra italiana non sarà mai nè liberistaliberalismo. Sono loro a dover creare una nuova destra, completamente scissa da quella cattofascista attuale.

ROMA
- Al momento della sua elezione alla Camera nelle file di Rifondazione Comunista c'era chi aveva ironizzato proprio su questo aspetto: dove andrà a fare la pipì Vladimiro Guadagno, ovvero Wladimir Luxuria il deputato transgender del partito di Bertinotti? "Nel bagno delle donne" disse Luxuria sei mesi fa e la questione svanì. Senza troppi rimpianti. Fino ad oggi, però. Quando Elisabetta Gardini, l'ex volto televisivo, attuale deputata di Forza Italia, ha pensato bene di farne oggetto di una pubblica scenata. Davanti ai bagni della Camera. Che diventano scenario di uno scontro politico.

Ore 14,15 bagno delle donne. Luxuria entra. Alle sue spalle la Gardini che sbotta: "Ma allora è vero che Guadagno usa il bagno delle donne". [...]

Nulla da fare. La Gardini insiste: "Qui si tratta di una cosa fisiologica, non è una questione psicologica". A quel punto Luxuria reagisce: "Io mi riconosco nel genere femminile. Lei non può permettersi". La Gardini alza la voce: "Lei non può usare il bagno delle donne. Ora vado dai questori". [...]

Replica la Gardini, stavolta a bassa voce: "Trovare Guadagno mi ha provocato un trauma. Mi vergogno che si dia una immagine così di basso profilo del Parlamento. Se avessi saputo, sarei stata zitta...". (fonte: Repubblica.it)
scritto da Andrea&Serena
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,15:04
Quello che non c'è.
Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c'è
Quello che non c'è - Afterhours
scritto da Andrea&Serena
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giovedì, ottobre 26, 2006,15:35
Siamo circondati! #2
Lo dicevamo ieri sera, lo confermiamo oggi pomeriggio: siamo circondati! (preciso...ironia)

ROMA - «Credo a una cosa che ha detto lo scrittore Jorge Luis Borges: bisogna avere una mente ospitale. Ho avuto rapporti di amicizia e oltre con ragazze e ragazzi». Così Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani e presidente della Commissione attività produttive della Camera dei deputati, si confessa al settimanale Eva Tremila. Ma le dichiarazioni sulla sessualità di Capezzone non sono i soli contenuti salienti dell'intervista: il segretario dei Radicali non ha peli sulla lingua nel parlare di erotismo nel mondo dello spettacolo: «Nella televisione italiana è un po’ difficile trovare carica erotica perché l’età media delle curatrici e dei curatori delle trasmissioni è di 120 anni». E nella politica? «Si entrerebbe nel campo delle perversioni e non mi pare il caso». Da quale personaggio politico si farebbe spalmare la crema solare Capezzone? «Dio ce ne scampi e liberi, avrei paura che si fregassero anche quella».

SESSO E POLITICA - E alla domanda sul Kamasutra risponde: «Lo trovo noiosissimo e complicatissimo, mi dà una dimensione tra il burocratico e la catena di montaggio. Lo sconsiglio vivamente». A proposito di film porno Capezzone dà una altra risposta decisamente radicale: «Un'istituzione benemerita, diffido profondamente da tutti quelli e da tutte quelle che fanno la faccia sbigottita e dicono di non averli mai visti». E sui sexy shop dice: «Non ci sono mai entrato, ma devono essere una libertà sia per l’impresa sia per chi li frequenta». Meno trasgressivo e stravagante nella scelta dei luoghi dove fare l'amore: «Sono abbastanza conservatore, preferisco le comodità del letto». (fonte: Corriere.it)
scritto da Andrea&Serena
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,15:06
George.
La Banca dell'Irlanda del Nord ha emesso queste 5 sterline nuove di zeccha (altre foto qui e qui). Diciamo che in vita mia ho visto più che altro monete e che la collezione di banconote è piuttosto limitata: però questa è la più bella che ho mai visto.
scritto da Andrea&Serena
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,14:22
Nuovi godimenti calcistici: Kerlon Moura de Souza.
Assomiglia a Luca Sofri ma non è Luca Sofri. Ha trascinato il Brasile alla vittoria nel mondiale Under 17 ma non è Ronaldo. Lo vogliono al circo ma non è una foca. Si chiama Kerlon, più noto come Foquinha (vedi foto...si chiama el drible de la Foca...). Dovrebbe finire all'Inter. Ovviamente, aggiungo io, visto che si sta riprendendo da un infortunio. Prima dell'infortunio l'aveva praticamente già acquistato il Manchester Utd.
Purtroppo Square ha litigato con YouTube e non pubblica direttamente i video...va a capire perchè. Però metto un link, tutto da gustare.
scritto da Andrea&Serena
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,00:18
Siamo circondati!
[da gazzetta.it] Omosessuali non se ne contano. Bisogna risalire a Justin Fashanu, attaccante anglo-nigeriano del Norwich, del Nottingham Forest e di altri club inglesi. Nel 1990 Justin azzarda il "coming out": un fratello e la comunità nera lo rinnegano, i tifosi lo massacrano. Fashanu si impicca nel ’98, a 37 anni, dentro un garage. Abbandonato da tutti e ricercato dalla polizia perché accusato di aver violentato un 17enne americano. Franco Grillini, 51 anni, bolognese, è deputato, eletto nelle file dei Ds, e dal 1987 al 1998 è stato presidente nazionale di Arcigay (oggi ne è presidente onorario). Dice Grillini: "L'omosessualità è fenomeno trasversale. In ogni settore la percentuale di uomini gay oscilla tra il 5 e il 10 per cento. Il pallone non è omo-esente. Osservate le scene di esultanza: sono quadretti con omosessualità, conscia e inconscia, a pacchi. Ragazzi che si baciano, si abbracciano, si toccano. In certe immagini si nota la palpatina sulle parti intime".

Ha mai conosciuto calciatori gay?
"Sì. Arcigay gestisce l'80 per cento dei locali omo in Italia, posti in cui, per entrare, è obbligatorio fare la tessera. E abbiamo uno strumento, il "gaydar" o "radar gay", che ci consente di individuare i nostri simili al 99 per cento (gaydar.it è il sito di riferimento, ndr). Risulta che oggi in serie A ci siano venti omosessuali, più o meno".
Arbitri gay?
"Ne frequento uno, considerato molto bravo. È sposato, ha figli e fa una vita d'inferno, poveretto. Mi racconta che ai raduni della categoria è costretto a millantare inesistenti conquiste femminili perché lì è d'obbligo darsi arie da grandi conquistatori di donne. Il mio amico è disperato. Recita e mente, è al limite della sopportazione".
Perché non fa "coming out"?
"Allo stadio lo distruggerebbero. E lo stesso i giocatori: restano coperti, vivono l'omosessualità nell'ombra, perché hanno paura degli ultrà. I calciatori di oggi sono i gladiatori del circo romano nell'antichità e sono prigionieri di una cultura maschilista. Anzi: più è forte il sospetto che alcuni di loro siano omosessuali, più costoro devono mostrarsi donnaioli".
Che cosa vuole dire?
"Alcuni giocatori di serie A hanno fidanzate o mogli di facciata. La classica ragazza di copertura, messa lì per confondere, nascondere".
Leggi l'articolo completo su Gazzetta.it
mercoledì, ottobre 25, 2006,21:43
Ai confini della realtà.

Non devono neanche pensarle certe cose. Giù le mani da MJF.
Al culmine della campagna elettorale americana, il mito della radiofonia conservatrice Rush Limbaugh ha accusato Michael J. Fox di fingere gli effetti del morbo di Parkinson per sostenere i Democratici
Washington Post (via wittgenstein)
scritto da Andrea&Serena
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martedì, ottobre 24, 2006,00:50
Acidità notturna.
Non credo nelle tesi complottiste. Credo solo che l'incopetenza dell'attuale amministrazione è la vera colpevole della strage. Niente dietrologismi. Semplicemente l'incopetenza di uno staff più o meno con capacità medie simile a quelle di Mastella.
E però l'hanno rieletto per questo secondo mandato. E sia. Mi spiace solo che in questo mondo globalizzato, ciò che decidono in uno stato -a maggior ragione se si tratta degli USA- si ripercuote su tutti, anche sui non elettori.
Vorrei tanto il diritto a votare per le presidenziali americane.
Ora siamo di fronte alla deriva Russa. Lo si sa da anni. La Cecenia è sempre stata lì, chiusa ai giornalisti in perfetto stile dittatoriale. La libertà di stampa è sempre stata limitata, quando non assente e quella economica non ne parliamo. Bush ci ha scommesso parecchio su Putin. Altro errore. E sono due.
Della Cina non parliamo? Se non fosse che stanno garantendo profitti maggiori, la situazione è in tutto simile a quella russa. Anzi, peggiore. Terzo errore.
Ora si puo' solo migliorare. Forza George!
(richiesta agli esperti: qualche presidente ha fatto peggio?)
,00:43
Remember.
Roba da ricordare. Varia. Perchè fa senso che un bue ti faccia notare le corna. Però se le corna ce l'hai un occhiata dagliela...
Quindi apro Macchianera, e vi faccio leggere qualcosa.

Memoria. Il quotidiano “La Sicilia” di Catania ha fiancheggiato apertamente la mafia in almeno tre occasioni. Nel 1986 si è rifiutato di pubblicare il necrologio di Beppe Montana, commissario di polizia ucciso dai killer, perché conteneva la parola “mafia”. Nel 1994 convoca un cronista che aveva scritto un pezzo contro il mafioso Ercolano e lo rimprovera davanti al mafioso stesso. Nel 1994 depista le indagini sull’omicidio di Giuseppe Fava, scatenando una campagna di stampa contro il pentito che indica il mandante nell’imprenditore Graci. In quest’ultima campagna si distingue il principale editorialista del giornale, Zermo. Fra l’86 e il 94 “La Sicilia” è l’unico quotidiano di Catania e il suo editore possiede direttamente o indirettamente tutte le televisioni e i giornali della Sicilia. Una situazione evidentemente anomala sui cui - si suppone - i partiti della sinistra e il sindacato dei giornalisti hanno sviluppato una dura opposizione.

Questa opposizione non c’è stata. Dodici anni dopo “La Sicilia” è ancora l’unico quotidiano di Catania e il suo editore ha ancora, direttamente o tramite alleati o prestanome, tutte le televisioni e i giornali della Sicilia. La situazione, anzi, si è aggravata: in tutta la città di Catania le edicole non espongono altri quotidiani che “La Sicilia”. Il principale quotidiano progressista, “Repubblica”, si rifiuta di far cronaca a Catania per non entrare in concorrenza con “La Sicilia”. L’editore-monopolista, Ciancio, licenzia tre quarti dei suoi redattori tv e li sostituisce con un’improbabile “agenzia” personale, senza peraltro incontrare alcuna significativa reazione nè da parte degli altri giornalisti nè da parte della sinistra. Catania, oggi come dodici anni fa, è una delle città italiane in cui si leggono meno giornali. La stampa vi è completamente asservita agli interessi materiali (ora, per esempio, sta facendo una campagna per difendere gli appalti del Ponte). L’economia cittadina scivola sempre di più, agli ultimi o ai penultimi posti nelle classifiche nazionali. E Zermo viene invitato alle feste dell’Unità, a discutere pensosamente sui problemi del paese insieme ai giornalisti e politici perbene, quelli che in altri tempi si impegnavano contro Ciancio e adesso preferiscono prendere atto della situazione.

Giustizia 1. Annullata per decorrenza termini - per una incredibile svista del tribunale di Messina - la custodia cautelare a carico del boss mafioso Gerlando Alberti junior, condannato all’ergastolo nel dicembre del 2004 per l’omicidio di Graziella Campagna. L’Associazione Rita Atria ha promosso una raccolta di firme per invitare il ministro della Giustizia a mandare qualcuno a vedere che diavolo sta succedendo in quello strano tribunale.
Bookmark: http://www.ritaatria.it/raccolta_firme.aspx
scritto da Andrea&Serena
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lunedì, ottobre 23, 2006,19:20
Classico esempio di uno sproloquio di Cox a J.D.
L'altro giorno abbiamo pubblicato un mirabile esempio di quanto una persona possa essere socialmente utile. Da idea di Tottoi, ho pubblicato quanto segue su Wikipedia.
Quarta serie, Prima puntata.

Cox: "Si, milady?"

J.D.: "Su, non si sente tutto...blr-blr-blr (euforico n.d.r)?"

Cox: "Bè, dipende. Se per blr-blr-blr intendi confuso e parecchio irritato...(annuisce)"

J.D.: "è la nostra ultima settimana insieme, il diretto J.D. e Cox è arrivato in stazione! Avrà una metafora per l'occasione...forza, avanti!"

Cox: "immagino che potrei sciorinare una lista delle cose di cui mi importa quanto la nostra ultima settimana insieme...vediamo: le diete ipocaloriche, Michael Moore, il congresso nazionale dei repubblicani, la Kabala, e tutto ciò che ha a che fare con la Kabala, la tv al plasma, le figlie di Bush, le connessioni wireless, la serie O.C., l'ONU, il riciclaggio, Danny Gannies (trascrizione incerta), i grammies latino-americani, i grammies veri, quel dormiglione di Jeff dei wingles (trascrizione incerta), le paghe degli Yankees, tutti i repubblicani, tutti i democratici, tutti gli ospiti dei Talk Show, tutto quello che c'è sulla terra, tutto nell'universo, tutto-tutto-tutto-tutto-tutto-tutto-tutto tutto ciò che esiste, passato, presente e futuro, in qualunque dimensione, nota e sconosciuta. Ohu...e anche Hugh Jackman"

J.D.: "Hugh Jackman è Wolverine...come osa?"

scritto da Andrea&Serena
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domenica, ottobre 22, 2006,22:05
Vielen Dank

Unglaublich!
Unvergesslich!
,11:53
Statalismo musicale.
Questo però appartiene alla fisiologia di un ambito basato su quella cosa assai rara che si chiama “creatività”: il guaio è che gli aiuti di Stato rischiano proprio di perturbare un meccanismo di selezione in sé assai ragionevole. Quando si incentiva ad investire su nomi sconosciuti (a scapito, quindi, di chi ha già pubblicato due o più dischi) si finisce per moltiplicare la base di quanti s’illudono – in genere, a torto – di poter diventare artisti pop, e tutto questo a danno di quei pochi tra cui qualche buon professionista potrebbe invece esserci.

Ancora una volta i nostri politici non hanno compreso come siano la concorrenza e l’intuizione imprenditoriale a dover regolare le cose, senza che tutto ciò sia perturbato da decisioni arbitrarie. (continua a leggere) (vabè, questo l'ha postato Tottoi)
scritto da Andrea&Serena
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sabato, ottobre 21, 2006,00:48
Only another Genocide.
Italian Blogs For Darfur va avanti. Hanno firmato, negli ultimi tempi:

- Marco Pannella e Marco Cappato: "E’ tempo che il cosiddetto “popolo della pace” si mobiliti per il Darfur, dove la parola pace non può certo identificarsi con l’attuale immobilismo della comunità internazionale, che provoca massacri e deportazioni. Per creare le condizioni di una pace duratura in Darfur serve una coraggiosa iniziativa di intervento anche militare per la sicurezza e il disarmo, da combinare a un grande piano di investimenti internazionali finalizzati alla promozione dello stato di diritto e la democrazia".
- Marco Taradash (riformatori liberali);
- Yasha Reibman: (vice presidente e portavoce della comunità ebraica di Milano) "Nel silenzio dell’indifferenza avvengono gli stermini. I media hanno
l’enorme responsabilità di poter accendere i riflettori e di fare così pressioni sui parlamenti e i governi perché il Darfur non resti solo".

Tra i primi firmatari si legge, tra gli altri, il nome di Gianni Vernetti, sottosegretario agli affari esteri. Padre Pedrini (il suo è un blog tutto da leggere) l'ha intervistato. Potete ascoltare la prima e la seconda parte.

Infine, grazie al lavoro dei Traduttori per la Pace, la versione italiana di wikipedia ha una voce nuova e completissima: Conflitto del Darfur (traduzione di Darfur Conflict):

Il conflitto del Darfur (talvolta chiamato genocidio del Darfur) è un conflitto armato attualmente in corso nella regione del Darfur situata nell'ovest del Sudan, stato dell'Africa centro-orientale e delimitata da Ciad, Egitto, Etiopia, Libia, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Repubblica Centroafricana e Kenia.

Il conflitto, iniziato nel febbraio del 2003, vede contrapposti i Janjaweed, un gruppo di miliziani reclutati fra i membri delle locali tribù nomadi dei Baggara, e la popolazione non Baggara della regione (principalmente composta da tribù dedite all'agricoltura). Il governo sudanese, pur negando pubblicamente di supportare i Janjaweed, ha fornito loro armi e assistenza e ha partecipato ad attacchi congiunti rivolti sistematicamente contro i gruppi etnici Fur, Zaghawa e Masalit (continua a leggere).
venerdì, ottobre 20, 2006,21:03
Soprannomi affibbiati a J.D. dal dottor Cox
Su wikipedia c'è veramente tutto: Abby, Ambra, Angela, Angie, Annika, Ballerina, Belinda, Benjy, Betsie, Betty, Beyoncé, Brunetta, Britney, Campanellino, Carol, Charlotte, Capitan coraggio, Clara, Clarabella, Claudia, Cosetta, Cucciolo non svezzato di Labrador, Cucciolone, Denise, Dixie, Dumbo, Ellen, Erroll Flynn, Farrah, Fatina, Felicia, Femminuccia, Femminuccia emotiva, Fiona, Fido, Ginger, Gioia, Giuly, Giuditta, Gladyes, Gloria, Golosino (su istigazione dell'inserviente), Grace, Gwyneth, Idiota, Janyes, Johnny, Jo-Jo, Jenny, Katie, Kim, Lassie, Lilian, Linus, Maggie, Muffin, Marsha, Martha, Monica, Nancy, Naomi, Hoprah, Piccolo Arcobaleno, Pivellino, Pink, Pivello, Polly, Porcellino, Pornostar, Radar (citazione dal telefilm M.A.S.H.), Ragazza, Ragazzina, Ragazzina con le trecce, Ragazzina con le trecce che va sul triciclo, Rebecca, Rhonda, Rhosen, Rin Tin Tin, Sabrina, Sandy, Sandra, Sally, Sally la timida, Scooby Doo, Shakira, Shannon, Sheela, Shirley, Signorinella, Sophia, Stefany, Temmy, Tesoro, Tiffany, Trisha, Tza Tza, Veruska, Violet.
scritto da Andrea&Serena
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,10:37
Without words.
"Non nasconderò la mia fede in Gesù", dice la hostess, preannunciando un ricorso in tribunale. "La British Airways permette alle impiegate musulmane di portare il velo e agli impiegati di religione sikh di portare il turbante. Solo ai cristiani viene impedito di esprimere la propria fede. Non è giusto". Replica la linea aerea: "Quando i nostri dipendenti portano la divisa, è consentito loro indossare simboli religiosi al collo, ma sotto i vestiti. La regola si applica ai simboli di tutte le religioni, non riguarda specificatamente le croci cristiane. Abbiamo chiesto più volte alla signora Ewieda di celare il crocefisso sotto un foulard, ha sempre rifiutato, per cui abbiamo dovuto applicare il regolamento".

Vabè, due paroline sì: spero che presto vengano illegalizzati i tatuaggi di John Lennon e Freddy Mercury, perchè non è giusto che io non ce li ho. Illegalizziamo anche chi ascolta Laura Pausini a tutto volume sull'autobus Roma-Pomezia, perchè già è un viaggio difficile, ma così diventa una tortura. Potrei continuare all'infinito, ma forse è meglio sottolineare quanto sia idiota vietare di portare le croci. E i veli.
scritto da Andrea&Serena
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giovedì, ottobre 19, 2006,06:28
Cocco Dio.
Domanda scontata: ma perché se chi ha fede in Maometto si arrabia a sentirlo offendere, scatta il nostro orgoglio occidentale, mentre se una rete televisiva italiana, quindi laica, caccia un concorrente per bestemmia (tra l'altro è famoso per quelle) il nostro orgoglio occidentale rimane sopito?
Io sto con Massimo Ceccherini, per la libertà d'espressione. Come disse Evelyn Beatrice Hall (esatto...):
Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.
p.s. il titolo l'ho rubato ad un post di macchianera datato 7/9/06.
scritto da Andrea&Serena
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mercoledì, ottobre 18, 2006,21:06
Weeds.
fonte: Freddy Nietzsche
Quando la RAI, la più grande industria culturale del paese, comprò la serie Weeds, tutti strabuzzammo gli occhi. Come fanno a mandarla in onda alla RAI quella roba lì, ci chiedevamo gesticolando. Non la manderanno mai in onda, ci dicevamo dandoci di gomito. È una delle serie migliori degli ultimi tempi, ma si basa sul traffico di canapa da parte di una casalinga, argomentavamo sagaci e infantili. Quella casalinga, Mary-Louise Parker, è l’attrice che io così a occhio, a distanza, sposerei vestita di fiori. Resterà in un cassetto, Weeds. E con la serie, anche Mary-Louise al riparo dalle masse rapaci. L’avrenno fatto per non farla comprare a Mediaset o Sky, concludemmo sentendoci molto ma molto al corrente.
Invece scopro da EmmeBi che questa notte, a mezzanotte e quaranta, Weeds andà in onda su Rai Due. Ditelo alle persone intelligenti a cui volete bene: se lo meritano. Sì, lo so, è molto tardi. Ma vale, vi assicuro, la fatica di svegliarsi presto la mattina dopo (detto fra noi, ho chiesto io ad Antonio Marano di metterla tardi perché il mercoledì vado a Kendo e ora che torno è mezzanotte passata).

ps - siccome poi lo vedete e vi resta in mente la sigla e non riuscite a levarvela dal cozzone, ecco un po’ di dati

Titolo: Little Boxes
Autore: Malvina Reynolds, 1900-1978, cantautrice e attivista politica
Testo: Little boxes on the hillside, Little boxes made of tickytacky
Little boxes on the hillside, little boxes all the same
There’s a green one and a pink one and a blue one and a yellow one
And they’re all made out of ticky tacky and they all look just the same.

And the people in the houses all went to the university
Where they were put in boxes and they came out all the same,
And there’s doctors and there’s lawyers, and business executives
And they’re all made out of ticky tacky and they all look just the same.

scritto da Andrea&Serena
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lunedì, ottobre 16, 2006,18:26
Sponsor invisibili.
Leggo che l'uccisione del "Tibetano" che stava attraversando il confine con Nepal e` diventata Notizia. Mi domandavo quanti maledetti accidenti di questo genere sono capitati ieri in un po' tutte le frontiere del mondo, per terra e per mare. Prova Tu, caro Andrea, a recarti...chesso'...negli USA da italiano pometino de Roma. Se non hai il Tuo bel pass per passa`...E se provi a saltare l'ostacolo e a scappartene Via...Se trovi il doganiere che rispetta gli ordini...Ti dice StopStopStop e poi fa pum. Se e` bravo ti ferisce senza farti male, poi ti Recoverano a Guantanamo e dintorni. Chiediamo ai mexicani, abitue` del tiro a segno... se trattasi di pum o di pam pam. Se, invece, il doganiere trasgredisce...e si fa' UOMO...allora passi e sei LIbero. Poi sono zacchi per il doganiere.eanche per l'UOMO. Il mio Amico Dalai, pur se un furbone di tre cotte, non e` Tipo da alimentare Notiziole per farsi Pubblcita`. Lo Sponsor invisibile si`. E mi sa che, Cina-Tibet-USA....Lo sponsor invisibile e` l'istess...



Quando Buddhista fa rima con razzista - A.Gilioli

fonte: espresso online

Centomila profughi cacciati dal Bhutan perché induisti e di sangue "non puro". E rinchiusi in una città lager. Reportage su un caso di pulizia etnica quasi sconosciuto in Occidente

Il campo profughi di Beldangi è una distesa di fango e di filo spinato dove vivono, se questo è vivere, quasi 20 mila persone. Uomini, vecchi, donne e bambini, in sei o sette per stanza, accatastati l'uno sull'altro nelle baracche di paglia e bambù senza luce né acqua. Quando è tempo di monsone si combatte per un cellophane o una tela cerata, ma la melma sale comunque a inghiottire ogni casa e ogni cosa, compresi i piedi fino al polpaccio.

Gli abitanti di Beldangi sono bhutanesi etnicamente non puri per questo cacciati, 15-20 anni fa, dal piccolo regno himalayano. Sono da allora prigionieri di un sogno, quello di tornare nel proprio paese, e di un incubo, quello che vedono ogni mattina quando aprono gli occhi e per loro inizia un altro giorno uguale agli altri di caldo insopportabile, di assurda detenzione, di attesa senza speranza.

Come Beldangi, altri sei campi profughi punteggiano la pianura aquitrinosa del Nepal orientale. Messi insieme, fanno una città di oltre 100 mila abitanti, tutti scappati o deportati tra la fine degli anni '80 e i primi '90, quando in Bhutan ha preso il via una gigantesca e misconosciuta operazione di pulizia etnica voluta dal regime di Thimphu per preservare la purezza delle proprie tradizioni buddhiste e del proprio sangue tibetano. A pagare è stata la minoranza di origine nepalese e di credo induista, figli e nipoti di quei contadini emigrati decenni prima - alcuni già nell'800 - in cerca di terre fertili da coltivare.

I Lotshampas, come vengono chiamati, hanno vissuto per generazioni nelle piane meridionali del Bhutan senza instaurare rapporti con la gente delle montagne, i Drukpas, padroni del paese, a cui le paludi non interessavano proprio. Le due comunità hanno continuato a ignorarsi felicemente fino a quando una ventina d'anni fa il governo di Thimpu si è accorto che i "nepalesi" a fondo valle erano aumentati un po' troppo, vuoi per riproduzione vuoi per nuova immigrazione, fino a costituire un terzo della popolazione totale. Spaventati dal rischio di una contaminazione, i bhutanesi del nord si sono inventati un paio di leggi capestro imponendo ai Lotshampas di abbandonare i loro usi, la loro lingua e la loro religione. Ne sono seguite infinite discriminazioni, minacce, violenze, scontri di piazza. Fino alle deportazioni forzate e alla nascita, appena al di là del confine nepalese, di questa città di capanne dispersa tra i banani del Terai.

Per arrivare a Beldangi, il campo più grande, si parte da Damak, cittadina di confine semi-assediata dalla guerriglia maoista. Un paio di posti di blocco dell'esercito, poi tra le risaie appaiono i rotoli di filo spinato: più che a impedire l'accesso, servono per togliere ai rifugiati la voglia di scappare e tentare il ritorno nel loro paese. Poche settimane fa, ad esempio, ci hanno provato in più di 300: intere famiglie, anche con bimbi piccoli, che all'imbrunire hanno trovato un varco nel recinto e hanno iniziato un'improbabile fuga a piedi verso la patria perduta. Li hanno ripresi poche ore dopo, al confine, e riportati nel loro inferno con i camion della Nepali Royal Army. A mezzanotte erano tutti di nuovo dentro il filo spinato. «Sapevamo di non avere chance», racconta Atti Maya Rai, 34 anni: «Ma qualcosa dovevamo tentare. E poi in galera non ci possono mettere: ci siamo già».

Ogni campo ha un segretario, una specie di leader locale che tratta con le autorità nepalesi, con l'Onu, con la Caritas, con la Croce rossa e con chiunque capiti da queste parti. Il capo di Beldangi si chiama Chhabilal Thapa, ha 42 anni ed è qui dal '90, dopo essere stato cacciato dal distretto di Jonkar, dove faceva il veterinario. «Mi avevano messo nell'elenco degli "antinazionali", una lista di proscrizione con i nomi di chi aveva partecipato ai cortei contro le discriminazioni razziali», racconta: «L'etichetta di antinazionale voleva dire perdere il lavoro, subire continue angherie dai soldati, rischiare ogni notte di essere portato via con la forza. Sono scappato a piedi, come tutti, lasciando tutto lassù». Adesso Chhabilal si occupa di mandare avanti la sua città di fango stando attaccato al telefono perché manca sempre qualcosa, una ragazza deve partorire, un vecchio è fuggito di notte, è scoppiata una rissa durante la distribuzione dei generi di sopravvivenza...

L'acqua viene fornita ogni mattina dalle 5 alle 7: non nelle capanne, ovviamente, ma alle pompe manuali distribuite in diversi punti del campo. La coda è lunga fin dalle tre, quando è ancora tutto buio e si sente solo l'abbaiare dei cani lontano. Il cibo arriva una volta la settimana, gentile omaggio delle Nazioni Unite: per ogni abitante ci sono 240 grammi di riso al giorno, 300 grammi di patate a settimana e altrettanti di verdura, 800 grammi di farina ogni 15 giorni. Una volta al mese arriva anche una saponetta a testa. Fine. Niente carne, niente latte, nemmeno per i neonati. Le latrine comuni sono piccoli loculi disposti in fila con un buco scavato per terra. L'assenza di acqua corrente e di rete fognaria non sembra turbare più di tanto il popolo di Beldangi, preoccupato invece perché «l'Onu manda sempre meno cherosene» e qui con il cherosene si cucina il riso e si illuminano le capanne di notte, visto che i fili dell'elettricità si fermano a Damak, cinque chilometri più in là. Quando il prezzo del carburante in Nepal è triplicato per la crisi economica, i donatori esteri hanno spedito qualche centinaio di specchi ustori, grossi ombrelli d'acciaio che dovrebbero cuocere il cibo, ma ovviamente funzionano solo quando non ci sono nuvole, molti sono già rovesciati e abbandonati a pochi metri dal filo spinato.

Quello che rende ancora meno sopportabile l'esistenza a Beldangi è l'ingorgo di corpi umani, di cose e di fango a cui tutti sono costretti, in un'assenza di spazio che è tortura quotidiana specie nei vicoli, ridotti nei giorni di pioggia a rigagnoli affollati e puzzolenti. «E pensare che in Bhutan io avevo dieci acri di terra tutta mia», sussurra Dil Bahadur Karki, vecchio contadino magrissimo e vestito di stracci che esibisce orgoglioso un liso passaporto del paese che non lo vuole più. «Quando hanno imposto le leggi razziali», racconta, «i soldati hanno preso a venire nella mia fattoria a razziare, insultare e minacciare. Io non reagivo e lasciavo perdere. Ma una notte, nel '91, sono venuti in tanti e hanno violentato mia figlia. Allora siamo scappati». Dil prende il fiato, accenna un sorriso: «Prima o poi tornerò. Il Bhutan è la mia terra».

La questione dei campi e dei beni sequestrati è ancor oggi il primo motivo di rabbia tra gli anziani di Beldangi, nonché uno degli ostacoli più insormontabili nelle infinite trattative tra il governo del Bhutan, quello del Nepal e l'Onu per tentare di far rientrare almeno una minima parte dei rifugiati. Una commissione bilaterale ogni tanto arriva qui e tenta di fare un censimento per verificare il grado di "autenticità bhutanese" dei profughi, con risultati spesso paradossali. Secondo il governo di Thimphu, solo il 5 per cento degli oltre 100 mila rifugiati dell'area avrebbe dei requisiti di nazionalità validi, cioè la prova provata di aver vissuto in Bhutan da prima del 1958. Tutti gli altri (contadini analfabeti che non hanno mai avuto in tasca un documento) sarebbero immigrati successivi se non addirittura impostori, cioè nepalesi poveri che si sono introdotti nei campi per godere degli aiuti in cibo dell'Onu.

Una spiegazione surreale che pure viene offerta con naturalezza, insieme alla grossolana bugia diffusa dalla Bbs - la tv di Stato del Bhutan - secondo cui all'interno dei campi i profughi riceverebbero dall'Onu tre dollari al giorno a testa, cioè uno stipendio superiore a quello di molta gente in Nepal. In realtà i profughi non vedono un centesimo e l'unico modo con cui possono migliorare le proprie condizioni di vita è inventarsi un mestiere da svolgere nella loro semi-prigionia, visto che uscire è vietato. Così c'è chi fila la lana per tessere cappelli, chi lavora una modestissima pasta d'argento per creare rozzi ornamenti, chi approfitta di una capanna caduta per coltivare insalata nel fazzoletto di terra libero. Il cappellaio, Narpati Phayel, 49 anni che sembrano 70, in Bhutan faceva l'impiegato dello Stato, posizione di discreto prestigio. Lui non avrebbe avuto problemi a uniformarsi alla Legge sulla Correttezza Culturale, quella che imponeva l'abito tradizionale dei Drukpa a tutti i funzionari pubblici, ma un giorno l'hanno licenziato lo stesso. Senza lavoro, minacciato e insultato per strada, è arrivato qui a piedi e in autobus con tutta la famiglia: in media finisce un cappello in due giorni, lo vende a 65 rupie nepalesi, a conti fatti guadagna mezzo dollaro al giorno.

Al di là della povertà, spiegano i giovani di Beldangi, è la frustrazione ad avvelenare gli animi di chi vorrebbe soltanto un'esistenza normale. Con questa utopia nel cuore, all'interno del campo hanno costruito una specie di ospedale, un paio di templi per pregare, perfino una scuola dove tutti, dai maestri ai custodi, sono rifugiati Lotshampas. Gli alunni sono venuti al mondo qui dentro e del mondo non hanno mai visto altro che queste capanne. I quaderni li fornisce la Caritas e i corsi sono parificati a quelli di chi sta fuori, in Nepal. Ma il problema è che anche quando si arriva a un titolo di studio e si parla un inglese decente, per i rifugiati è impossibile avere il permesso di lavoro - né in Nepal, né in India né tanto meno in Bhutan - perché non si ha alcun passaporto valido. Si resterà tutta la vita senza patria e abusivi.

Anche per questo i ragazzi dei campi vengono sedotti in numero crescente dalle sirene della guerriglia maoista: i seguaci del "compagno Prachanda", che combattono da dieci anni sulle montagne a pochi passi da qui per rovesciare il re del Nepal, non chiedono documenti a nessuno e sanno incanalare benissimo la rabbia di questi emarginati totali nei loro miti rivoluzionari. Gli ex profughi finiti col fazzoletto rosso a combattere sono già centinaia. Altri ragazzi fuggono di notte per darsi a una vita randagia e illegale al confine tra India e Nepal: contrabbando, prostituzione, traffico di armi e di droga, insomma sempre meglio che prigionieri senza colpa a Beldangi.

Il Nepal, che ospita i rifugiati ma vorrebbe tanto vederli tornare a casa, è ovviamente assai teso per questa crescente illegalità. Qualcuno nel paese pensa a una politica di riassorbimento graduale dei profughi nella società civile, ma sono gli stessi rifugiati a continuare a rivendicare la propria identità e a non rinunciare all'idea di tornare un giorno in Bhutan. Probabilmente ignorano che nella loro patria d'origine in questi ultimi 15 anni la cultura della supremazia Drukpa ha fatto passi da gigante. Nei pomposi discorsi sul progresso e sulla democrazia che ogni tanto pronuncia il re Jigme Singye Wangchuck non c'è nemmeno un accenno a questi ex compatrioti ripudiati, e nuove norme scoraggiano i bhutanesi doc a mescolarsi con gli altri popoli dell'area. Ben agghindati nelle loro linde vesti tradizionali, orgogliosi della propria purezza etnica, entusiasti della loro ritrovata specificità buddhista, i notabili di Thimphu e dintorni non hanno la minima intenzione di far tornare mai più i profughi a casa.
scritto da Andrea&Serena
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domenica, ottobre 15, 2006,18:33
L'informazione.

M'han detto che stase il buon Rossella ha mandato in onda un servizino su questi omicidi sul TG5...che strano effetto m'ha fatto...ogni tanto...qualcuno parla...
"Questi omicidi", sono gli omicidi compiuti dai cinesi: alcuni tibetani fuggivano verso il Nepal, i cecchini gli hanno bloccati per sempre sul posto. Ne potete leggere qui, è un post di poche righe, pubblicato sulle pagine di Square pochi giorni fa grazie a Rongpuk, l'11 Ottobre scorso. Rossella, direttore del Tg5, o chi per lui, ha mandato in onda un servizio ieri sera, 14 Ottobre. E la notizia è vecchia, inizio Ottobre.
E' un livello di piena sufficienza quello dell'informazione italiana? E' una notizia che non vale abbastanza? Non riesco a rispondre. Noi piccolo blog, abbiamo rilanciato la notizia con tre giorni d'anticipo sul Tg5. Portali in giro per il web hanno reso nota la notizia quasi in diretta. Non so spiegarmi certi ritardi. Forse il video è arrivato solo il 14 Ottobre, e tibetani morti non filmati non diventano notizia.

Nei giorni scorsi ho goduto di uno scambio e-epistolare con Pino Scaccia. Mi chiedevo cosa ne pensasse lui, che i telegiornali li conosce dall'interno, della situazione. Pubblico solo una frase.

Non ho detto che sia giusto ma è una questione tecnica. L'impaginazione deve rispettare tutte le informazioni (c'è chi ci accusa per esempio di fare telegiornali funerali).
Vedete, credo che il discorso in fin dei conti va allargato. Non è certo nella mezz'ora dei Tg che si esaurisce l'informazione. Altri spazi esistono, e se non esistono vanno creati.
P.S. In Tibet si crepa, e sul numero 6 di Drop Outs Cafè pubblicheremo un lungo speciale. In Tibet si crepa, e forse bisognerebbe parlarne di più. Mica tutti i giorni, per carità. Ma almeno in occasione delle visite del Dalai Lama ne si potrebbe parlare? O no? Forse no. Si vabè, casomai giusto due secondini. In piena sintonia con quel ebete di Prodi che, succube al veto cinese, si rifiuta di incontrarlo. Ce ne rendiamo conto o no che siamo governati da un mucchietto di coglioni?
scritto da Andrea&Serena
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sabato, ottobre 14, 2006,19:39
"Noi difendiamo i burini!"

"Noi difendiamo i burini", Marco Taradash, Hotel Nazionale, 14 Ottobre 2006, incontro pubblico con i Riformisiti Liberali.

E' probabilmente tale dotta citazione (Voltaire lo diceva in un suo libro non troppo conosciuto*) l'emblema di questa mattinata all'Hotel Nazionaele di piazza montecitorio. E' Marco Taradash, in un applauditissimo intervento, a pronunciarla: perchè in Italia c'è persino bisogno di difendere i burini dalle mani untuose di un governo di sinistra che riesce nella difficile impresa di creare una nuova tassa, la tassa sui SUV, la tassa sul cattivo gusto. Perchè questo è.

Il punto di partenza è questo, un manifesto in cerca di firmatari per dare un'anima libertaria al centrodestra: a prescindere dalla fede politica, una nascita che sarebbe utile a tutti gli italiani, aggiungo io.

Perché.
Perchè c'è bisogno di qualcuno che difenda la libertà.
La destra è invasa da bifolchi e da cattolici. Senza contare che spesso è possibile imbattersi in bifolchi cattolici o in cattolici bifolchi. Una destra che in qualche settore si dice antistatalista, mentre in realtà è fortemente statalista tanto eticamente quanto politicamente ed economicamente. Bifolchi, cattolici ed ipocriti.
La sinistra -dio me ne scampi- è landa grigia di politici apparentemente incopetenti, ove la difesa delle libertà assomiglia tanto, troppo ad una pisciata di cane: spruzzata un po' qui ed un po' lì, che vien da chiederti: "ma come se la gode 'sta pisciata?". E infatti la libertà non se la godono affatto: belle sciacquate di bocca: pacs, cellule staminali..ma i 100 giorni son passati e provvedimenti non se ne vedono. Solo i decreti Bersani hanno fatto un po' sperare.
E chi difende le libertà degli omosessuali? Chi spinge per la ricerca scientifica sugli embrioni soprannumerari? E chi ci pensa alla regolamentazione dell'eutanasia, al testamento biologico, ad una politica alternativa sulla droga?
Nessuno. Per questo, fallito miseramente il tentativo della Rosa nel Pugno, serve aria nuova.

Aria nuova per il centrodestra, sperando poi che il centrosinistra segua a ruota. E' tutta la politica che deve rinnovarsi, svincolarsi dal sub-appalto etico concesso al Vaticano. Regalare ai cittadini le riforme che i cittadini vogliono. E dunque: lunga vita ai Riformatori Liberali.

Considerazioni finali, varie ed eventuali.

a- Ed io, da che parte sto? Ma possibile che sarò costretto tutta la vita a trattenere il mio voto al calduccio? O finirò per essere la patetica anima socialista dei riformatori liberali? Voglio dire: non potendo per nessun motivo al mondo fidarmi di sinistri individui che:
- insorgono sul conflitto di interessei e poi covano in seno un conflitto di interessi grosso come una casa;
- sfilano con me contro la guerra in Iraq, salvo rimangiarsi tutto e votare pochi giorni fa affermando "si, sono state tutte ottime guerre";
- aumentano le tasse senza alcun economico criterio (per lo meno slalomando attorno ai miei criteri. Che a ben vedere non è una colpa reale);
- e tanto altro;

E non potendo fidarmi di destrorsi individui che:
- sono per la maggior parte ex-fascisti capaci di allearsi per due voti con i neo-fascisti;
- sputano sulla trasparenza per arrivare al governo e non esigono dal Cavaliere risposte doverose alle 20 domande dell'Economist;
- e tanto altro ma, soprattutto, non sarebbero mai d'accordo con me sulle guerre.

Dicevo: fatte queste premesse, del mio voto che ne sarà? Non ci dormirete 'sta notte, vero?

b- oratori come Taradash credo ce ne siano pochi. O sbaglio? Il Berlusca è obiettivamente uomo dotato di carisma ed ottima presenza scenica. Attorno a lui il vuoto. Il voto alle capacità di Prodi non è pervenuta visto che si ostina a mandare uno stuntuman appena uscito da un sonno decennale. Fassino mette tristezza. Fini un po' gessato. Casini nella media. Ma Taradash...ah, però.

c- Mette solo a me un po' di tristezza il fatto che i Riformatori Liberali siano costretti a fare una riunione in un sottoscala (si, ok, con le firme di Cecchi Paone, la presenza di Luca Barbareschi e Giordano Bruno Guerri) mentre potrebbero benissimo gareggiare per la presidenza del consiglio se avessero i soldi di Silvio? So che qui esibisco tutta la mia anima socialista, ma andrebbero garantite a tutti le stesse possibilità. Così le capacità dell'individuo vengono umiliate: in questo sistema politico non ci sono stesse opportunità per tutti. E questo, invece, è poco libertario.

d- L'oscar del giorno va ad un tale, probabilmente dei riformatori liberali che attira l'attenzione di un collega situato all'altro capo della stanza, vicino al palco e, durante l'intervento di Gustavo Selva fa chiari gesti e chiaro labiale: Bla, bla, bla...
Si perchè durante la conferenza sono arrivati messaggi di solidarietà da parte di esponenti di AN. Ed è addirittura intervenuto l'onorevole Selva. Ed effettivamente: bla, bla, bla.

* Merita un post, credo. In vita mia tutti noi l'avremo citato mille volte. Ma poverino, lui non c'entra niente, almeno stando a quanto dice Wikipedia.

UPDATE
e- Una cosa che per niente mi è piaciuta è stato il passaggio dell'intervento di Ernesto Caccavale sulla superiorità della cultura occidentale. Credo ci sia differenza tra difendere la nostra cultura ed i nostri valori, ed affermare che una cultura è superiore ad un altra. Così si innesca una pericola guerra culturale, checchè ne dica lui.

Potete scaricare l'intera conferenza qui (audio o video).
scritto da Andrea&Serena
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,19:38
Tana per Jinzo?
Descrizione del colpevole: 1,88 cm, pantaloni beige, polo nera, giacca nera. Accompagnato da ragazza, 1,63 cm circa, vestigia scure.
E' stato visto allontanarsi dall'Hotel nazionale (luogo della conferenza dei Riformatori Liberali) alle ore 13.06, assieme a sopra citata ragazza e uomo oltre i 47 anni, diretto verso una libreria, in cerca di "difendere l'indifendibile", di Walter Block.
Se dovesse tutto questo corrispondere al vero: cari Giuseppe D'avanzo e Carlo Bonini, fateci largo, stiamo arrivando!!!! C'è posto a Repubblica anche per noi?
scritto da Andrea&Serena
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,19:37
Non l'ha detto Voltaire!
Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.

Chi l'ha detto? Voltaire! No!

I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it.

Queste parole vengono solitamente attribuite a Voltaire, ma sono state usate per la prima volta da Evelyn Beatrice Hall, scrittrice conosciuta sotto lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre, in The Friends of Voltaire (Gli amici di Voltaire), biografia del filosofo del 1906. (fonte: wiki)
scritto da Andrea&Serena
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venerdì, ottobre 13, 2006,15:01
"M'ha rubato l'acqua calda per la doccia"
Al Planet Bhaktapur Hotel soggiornano, nuovamente ( 1 e 2) i maoisti nepalesi. Il Racconto è del lìder maximo dell'hotel.


Il Supremo stamattina m’ha rubato l’acqua calda per la doccia. E` la terza volta che capita. I pannelli solari sono 12, le stanze pure. . .Gli ospiti una cinquantina. . .E il Supremo si fa ‘na Relassante Superdoccia all’alba nella mitica e spaziosissima 205. . .La Relux room a SouthWest di Planet Bhaktapur Nepal Hotel&Consigli. . .di Francesco&Yam&Uttam, come Recita la locandina dello sponsor.

Mercoledi` e stato qui tanto di Home Minister, servzio d’ordine garantito dai compagni del Pra e di Babu`. Malearmati fino ai denti. . .e Che denti bianchi CHE hanno. . . Magie della jungla e del guerrigliar fra colline verdi verdi, a passeggiar fra teschietti ormai rotti, giu` alla Renfusa fra le minelle a grappoli.

E Mercoledi` e stato qui tanto di Khrisna Prasad Sitaula.

Tende gialle tirate, ginger tea coi biscottini offerti da Nonna Papera in persona. . .Per un colloquio da manuale.

Baburam Bhattarai (La mente maoina), Prachanda (Il Supremo maoino) e l’Home Minister al di qua delle tende gialle.

Ciacolando di chissaquantecosenondette occhieggiavano la piccola minibiblioteca del Planet. . .Sara` stato per assonanza, si sono soffermati sul Libretto Rosso. . .quello di Travaglio. . .Regime.

Se lo passavano fra loro accompagnandolo a un librone di fotografie, tutte di poveri fra I piu` poveri del mondo. . .Tantissime scattate in Nepal.

Quando l’Home Minister se n’e` andato sorridendo e la Prachanda’s room accendeva allegra anche la musica in Relassante attesa del montone grigliato con le patate al forno, non ho potuto fare a mento di complimentarmi con Mortimer, il nostro sensibile bilbiotecario.

Ieri, prima dei colloqui a Kathmandu fra tutti I Leaders dei 7 Partiti e i miei ospiti Revoluzionari, e` stato da noi in piccol segreto Mr. Kumar Nepal, segretario del Partito Comunista Regolare.

Io pensavo a 5 anni fa, sognando con Uttam, quando Uttam era ancora Vivo e stavamo scavando le fondamenta. . .Qui ci facciamo la sala Reunioni, con I Libri, Le Freccette, il Subbuteo e la Tv via cavo con RaiInternational perfino. . .

E Repensavo a 3 anni fa, quando Uttam era ancora Vivo ed eravamo in visita da un albergatore di Nagarkot, in montagna. Ci mostrava la sua Supersala per le conferenze, ci diceva che qualche anno prima erano stati li` I capi maoini per colloquiar di futuro col governo e col Re. . .Intanto, era il 96, si preparavano a guerrigliare.

Scendevamo piano in moto da Nagarkot, nel 2003.

“Ohi Uttam…Magari alla prossima vengono da noi, giuro che se vengono li chiudo dentro tutti fino a buon esito Raggiunto…”…”Hehehe, dobbiam allargare la Sala…e mettiamo il tiro a segno in luogo delle freccette…”

Poi la Vita fa il Suo. A volte, 4/4/05, si toglie di mezzo in moto...

Poi Ti si Representa con un altro Vestito. E ne Respiri l’anima.

Due Arcobaleni Lunedi`, dopo il SuperTemporale.

E la Telefonata dal portavoce del Pra. Se ci prendete torniamo volentieri da Voi.. . Stavolta staremo una decina di giorni, forse di piu`. . .Se non avete problemi.

Allora approfitti degli istanti che ti sono concessi da quel Leader li`, CHE chiamano Supremo da ‘ste parti. E non gli chiedi niente.

Ridi e gli dici che non sarebbe cattiva idea cambiar nome. . .Se mi chiami il Tuo Partito Partito Democratico Del Popolo, io Rebattezzo “MaoMao” questo stupido hotel. . .

Lui ride e mi fa…”Voi in Italia avete il maggior numero di Partiti comunisti del mondo in uno stato solo…”

Risata. Stop. Serio. “Ma non sono comunisti”.

Mavala`….

E quasi ti commuovi, perche` te li vedi, molti troppo giovani, un anno fa nella jungla a combattere (“Una sola cosa e` sicura, Noi….Adesso che siam qui. . .Fuor di Valle di Ktm non ce ne andremo MAI”). . .Le Revedi all’inferno e ora alle 20:45 son tutti qui (ben Nutriti) sul terrazzone girevole e a piedi nudi nel parchetto con tanto di minitransistor all’orecchio e non c’e` mica Ciotti o Scusameri alle 20:45 nepaline…

C’e` BBC nepali, che fa tanto RadioLondra…Sniff. . .

Sai che ne hanno combinate e subite di ogni, su alcuni le leggi tutte in faccia e sugli sfregi.

E son li` che si lavano I piatti, aiutano in cucina, non devastano le stanze anche se sono in sovrannumero. . .Comprano anche per noi tutto il cibo e le bevande (acqua, tea, caffe`, soft drinks). . .Pagano luce, gas e tutte le camere occupate (11…la mia, per piccina ch’essa sia, mica gliela do` via…).

Pare che siamo un’eccezione. Sara` perche` al primo contatto con la guerrigliera portavoce, io e Lei non abbiamo fatto altro che ridere….

‘La lunga marcia, in tutto il mondo”….E io a ridere...E Lei stupita

.”Marx. Lenin. Mao Tse Tung”…

”D’Alema, Vetroni, Bertinotti…”

“Chi sono ?”

“Comunisti d’oggi hehehe…”

‘Sei mai stata a Shangai, maoina ?”

E via discutendo…Lei che ride e` bellissima.

Ora Daksin e` molto malata, da un mese in ospedale. Forse tifo, forse di piu`.

Due bimbi a casa, I genitori della Bhaktapur bene che l’hanno Repudiata quando lascio` casa per la montagna. . .Un marito guerrigliero (a riposo).

Lei che ride e` bellissima.

I colloqui for le mura di Planet sono Reprogrammati per domenica. Si Respira aria nuova e I maoini qui sembrano contenti. Il Supremo tace, continua a fottermi l’acqua calda, mangia come uno che e` stato latitante per tanto tanto tempo….e sotto I baffi, mi sorride a ogni fuggevole incontro.

Recambiatissimo.

scritto da Andrea&Serena
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,07:44
"Un atto di banditismo"
Egregio Professor Zeno Zencovich,
la disturbo per un parere, sulle ultime dichiarazioni dell'On. Berlsuconi Silvio riguardo la nuova riforma dell'assetto televisivo.

Berlusconi furioso. Durissimo il commento pronunciato da Silvio Berlusconi qualche minuto prima della deliberazione del governo. "Non ci credo - ha detto l'ex premier parlando a Campobasso per la campagna elettorale regionale - sarebbe un atto di banditismo e non sarebbe più una democrazia quel Paese in cui una parte politica andasse al governo e intendesse colpire l'avversario attraverso le sue aziende e le sue proprietà private. Non ci credo".
Non ho titolo per interloquire sulle dichiarazioni di un leader politico. Peraltro non dispongo del testo delle divisate modifiche che l'attuale governo intenderebbe apportare alla disciplina radiotelevisiva vigente. Peraltro, avendo io lavorato abbastanza durante la scorsa legsilatura a
quella riforma non so se sono la persona più indicata per esprimere giudizi sul punto. Quel che ho letto mi dà l'impressione di una incredibile arretratezza culturale e incomprensione degli straordinari sviluppi che la convergenza e la multimedialità stanno portanto.
Mi fermo qui e le allego, nell'ipotesi in cui lei avesse interesse ad approfondire il tema un mio articolo uscito ora nel commentario al testo unico della radiotelevisione (La televisione digitale, a cura di A. Frignani - E.Poddighe - V. Zeno-Zencovich, Giuffrè editore - 2006).
scritto da Andrea&Serena
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giovedì, ottobre 12, 2006,23:29
Riforma Gentiloni.
Possiamo discutere sui principi che hanno portato la corte costituzionale ad emanare le sentenze che ha emanato, ma di certo non possiamo discutere che, se delle sentenze ci sono, tali sentenze vanno rispettate.
E' un dato di fatto, correggetemi se sbaglio, che tre reti televisive non possono essere detenute da uno stesso proprietario (la situazione è poi aggravata dall'intreccio politico che lega forse troppo l'impresa pubblica e mediaset). E dunque: che senso ha accusare il governo attuale che non sta facendo altro che attuare quanto disposto dalla corte? Che senso ha accusare il governo per le ripercussioni che avrà tale riforma sui lavoratori quando mediaset ha avuto a disposizione anni per adeguarsi?
E, per ultimo: vi pare giusto che dobbiamo stare ancora qui a discutere di 'sta cosa quando ormai col digitale terrestre è praticamente risolta?
Spiego per quanti non abbiano ben capito.
Sfruttando l'etere, risorsa pubblica (stando alla legge) e limitata (stando agli imperscrutabili disegni divini), l'Italia puo' permettersi 11 canali. Il cavo ed il satellite, invece, hanno permesso la moltiplicazione delle frequenza disponibili. Non fosse che l'Italia riesce a rimanere indietro su tutto, persino quando in gioco ci sono una decina di reality inediti e programmi televisivi mai visti, e l'etere resta il sistema più utilizzato. L'avvento del digitale terrestre e l'impegno del precedente governo (per qualsivoglia motivo) a diffonderlo, hanno reso il problema degli 11 canali disponibili tendente all'obsoleto. La corte costituzionale ha però ritenuto che, essendo ancora l'etere percentualmente il più sfruttato, non poteva continuare il far west delle frequenze.
Ma qual è il problema? Tutto qui: possono 11 canali essere lasciati in pasto al mercato? Puo', ad esempio, un unico imprenditore essere in possesso di tre reti televisive? Come in tutti i casi non c'è una verità. Io credo vadano messi dei paletti, come in tutti i servizi fondamentali che lo stato deve garantire ai cittadini. Per questa mia affermazione, probabilmente, sarò arrestato sabato mattina all'ingresso dell'Hotel Nazionale.
Se accettiamo che l'informazione -perché poi è questo il nodo centrale- come diritto costituzionale, e volendo garantire un informazione il più possibile plurale, allora dobbiamo permettere ad una molteplicità di editori di avere accesso al mezzo televisivo. E questo tenta di garantire la riforma Gentiloni (dovrebbe almeno, quando ne saprò di più magari cambierò idea).
Ma ammetto che la materia è amplissima, parte dal decreto Berlusconi, passa per Maccanico, Mammì, Gasparri e non ricordo chi altri. C'è "ciccia" a sufficienza per ricredersi. Ma dovrebbe essere cosa vecchia ormai. Basterebbe comprare un decoder.
Ma c'ho talmente sonno che secondo me in questo momento potrebbe comprarsi tutto chiunque. Notte.
UPDATE - Poi questa è tutta da leggere. La storia di una televisione che c'è, esiste: D'Alema indice una gara pubblica per togliere rete4 a Berlusconi (trasferendo la rete sul satellite). La gara è vinta da Francesco Di Stefano. Mediaset non ha mai liberato le frequenze. E mai nessuno gliele ha fatte liberare.
scritto da Andrea&Serena
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mercoledì, ottobre 11, 2006,23:33
Via Politkovskaya
Spesso non ci troviamo d'accordo nelle analisi politiche, ma questa volta Mario Staderini, unico radicale eletto alle scorse elezioni ammnistrative (Roma, I Municipio) ha avuto un'idea geniale, da rilanciare e rilanciare: «Chiedo al Sindaco Veltroni e agli altri sindaci italiani un piccolo gesto, che non è soltanto simbolico. Per Roma propongo che si muti il nome di Via Gaeta, ove ha sede l'Ambasciata della Federazione Russa, in Via Politkovskaya. Sono certo che il primo ad apprezzare questo atto semplice sarà proprio il popolo russo, alla cui integrità l'opera di Anna era anche rivolta».

Immaginate i documenti su carta intestata dell'Ambasciata russa: sede in Roma Via Politkovskaya.

L'idea ha anche il pregio di poter essere ripetuta. Per l'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese Via Tienanmen invece di Via Bruxelles. Per l'Ambasciata iraniana Via dei Martiri della Shoah invece di Via della Camilluccia. E così via.
Fonte
scritto da Andrea&Serena
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,19:16
Sparatoria sul Nangpa La: uccisi profughi tibetani
In Tibet si spara ancora sui civili.
Ho letto le news su questo link e meglio ancora su SaveTibet (qui e qui).

Alcuni alpinisti dal campo base del Cho Oyu hanno visto col binocolo i miliziani cinesi sparare contro alcuni tibetani in fuga verso il Nepal. Almeno due di loro sono stati uccisi e i loro cadaveri sono stati gettati in un crepaccio.
Ovviamente la notizia non è circolata molto in giro, la Cina è uno dei paesi al primo posto nel mondo per la violazione dei diritti umani ma è più nota per essere una delle due più grosse potenze economiche mondiali in ascesa.
Nella foto il Cho Oyu come l'ho visto dalla valle di Tingri
,19:13
5 domande 5 a...Andrea Scanzi.
Prologo
Ohi Andrea, sono sempre io: Andrea, e ti scrivo giusto per sganasciarti i maroni. Richiedo ufficialmente 5 risposte. Ciò significa che ti invierò (qualche riga più in là) 5 domande. Ti rubo grosso modo 5 minuti. Non è proprio un'intervista. Anzi non so proprio cos'è, visto che le domande non le so. Ma le ho in mente.

Primo capitolo
Quali sarebbero la prima, seconda e terza decisione che prenderesti se fossi direttore di un quotidiano-rivista etc?
Non dedicare pagine al calcio; dedicarne almeno tre al tennis; assumere subito Berselli, Gramellini, Grillo, Luporini, Luttazzi, Ricolfi, mio padre e qualcuno dei molti amici che sanno scrivere: Alessio Biancucci, Luca Di Giuseppe, Alice Misceo, Lazzaro Pappagallo (quest'ultimo a dire il vero fa effettivamente il giornalista, ma lavorando in Rai ha i suoi problemi).
Ovviamente chiuderei dopo un mese.

Secondo capitolo
Il tuo programma in Tv come sarebbe?
Non sarebbe.

Terzo capitolo
Dovessi morire tra 25 minuti, quale canzone ascolteresti?
Wow, bella domanda, grazie. Se sapessi di dover morire, Live In Koln Part I di Keith Jarrett. Se non lo sapessi, Baby I'm Gonna Leave You dei Led Zeppelin.

Quarto capitolo
Qual è stata l'idea più geniale della tua vita (comprese quelle che nessuno ha mai ascoltato per impossibilità o idiozia)?
L'aspetto ancora, l'aspetterò sempre.

Quinto capitolo
Se non esistesse tua moglie, a chi batteresti i pezzi?
Detto che mia moglie non mi ha mai chiesto di batterle un pezzo, mi sarebbe piaciuto battere il testo autografo di Quando è moda è moda.

Sesto capitolo
Cosa pensi di Caressa?
Difficile immaginare un telecronista peggiore. E comunque... chi è Caressa?

Epilogo
Bè, si, sono sei domande. Ma perchè l'ultima -solo dopo aver inviato le prime cinque me ne sono accorto- era la domanda che mi ha fatto venire in mente la possibilità di questa mini intervista. E l'avevo scordata. Quindi per non tagliare le altre...
La mia preferita è la quinta. Potrebbe essere una battuta o un divertentissimo fraintendimento: qui a Roma battere i pezzi significa fare il filo, corteggiare. Essedomi scordato che la lingua che tenta di unirci tutti è l'italiano e non il romano, ed essendomi scordato soprattutto che Mr. Scanzi è di Arezzo, è venuto fuori questo magnifico fraintendimento: batterebbe il testo autografo di Quando è moda è moda.

Sono diverso, sono polemico e violento
non ho nessun rispetto per la democrazia
e parlo molto male di prostitute e detenuti
da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti
di quelli che mi diranno che sono qualunquista, non me ne frega niente
non sono più compagno, né femministaiolo militante
mi fanno schifo le vostre animazioni, le ricerche popolari e le altre cazzate
e, finalmente, non sopporto le vostre donne liberate
con cui voi discutete democraticamente
sono diverso perché quando è merda è merda
non ha importanza la specificazione...

Però mi piace, e molto, il terzo capitolo, che altro non era che una trappola per fargli nominare Live at Koln, Part I (la mia "canzone" preferita): lui me l'ha fatta conoscere, anche se non lo sa, ed a lui anche solo per questo sarò eternamente grato.

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scritto da Andrea&Serena
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,19:06
Mutamenti.
Qui da noi [libertà] è una parola sfruttata quasi quanto la parola amore che, te l'ho detto, è la più sfruttata di tutte. Incontrerai uomini che si fanno fare a pezzi per la libertà, subendo torture, magari accettando la morte. Ed io spero che sarai uno di essi.
Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato - 1975.
scritto da Andrea&Serena
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martedì, ottobre 10, 2006,16:52
Avvelenata da Putin

E' brutto accorgersi di galleggiare nella marea di colpevoli che ha invaso il mondo. E' brutto pensare che IO ero nel vortice che ha garantito il silenzio. E' brutto essere tra quelli che sapevano ma hanno taciuto. Non che potessi fare chissà cosa. Avrei giusto potuto pubblicare l'articolo qui sotto quando venni a conoscenza dei fatti, non ricordo più come. Forse una puntata di Report. Invece non lo cercai, non lo tradussi. E proferii solo silenzio. Anna è morta. Un splendida donna, e una splendida giornalista.
Cos'è il giornalismo? Fare luce sulla verità. O più precisamente sulla strada che porta alla verità. Strada infinita, va detto. Ma lei ci piantò dei bei lampioni. Noi chiudemmo gli occhi.

di Anna Politkovskaya (The Guardian, 9.09.2004)

L'orrore di Beslan è stato reso anche più terribile dall¹intimidazione dei servili media russi. È il mattino del 1 settembre. Difficile credere alle notizie che arrivano dall'Ossezia: una scuola è stata presa a Beslan. Nel giro di mezzora ho fatto i bagagli e mi spremo le meningi per trovare il modo d'arrivare nel Caucaso. Ho un altro pensiero: come trovare il leader dei separatisti ceceni Aslan Maskhadov, come farlo uscire dal suo nascondiglio, portarlo dai sequestratori in modo che ordini loro di liberare i bambini. Segue una lunga serata all'aeroporto Vnukovo. Folle di giornalisti stanno cercando di salire su un aereo che li porti a sud, è come se i voli fossero stati tutti posticipati. È ovvio che qualcuno vuole ritardare la nostra partenza. Uso il cellulare e parlo apertamente di quelle che sono le mie intenzioni: "cercare Maskhadov", "persuadere Maskhadov".

Da un bel po' evitiamo di parlare esplicitamente dei nostri propositi al telefono, aspettandoci che fosse sotto controllo. Ma questa era un emergenza. Arriva un uomo e si presenta come un addetto aeroportuale. "La metterò su un volo per Rostov.", dice. Sul minibus l'autista mi dice che sono stati servizi segreti (il FSB) a dirgli di mettermi su quel volo. Non appena mi imbarco i miei occhi incrociano quelli di tre passeggeri seduti in gruppo: occhi maliziosi che scrutano un nemico. Non vi presto attenzione. La maggior parte della gente del FSB mi guarda così. L'aereo decolla. Chiedo un tè. Ci sono molte ore di strada da Rostov a Beslan e la guerra mi ha insegnato che è meglio non mangiare.

Alle 21:50 bevo. Alle 22:00 mi rendo conto che chiamare l'hostess perché sto perdendo velocemente conoscenza. Poi solo ricordi frammentari: l'assistente di volo piange e grida: "Resista, stiamo atterrando!" "Bentornata," dice una donna piegandosi su di me all'ospedale locale di Rostov. L'infermiera racconta che quando mi hanno portata dentro ero "quasi senza speranza. Poi sussurra: "Mia cara, hanno cercato di avvelenarti." Tutti i test fatti sono stati distrutti - per ordini "dall'alto", dicono i dottori. Nel frattempo, l'orrore a Beslan continua. Il 2 settembre stava accadendo qualcosa di strano: nessun funzionario parla con I parenti degli ostaggi, nessuno dice loro qualcosa. I parenti assediano i giornalisti, li pregano di domandare alle autorità una spiegazione. I familiari degli ostaggi sono nel vuoto informativo. Ma perché?

Il mattino, sempre all'aeroporto di Vnukovo, Andrei Babitsky viene trattenuto con un dubbio pretesto. Risultato: ad un altro giornalista, senza peli sulla lingua e noto alla stampa estera per andare fino in fondo alle proprie indagini, viene impedito di arrivare a Beslan. Giunge voce che Ruslan Aushev, ex-presidente della Ingushetia, rifiutato dalle autorità come sostenitore di una trattativa per la crisi cecena, improvvisamente ha fatto ingresso per la negoziazione con i terroristi a Beslan. È entrato da solo perché la gente ai servizi segreti per 36 ore non è riuscita a mettersi d'accordo su chi dovesse andare per primo. I militanti hanno dato ad Aushev tre bambini e poi ne hanno rilasciati altri 26, con le madri. I mass media hanno cercato di nascondere l'azione coraggiosa di Aushev: nessuna negoziazione, nessuno è entrato. 3 settembre, le famiglie sono ancora all'oscuro.

Sono disperati; tutti ricordano l'esperienza dell'assedio al teatro Dubrovka, dove 129 persone sono morte, quando le forze speciali hanno rilasciato il gas nell'edificio, mettendo fine alla situazione di stallo. Tutti ricordano come il governo abbia mentito. La scuola è circondata da persone che imbracciano armi da caccia. Sono persone normali, padri, fratelli degli ostaggi che non sperano di ricevere aiuto dal governo e hanno deciso di salvare da soli i propri cari.Questa è rimasta una costante negli ultimi 5 anni della seconda guerra cecena: la gente ha perso ogni speranza di ricevere protezione dallo stato e non si aspettano altro che esecuzioni sommarie da parte delle forze speciali. Così cercano di difendersi. Naturalmente l'autodifesa porta al linciaggio. Non potrebbe essere altrimenti. Dopo l'assedio del teatro, nel 2002, gli ostaggio fecero questa sconvolgente scoperta: salvati da solo perché lo stato può solo aiutare a distruggerti.

Lo stesso succede ora a Beslan. I funzionari continuano a mentire. I media promuovono la versione ufficiale. Lo chiamano " prendere una posizione state-friendly ", intendendo una posizione che approva le azioni di Vladimir Putin. I media non hanno per lui una sola parola di critica. Lo stesso dicasi per i suoi amici personali, che guarda caso sono i capi del FSB, il ministro della difesa e il ministro dell'interno. Durante i tre giorni di terrore a Beslan, I media "state-friendly" non hanno mai osato dire che le forze speciali probabilmente stavano facendo qualcosa di sbagliato. Non hanno mai osato far notare alla duma dello stato e al consiglio federale - il parlamento - che sarebbe forse stato il caso di chiamare una seduta d'emergenza per discutere di Beslan. La notizia clue è Putin che di notte vola a Beslan.

Ci fanno vedere Putin che ringrazia le forze speciali; vediamo il presidente Dzasokhov, ma neanche una parola a proposito di Aushev. Quello è un disgraziato ex-presidente, disgraziato perché ha invitato le autorità a non prolungare la crisi cecena, a non portare la situazione all'estremo di una tragedia che lo stato non sarebbe stato in grado di maneggiare. Putin non fa menzione dell'eroismo di Aushev, quindi i media tacciono. Sabato 4 settembre, il giorno dopo la terribile "soluzione" della crisi di Beslan. Un impressionante numero di vittime, il paese è sotto shock. E di molti non si sa ancora nulla, la loro esistenza è negata dai funzionari. Tutto questo era il tema di una brillante e, per gli standard attuali, molto schietta edizione domenicale del giornale Izvestia, che ha aperto con il titolo "Il silenzio ai vertici ".

La reazione ufficiale è stata immediata. Raf Shakirov, il direttore, è stato licenziato. Izvestia è di proprietà del magnate del nickel Vladimir Potanin, per tutta l'estate questi è rimasto sulle spine perché temeva di dover condividere il destino di Mikhail Khodorkovsky, il più ricco uomo della Russia, il quale è stato arrestato con accusa di frode. Senza dubbio stava cercando di procurarsi il favore di Putin. Risultato: Shakirov, un manager di talento e di solito un uomo a favore dell'establishment, viene messo fuori gioco, un dissidente dell'ultima ora, e questo solo per aver deviato minimamente dalla linea ufficiale. Potreste pensare che i giornalisti abbiano organizzato un'azione di protesta a sostegno di Shakirov. Certo che no. L'Unione Russa dei Giornalisti e dei Media se ne è stata immobile.

Solo un giornalista che sia fedele all'establishment viene trattato come "uno di noi". Se questo è l'approccio dei giornalisti alla causa che serviamo, allora si cancella il cardine fondamentale del nostro mestiere: lavorare affinché la gente sappia cosa succede e possa prendere le decisioni giuste. Gli eventi di Beslan hanno mostrato che le conseguenze di un vuoti di informazione sono disastrose. La gente rigetta lo stato che li ha piantati in asso e cerca di muoversi da sola, di salvare i propri cari e di farsi giustizia. Più tardi, Putin ha dichiarato che la tragedia di Beslan non ha nulla a che fare con la crisi in Cecenia, così i media hanno smesso di coprire l'argomento. Beslan è come l'11 settembre: è tutta colpa di al-Qaida. Non si nomina più la guerra cecena, che vede in questo mese il suo quinto anniversario.

È assurdo, ma non era forse lo stesso durante il comunismo, quando tutti sapevano che le autorità dicevano idiozie ma fingevano che l'imperatore fosse vestito? Stiamo ricadendo nell'abisso sovietico, nell'abisso dell'informazione che crea morte dalla nostra stessa ignoranza. Tutto quel che ci rimane è internet, dove si può ancora trovare liberamente informazione. Per il resto se vuoi continuare a fare il giornalista, devi giurare fedeltà assoluta a Putin.

Altrimenti può significare la morte, proiettile, veleno, tribunale o qualunque soluzione i servizi segreti, I cani da guarda di Putin, riteranno più adeguata.
Altri articoli tradotti su: mirumir; 11 Rue Simon Crubellier.
Notizie sulla cecenia qui.
scritto da Andrea&Serena
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,12:31
Ancora Villaggi Attaccati in Darfur, con l'Aiuto del Governo Sudanese e dell’ONU.
By SaVeTheRaBbiT.nEt
Fonte: UNHCHR
Era il 1999 quando Massimo D’Alema, senza mandato dell’ONU e senza che nessuna risoluzione della stessa fosse stata violata dalla Serbia, inviò i nostri aerei a bombardare Belgrado, per evitare che nuove fosse comuni venissero coperte, così come era successo in Bosnia.

Ora, evidentemente, ben lungi dal desiderare il bombardamento di Karthoum, siamo dinanzi a un esplicito caso di discriminazione. Migliaia di morti africani in Darfur, fanno meno impressione alla comunità internazionale, che non ha il coraggio di svincolarsi dal gioco della Cina e della Russia e di costituire un’alleanza dei Paesi Democratici per porre fine allo sterminio in atto nella regione del Darfur.

Ieri, l’ Alto Commissiariato dell’ ONU per i diritti umani ha rillasciato un rapporto nel quale si chiede al Governo sudanese di far luce sui pesanti attacchi delle milizie ai villaggi di civili nel Sud Darfur a fine agosto: dalle 300 alle 1000 unità armate arabe avevano infatti attaccato ripetutamente circa 45 villaggi di tribù africane, causando centinaia di morti e migliaia di sfollati.

Gli attacchi sarebbero stati condotti con il supporto del Governo, che avrebbe loro fornito informazioni e materiale.

E per il detto che i mali non vengono mai da soli, l’ultimo rapporto della FAO annuncia, anche per il Darfur, una nuova stagione di carestia.

scritto da Andrea&Serena
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lunedì, ottobre 09, 2006,23:00
illegaldownload.
Io scarico illegalmente. Perchè? E perchè no?!
La musica è cultura, e mettere un freno alla sua libera circolazione è un reato da dittatura.
Se te vuoi prestarmi un libro, stiamo contravvenendo il diritto d'autore? Nient'affatto. Libero di acquistare un libro e di prestarlo. E te di accettarlo.
Lo scambio di file protetti da diritto d'autore non è un argomento così banale, e non ho la presunzione di averlo esaurito in due righe. Ma il punto è un altro.
E' un fenomeno contrastabile? Assolutamente no. A meno che non si vogliano dirottare sulla guerra alla pirateria i fondi stanziati per la lotta alla criminalità e al traffico di droga...
E però...un modo ci sarebbe: trasformare un concorrente come il peer2peer in un grande vantaggio per le case discografie. Possibile, ascoltate: creare un software gestito dalle major, alternativo ai più popolari peer2peer oggi a disposizione (Bear Share, LimeWire, Amule). Tutto gratuito. Software ed Mp3. Qualcosa di simile sta nascendo, grazie alla pubblicità. Ma una mia vecchia idea è: più scarichi e più sconti hai sull'acquisto dei cd. Con una tale strategia non si incentiverebbe affatto la pirateria. Perchè chi adora il gusto di scartare un disco originale, di attenderne l'uscita, lo adora oggi e lo adorerà domani. E chi scarica gli Mp3 lo fa anche oggi, non attende certo una legge atta a regolarizzare la situazione. Adottando uno "sconto per giga scaricato", l'unico ad essere aiutato sarebbe il mercato discografico. Una bella inieizione di vendite.
Visto che l'idea non è affatto così geniale, mi chiedo: ma perchè nessuno ci ha mai pensato?
scritto da Andrea&Serena
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,13:46
Summit dell'Alleanza dei Sette Partiti
Si ritorna a postare notizie sul Nepal...

E' di oggi la notizia del buon esito del summit tra i leader dei Sette Partiti. Ancora non è stato trovato l'accordo su tutti i punti, ma si spera che nell'incontro di domani ciò possa avvenire.
Riporto l'intera notizia da Nepalnews:

Leaders of Seven Party Alliance say they have reached common understanding in many agendas during the summit talks on Sunday and expressed hope that Tuesday's talks would finalise all issues.
Talking in a program at the Reporters' Club in the capital on Monday, UML standing committee member Bharat Mohan Adhikari said since the parties have reached to consensus on many issues, the transitional period would not last long.
He said the summit talks would reach a conclusion as most parties expressed flexibilities on their parts. He stated that though they discussed matters at length on Sunday, they could not reach to an agreement due to lack of time.
Rajendra Mahato of Nepal Sadbhawana Party (Anandi Devi) expressed dissatisfaction saying the partied ignored the issue of citizenship to the Madhesis.
Vice chairman of the People's Front Nepal Lila Mani Pokhrel expressed hope that the meet would reach a conclusive end as issues of disagreements seen in the past were eliminated in this (yesterday's) round of talks.
Arjun Narsingh KC of Nepali Congress also said the summit talks would give an outlet of the present crisis within this week.
Nepalnews.com - Oct 09 06

Dalla notizia precedente si apprende che tra gli argomenti trattati vi sono: costituzione ad interim, elezione di un'assemblea costituente, attuazione dei precedenti accordi, gestione delle armi, assistenza alle vittime del conflitto, trasformazioni socio-economiche e ristrutturazione dello stato.
Qui la pagina completa.
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