domenica, dicembre 03, 2006,18:16
Il Caos Mitrokhin #3.
Leggendo l'editoriale di Barbara Spi nelli di quest'oggi, non posso che notare due pesi e due misure. Con Putin il tono è questo:
Perché Putin è capace di misfatti smisurati ­ lo ha dimostrato in Cecenia, nei rapporti con l’informazione, nel potere dato all’ex Kgb ­ ma ora che sta per cedere il comando potrebbe anche esser vittima dei poteri canaglia da lui stesso insediati.
Una condanna, giustamente, irrevocabile. Per Prodi invece:
Il versante italiano dello scandalo del polonio narra la storia del candidato alla successione di Palazzo Chigi e del modo biecamente irato, violento, con cui Silvio Berlusconi ha vissuto quel che sempre gli è apparso un evento intollerabile: la propria possibile sconfitta, la propria uscita da Palazzo Chigi.
E continuando a leggere è chiaro che dubbi non ce ne sono: assoluzione a 360°. Ma non voglio certo dire che stia sbagliando. Mi chiedo solo come sia giunta in possesso di tante certezze. Perchè se per quanto riguarda Putin la scelta di campo è facile e facilitata -anche- dal lavoro di gente come Livtinenko (tra le fonti della Politkovskaja), su Prodi a farla da padrona, immagino, sia il caro vecchio common sense. Ma sarà poi tanto buono, questo buonsenso? C'è un indizio che va seguito, e tutto questo amba radam potrebbe persino servire (a meno che tutti i giornalisti non abbiano le certezze della Spinelli, e quindi non so bene chi mai potrà indagare): è il 1978, Aldo Moro è nelle mani delle BR. Prodi suggerisce di cercare a Gradoli, un paese nel viterbese. Tentativo fallito. Solo dopo si saprà che il covo doveva essere cercato in Via Gradoli, a Roma. Come sapeva di Gradoli Prodi? Grazie ad una seduta spiritica tenuta a Bologna in compagnia di Mario Baldassarri e Alberto Clò.
Che Barbara Spinelli creda pure alla seduta, io mi tengo i miei dubbi.

Quello che segue è il resoconto che di quel 2 Aprile 1978 fa Giovanni Pellegrino (presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi):
Nel primo pomeriggio di quel giorno, essendosi guastato il tempo e minacciando pioggia, il professor Clò lanciò l'idea di ingannare il tempo facendo il gioco del piattino. Quindi furono vergate su un foglio di carta le 21 lettere dell'alfabeto e ogni partecipante pose un dito sul piattino che cominciò a spostarsi sul foglio di carta descrivendo una serie di parole a volte incomprensibili, ma in base al racconto dei partecipanti anche parole che essi ricordano molto chiaramente: Viterbo, Bolsena e Gradoli, più alcuni numeri ai quali non venne data importanza. Secondo le dichiarazioni dei partecipanti la seduta si svolse in un'atmosfera ludica, amicale, con molte interruzioni, dovute anche alla presenza di cinque bambini; come qualcosa che i partecipanti non prendevano molto sul serio.

Se siete interessati questa è la trascrizione dell'interrogazione di Baldassari. Questa quelle di Clo.
scritto da Andrea&Serena



1 Commenti:


  • Alle 03 dicembre, 2006 22:06, Anonymous ericablogger

    ho letto anch'io l'intero articolo di B. Spinelli e la storia del piattino la sapevo da altra fonte, il libro scritto da un avvocato difensore di Pacciani, il mostro di Firenze, che era anche amico della famiglia Moro
    strana storia sicuramente, ma mai strana quanto la faccenda polonio
    sembra una delle spy story di john le Carrè!!!

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