lunedì, febbraio 19, 2007,15:08
Caro Silvio,
quest'anno sono stato molto buono e bravo e spero passerai comunque per questa mia abitazione. Lascio la porta socchiusa ed un buon bicchiere di Crystal 1997 - Riserva sul tavolo. Non è il massimo, ma è ciò che mi posso permettere.
Non ci stiamo molto simapatici, e ricordo il grande litigio avvenuto in occasione dell'ultimo nostro incontro. Ma ti perdono tutto, purché...
Ti perdonerò tutto purché te metta la casacca rossonera a Ronaldinho. Te lo chiedo da buon laziale, ci facci questo regalo. Agli occhi della storia tutte le sue malefatte scomparirebbero.

Sa, caro Silvio, Ronaldinho non è un giocatore come gli altri. Io non so se lei capisce effettivamente qualcosa del bel giuoco del calcio. Però ha dato vita alla seconda o terza squadra di club più grande di tutta la storia e potrebbe anche non essere un caso.
Allora certamente capirà. Nella storia del mondo i giocatori intoccabili sono due: Pelé e Maradona. Io non ho mai visto nessuno dei due dal vivo. Dato che io penso che se gioca ancora così Ronaldinho si aggiungerà a questo gruppo di immortali, allora, caro Silvio, Ronaldinho lo porti a Milano?
Con affetto,
Andrea, un voto che conquisteresti con un piccolo gesto.

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domenica, febbraio 04, 2007,16:57
SONO INCAZ... ma propositivo
Cavolo mi sento ispirato...
grazie per il banale commento sul banale post riguardo il banale argomento.
partiamo da un fatto, se la testa dei tifo-terroristi è conformata a quella dei molto più rispettabili ovini poco ha a che fare con il calcio-biz.
La prima grande soluzione è quella di eliminare completamente la polizia o una qualunque altra forza armata statale dagli stadi, se ci sono dei tifosi di squadre diverse che vogliono picchiarsi alla morte, credo che sia loro diritto farlo, a me sinceramente non interessa, mi interessa se invece uccidono persone che non c'entrano niente, poliziotti, tifosi, giornalisti... Poi c'è il fatto della responsabilità oggettiva delle società che è diventata l'arma dei tifosi (non solo quelli di curva, vorrei ricordare che la moneta contro l'arbitro in roma-real madrid, arrivò dalla......TRIBUNA AUTORITA') con cui possono ricattare tranquillamente le società, "tu non mi concedi di entrare in curva con i miei striscioni, tu non mi paghi le coreografie, tu non mi fai degli sconti sugli abbonamenti, tu non mi fai commercializzare gadget? e io sparo petardi, faccio cariche alla polizia, espongo bandiere con la svastica (casualmente quelle con falce e martello sono ben accette) in modo che la lega calcio ti punisca con multe, squalifiche del campo, porte chiuse, ti metto in ginocchio e dovrai sottostare alle mie condizioni" a me questi atteggiamenti ricordano la mafia... La responsabilità oggettiva ha senso solo con la polizia privata e gli stadi di proprietà delle società altrimenti le società prima vengono danneggiate e poi beffate. Il punto è che in italia ci sappiamo muovere solo a suon di leggi, le leggi le facciamo benissimo (vabbè facciamo finta che le facciamo benissimo) ma poi l'applicazione non è conforme, in Inghilterra i provvedimenti hanno funzionato per via della mentalità non per altro, e la mentalità purtroppo non la si comanda con le leggi. La mentalità è quella che fa la differenza anche tra stadi del nord e del sud, le differenze tra il san siro e l'olimpico di roma, non come strutture ma come mentalità dei tifosi sono evidenti (parlo per esperienza ma sono disposto ad essere smentito) a san siro si gode dello spettacolo, fino a qualche anno fa solo se era il milan a giocare, a roma si esplode la rabbia accumulata in settimana contro un pretesto con il fischietto e il completo "nero". Invece le soluzioni cui sono giunti le migliori menti del calcio italiano sono state quelle delle partite a porte chiuse, non più trasferte e tiriamo a campare verso uno stato di polizia sempre più latente che fa pagare a persone "normali" le colpe di forse 200 mila cervelli deviati di quegli animali dei tifo-terroristi italiani.

p.s. il 50% di colpe Pè? sei buono, molto buono

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,14:23
Detto questo sull'argomento abbiamo detto tutto.
Proviamo a chiudere gli occhi e a pensare che Filippo Raciti non sia morto, ma solo ferito. Non si sarebbe fermato il calcio, staremmo a discutere dei risultati di ieri, di Inter e Roma che giocano stasera, e poi della Nazionale con la Romania.

La situazione era già grave, ma a molti tornava comodo far finta di niente, una strategia quasi sempre pagante in questo paese. E dunque la differenza, atroce ma casuale, tra un ferito e un morto a rendere urgente un risanamento non tanto degli stadi ma di chi li frequenta per giocare alla guerra. Questo blocco è giusto ma tardivo. Secondo me non è giusto, alla lunga, per tifosi dell'Empoli, dell'Udinese, del Chievo, per tutti quelli che dalla curva non hanno mai lanciato neanche una palla di carta. La brava gente capirà, siamo in emergenza.

Siccome questa emergenza riguarda tutti, anche quelli che non vanno allo stadio ma prendono un treno, entrano in un autogrill, ecco un piccolo elenco, senza pretese, di quel che potrebbe essere fatto subito.

I tifosi. Basta caschi, basta passamontagna calati, si va a faccia scoperta e con un documento d'identità in tasca. Multa ai possessori di fumogeni (sono stupidi ma non fanno danni), sanzioni più pesanti per possessori di razzi, petardi, bombe-carta. Basta cori contro (in Inghilterra, mai così evocata, non ne fanno).

I club. Dovranno risarcire tutti i danni provocati dai loro tifosi allo stadio e nella zona circostante. Dovranno realizzare un valido sistema di sicurezza all'interno dello stadio, evitando di reclutare capi ultrà che passerebbero dal redditizio lavoro di tifoso a quello di sorvegliante. Dovranno impegnarsi perché dirigenti e tesserati non si lascino andare a gesti o dichiarazioni che possano provocare violenza. Stangata nelle tasche alla prima infrazione, squalifica alla seconda, dai e dai capiranno che non si può continuare a lanciare il sasso e ritirare la mano. Per tanti anni il calcio ha chiesto più polizia. Se 1.500 poliziotti (per 21mila spettatori) non bastano a impedire i fatti di Catania, quanti altri ne servirebbero? Comunque, gli incontri a rischio si devono giocare di giorno, non in notturna.

I politici. Ho lo stesso imbarazzo di Ulivieri a usare le parole "leggi speciali". Ne ho di più a sentire Cento, Storace, Gasparri, Ronchi, unirsi alle litanie di rito. Cento è la madonnina degli ultrà, appena ce n'è uno in carcere si agita a prescindere. Quelli di An farebbero bene a ricordare che fu soprattutto il loro collega Buontempo, con Cento, ad annacquare i provvedimenti e le sanzioni. E che non solo Catania ma l'80% almeno delle curve italiane è di destra, tosta o estrema. Protrarre la flagranza a 48 ore, permettere alla polizia di usare gli idranti è il minimo. Idem dare la certezza della pena, tra carcere e lavori socialmente utili. Poi: disorganizzare, cioè sciogliere, il tifo organizzato, e togliere alle curve sacralità e senso d'impunità. So che ci possono essere fior di delinquenti in tribuna cosiddetta d'onore, ma è la curva il luogo del malessere e dell'esaltazione (sono tutte "mitiche" per autonomina). Quindi: o si chiudono, come hanno fatto a Parigi, o si tengono aperte, ma senza striscioni, senza arrivi in massa, senza il ciarpame di questi anni. Ma la polizia, poca o tanta, deve esserci, all'interno. Perché ha un ruolo. Cosa significa che i bravi tifosi devono isolare i violenti, se non ci riesce chi ha più poteri e mezzi di un abbonato ai distinti? Si ripartirà da zero, in un pezzo di stadio che deve tornare a essere di tutti, e dove le regole (le leggi, se preferite) valgono per tutti. In casa e in trasferta. Stop ai treni speciali per tifosi speciali. Di speciale, in questa storia, c'è solo l'inciviltà e la violenza. Che Raciti sia stato colpito per caso o seguendo un preciso disegno di vendetta non cambia nulla, purtroppo. E davanti a questo morto e a Ermanno Licursi che si devono fare i conti. E senza sconti.

La Figc. D'intesa con i ministeri (Pubblica istruzione, Giovani) avvierà corsi di sensibilizzazione sull'educazione allo sport (già che ci siamo, perché non c'è solo il calcio) a partire dalle elementari. Se qualche calciatore, in attività o meno, vuole unirsi ai comunicatori specializzati, meglio. Per inciso, con poche brutte eccezioni, i calciatori sembrano abbastanza maturi e responsabili (meno simulazioni, meno carognate). A giocare in un ambiente civile, dove non gli arrivi un petardo tra le gambe o una bottiglia in testa, hanno tutto da guadagnare, a costo di rimetterci qualche soldo. Resta da migliorare, in generale, l'atteggiamento nei confronti degli arbitri. I quali dovranno fischiare la fine della partita al primo lancio di oggetti in campo. La squadra del lanciatore avrà partita persa, quale che sia il risultato.

L'informazione. Nessuno può chiamarsi fuori, quindi parliamone. Esistono, oggettivamente, trasmissioni (tv e radio) specializzate nel buttare cerini nella benzina. E anche la carta stampata non è del tutto limpida, sia per motivi diffusionali sia per congenito bombarolismo, sia perché esiste un giornalismo-ultrà. Come esiste un Osservatorio per i diritti dei minori propongo un Osservatorio per i diritti del calcio (a vivere in pace, come minimo) nel rispetto dei diritti dell'informazione, che però comportano anche qualche dovere. Una commissione mista, fatta da persone che conoscono l'Italia e lo sport. Per quanto riguarda i giornalisti mi permetto di fare due nomi per la stampa parlata e scritta: Sergio Zavoli e Antonio Ghirelli.

La polizia. Esistono anche ultrà in divisa. Sarebbe meglio se non ci fossero. I reati non hanno colori o bandiere.

Gli Europei 2012. Evitiamo di parlarne, per un po'. Ce li daranno ugualmente, per mancanza di concorrenza. E oggi non ce li meritiamo. Tra cinque anni forse.

Gianni Mura
(4 febbraio 2007)

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sabato, febbraio 03, 2007,19:19
SONO INCAZZATO

vi avviso prima, sarò prolisso con un argomento scontato quindi se siete stanchi non leggete.

oggi è di moda attaccare il calcio, il suo mondo, i suoi tifosi, i suoi soldi, così, tanto per sparare contro un bersaglio tanto grande in un giorno tanto ideale. il problema sta nel fatto che il calcio è solo un pretesto, il vero problema sta nelle menti minorate e represse dei tifosi italiani, in alcuni tipi di "tifosi" che non sono più solamente quelli delle curve. persone talmente represse che per uscire dall'anonimato e dalla bassezza della loro quotidiana vita vanno allo stadio e lo utilizzano come oggetto di rivincita sociale. sarebbe davvero molto interessante provare ad indagare sociologicamente cosa differenzia l'uomo-tifoso-medio (spesso del centro-sud) italiano da quello europeo-medio. e sarebbe anche facile da indagare, è sufficiente vedere con quale approccio gli adulti, siano genitori o allenatori o dirigenti, avvicinano i bambini al calcio, è sufficiente andare nei campi delle nostre piccole città in cui giocano i pulcini e osservare il comportamento degli spettatori o dei dirigenti o degli allenatori per rendersi conto di come il cervello delle persone sia utilizzabile solo per parlare di minuscole frivolezze tanto è completamente atrofizzato e piccolo. quelle persone sono le stesse che poi pretendono di insegnare il calcio ai bambini insegnandogli tattiche furbizie e allenamenti fisici piuttosto che dargli un palla e dirgli: divertitevi il più possibile e vedrete che sarà sufficiente per vincere. ma non possono dirglielo, perchè non è così che va il mondo del calcio, il mondo del calcio è la traslazione della nostra società e quindi anche nel mondo del calcio si va avanti per conoscenze per raccomandazioni per sotterfugi e questo rende represse le persone e questo causa le bombe carta negli stadi.
ancora più triste è la situazione se lo sguardo si sposta verso i decision maker del calcio. una persona che si sente rambo lancia una bomba allo stadio e cosa si fa? si sospende il campionato. ah, bella risposta, non sarà un pò troppo drastica?!?! motivando la scelta con un "così non si può andare avanti bisogna fermarsi fino a quando i tifosi non capiranno che il calcio è solo uno sport..." Ora, due considerazioni. la prima: come si può pensare che i tifosi capiscano che il calcio è solo uno sport (ammesso che riescano mentalmente a capirlo) se il messaggio che le stesse persone che sono nella macchina del calcio mandano messaggi contrari? Secondo, ammesso che il punto primo venga superato e che i tifosi grazie, non so forse magari all'elettroshock, riescano ad escludere i terroristi dagli stati come questo si può capire? Come la figc la lega calcio le forze dell'ordine possono riuscire a capire un cambiamento nella mentalità tifosa italiana così alla deriva da uccidere? solo mettendola alla prova e di certo non si può mettere alla prova una mentalità bloccando tutte le partite di un campionato e privando le persone NORMALI dello spettacolo dello sport. come sempre la stupidità umana infierisce sull'intelligenza non solo per sua stessa esistenza ma anche con dei comportamenti da essa derivati. la faccio finita con la triste constatazione che nessuno tra le persone "in vista" ha la possibilità di usare nei confronti dei maledetti pluripregiudicati tifosi parole del tipo minorato mentale se non voler poi dover andare in giro con la scorta tipo pentito di mafia. chiudo augurandomi un pò di vergogna nei giocatori nei dirigenti negli allenatori che anche solo per una volta hanno ringraziato i loro tifosi per il supporto datogli, ma naturalmente, è meglio dire la verità o girare con la scorta?

p.s. tutte queste parole sono anche dovute al fatto che domani avrei dovuto vedere la vittoria dello scudetto dell'inter correlata dalla indescrivibile soddisfazione di vedere ROSICARE i romanisti per l'ennesima volta. TIFOSI VI ODIO!!

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sabato, gennaio 27, 2007,12:16
Come non succedeva da anni.
...cioè perché quando è arrivato all’Inter, nel ‘97, sono stato tra le migliaia di tiepidi tifosi a reinventarsi un entusiasmo quasi perduto per i colori della squadra. E ho convinto mio padre, già sulla settantina, ad abbonarsi con me al secondo anello.

Ne è seguito, com’è noto, un lustro di spaventevoli disastri calcistici, compreso un derby perso sei a zero che ancora ogni tanto mi appare in sogno.

Ma per me quegli anni di secondo anello hanno significato andare a prendere papà, la domenica all’ora di pranzo, e viaggiare con lui mezz’ora abbondante nel traffico, dal Ticinese a viale Caprilli.

E nell’attesa leggera della partita, chiacchierare con lui di tutto e di tutti, del passato e del futuro, degli amori e dei dolori, come non ci succedeva da anni.

Da Piovono Rane

Da leggere anche, al volo, qui

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