sabato, dicembre 16, 2006,19:35
Verso la fine.
Non è semplicissimo seguire il filo di un discorso così lungo e con così tanti avvenimenti ed impegni a riempire la giornata. Abbiamo però spremuto dalla discussione quanto potevamo, credo. E non vale la pena ribadire certi concetti o certe frasi forse malcomprese. Solo su un incomprensione vorrei soffermarmi.
La frase originale era questa:
"Per le adozioni poi, forse basterebbe un po' di ricerca empirica sulla prole allevata dalle coppie gay in America. Non possiamo prendere decisioni sulla base dei nostri principi. Badiamo ai fatti."
Chiedevo uno studio, approfondito quanto occorre, sulla prole allevata dalle coppie omosessuali. Solo così possiamo abbandonare la teoria e i convincimenti personali. Se sono diventati tutti individui disturbati, criminali o pedofili, allora abbandoniamo pure l'idea dell'adozione gay. Altrimenti -ed io credo sia altrimenti- andiamo fino in fondo. Ma per favore facciamolo in fretta.
facciamolo in fretta, non facciamo passare altro tempo. Welby aspetta da 90 giorni nella sua prigione infamie. Alcune coppie attendono da anni.
E noi siamo qui, a conversare. Non posso dire che la cosa mi rallegri. Ma cosa possiamo fare? Il mio unico strumento è l'astensione dal voto. Figurarsi...
Hai ragione due volte: uno stato deve basarsi su dei valori fondanti. Io vorrei che quei valori fossero il rispetto reciproco, l'autodeterminazione, la libertà. Non è così in Italia; e non possiamo noi ritenerci detentori di alcuna verità, tanto meno dell'essenza dell'Amore: e allora perché consapevoli di non sapere vogliamo imporre il nostro sistema di valori?
Se hai notato bene, io non auspico di imporre il mio.
Anzi sì, hai ragione. Solo che il mio tollera e protegge tutte le diverse istanze. Ma non c'è dubbio che anche il mio è un auspicare una nuova imposizione.

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scritto da Andrea&Serena
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venerdì, dicembre 15, 2006,16:05
Quinta.
Marco: come puo' uno stato morire solo perché a tutti concede gli stessi diritti? Non accetto questa tua visione di stato, non la credo aderente alla realtà.
Non conosco così bene la situazione olandese, ma non mi sembra che viga un non-stato o l'anarchia solo perché si è scelto di non appoggiare nessun sistema di valori. Perché sia chiaro: non chiedo alla legge di obbligare tutti all'omosessualità e all'eutanasia. Chiedo solo di lasciarci liberi di scegliere, e di lasciarci, nelle nostre scelte, dotati di pieni diritti.
No, ovvio: i diritti non sono un monolito inscalfibile. Ma mi risulta così complesso paragonare la situazione di un criminale a quella di un gay.
"Non possiamo prendere decisioni sulla base dei nostri principi. Badiamo ai fatti."
La mia frase, credo, sta in piedi benissimo. Di fronte al dubbio, a cosa è meglio affidarci? Alle nostre convinzioni? Bè, sono molte, spesso conflittuali. A chi dare retta? E allora affidiamoci alla pratica, ai dati empirici. Se un nero fosse stato veramente un essere inferiore, avrebbe certo mantenuto i suoi diritti fondamentali di essere vivente. Ma probabilmente sarebbe stato paragonato ad una persona incapace di intendere e di volere, e gli sarebbero state impedite molte azioni comuni. Se questa loro inferiorità fosse stata un'evidenza, un fatto dimostrabile empiricamente, mille convincimenti egualitari sarebbero stati inutili: perché avremmo dovuto scontrarci con una realtà fatta di milioni di persone, persino pericolose per gli altri.
Ora, per sentirci in diritto di togliere a migliaia e migliaia di coppie il diritto ad allevare un figlio, allo stesso modo chiedo di fondare le nostre leggi sull'evidenza dei fatti, e non su supposizioni.
E poi quale sarebbe il pericolo che questi bambini correrebbero? Riceverebbero un'educazione inadatta? Sarebbero pessimi adulti solo perché gay? Bene, è palese allora che il nostro stato si regge, tutt'oggi, dopo secoli di storia, sulla discriminazione. E ci sembra normale. Proprio come secoli fa ci sarebbe sembrata normale la schiavitù di gente ignorante ed arretrata. O come ci sembrava scontato relegare la donna a posizioni subordinate.

Ma un uomo che ne ha abbastanza di questa vita, e che proprio non ce la fa più, che colpa ha? E' persino eterosessuale magari!

P.S. scusa per la scelta errata della parola. Effettivamente fornicare c'entrava proprio nulla.
P.P.S. mille grazie per aver risposto alle mie domande sui testi sacri. Non mi sembra però che mai la bibbia escluda l'omosessualità dal disegno divino.

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scritto da Andrea&Serena
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giovedì, dicembre 14, 2006,19:22
Sono sempre quelle due frasi.
Infatti Marco, non c'è proprio da convincere nessuno. Forse anche per questo quelle due frasi giocevano lì, senza commento.
Però vorrei proporre una lettura diversa.
Non c'è dubbio che tu sia libero di ritenere persino aberranti le unioni omosessuali. Ma non è questo il punto, anche se è su questo che vorrei un secondo soffermarmi.

Siamo sicuri che stiamo parlando di mutazioni genetiche, di una pericolosa malattia, di una situazione contro natura? Non riesco ad esserne convinto. Con la profonda fiducia che tendo a nutrire nelle leggi naturali, penso anzi che probabilmente l'omosessualità sia perfettamente prevista. E poi, colma la mia ignoranza, in quale libro del testo sacro il disegno divino bolla come aberranti e non previste tali unioni?
E permettimi di aggiungere, infine, che sempre di più, tra gli animali, si riscontra questa condizione "innaturale". E dunque mi domando: è naturale ciò che la natura crea o è naturale ciò che l'uomo decide esserlo, in preda com'è alla sua mania di onnipotenza?

Dicevo, però, che il punto di vista dal quale osservo l'argomento è completamente diverso. Non mi interessa troppo decidere da che parte stare. Non mi interessa decidere di non leggere Penna e Pasolini perchè omosessuali. Mi interessa sapere ciò che pensano e scrivono. Per questo mi chiedo: è giusto che lo stato prenda decisioni aprioristiche, sulla base di tendenze sessuali?
Non ne sono affatto convinto, e basterebbe appellarmi alla costituzione, immagino, per chiudere il discorso:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Ma la costituzione lascia il tempo che trova, ahimè o per fortuna.

Il nostro è un mondo di costruzioni illusorie ed arbitrarie, di istituzioni artificiali. Lo stato non è opera della natura o di Dio. Le leggi su cui si fonda non lo sono. E non c'è nulla che ci sia proibito in natura. Parliamoci chiaro: chi ha deciso che Hitler era "cattivo"? E perchè? L'abbiamo deciso noi, condotti dai nostri sentimenti e dalla nostra innata tendenza alla conservazione della specie. Ma avremmo potuto optare per l'esatto opposto, trucidare gli ebrei e nessuno avrebbe potuto aprire bocca: perchè nessuno puo' aprire bocca se non noi.
Allo stesso modo potremmo ipotizzare che no, i neri non possono avere i nostri stessi diritti, e perchè mai? E i gay poi? Dio mio, non possono procreare e, diciamolo, a pensarli in certi atteggiamenti ci viene anche un po' di pelle d'oca.
Ma puo' lo stato pensare di queste cose? O dovrebbe piuttosto far sì che ogni cittadino possa compiere e subire ciò che qualsiasi altro cittadino ha già subito o compiuto?

Lo stato siamo noi. Lo stato è ciò che noi costruiamo partendo da un'idea e dunque imponiamo.
Siamo noi. Noi chi? Io, te e tutti gli eterosessuali? Bene, allora cerchiamo di chiarirla bene questa cosa, senza ipocrisie e leggi non dette. Con la chiarezza tutti i gay potrebbero decidere di espatriare, andarsene altrove e creare un proprio stato. Vien da sé che anche io cercherei una sistemazione migliore: mai starei in uno stato anti-liberale, incapace di dare a tutti gli stessi diritti.

Quanto dici è chiaro: "Un diritto è riconosciuto laddove ci siano dei presupposti. Io per esempio non godo in Italia dello status di rifugiato politico, e quindi non mi vedo riconosciuti queri diritti".
Ma possibile che la tua chiesa, fondata sulla parola di Cristo affermi quanto dici? Che parafrasato suona: un gay non può avere i miei diritti perché non fornica con una donna, e dunque non procrea.
Ma quindi -e so che è una domanda trita e ritrita: le coppie sterili devono subire un declassamento nella scala dei diritti? Se no: perché?

Per le adozioni poi, forse basterebbe un po' di ricerca empirica sulla prole allevata dalle coppie gay in America. Non possiamo prendere decisioni sulla base dei nostri principi. Badiamo ai fatti.
Rimango del parere che i fattori capaci di influire sulla crescita di un bambino sono talmente tanti -e primo fra tutti l'Amore- che forse ciò che i genitori fanno al letto è quasi ininfluente. Ma non aggiungo altro, perché non sapendo preferisco tacere.

"È difficile da mandare giù che lo stato sposi un universo di valori anziché un altro." Difficile, talvolta, è vero. Molto più facile se lo stato optasse per rimanere single: di non decidere per tutti, ma lasciare tutti liberi. Non sto chiedendo di legalizzare un omicidio, credo.

P.S. "Per questo possiamo passare giorni interi a discuterne, ma rimarremo sempre abbarbicati ciascuno vicino ai suoi principi."
Bene: passiamoli questi giorni interi!

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scritto da Andrea&Serena
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lunedì, dicembre 11, 2006,20:38
The flag of our father.
"Nessuno vuole discriminare le coppie di fatto o i gay. Ma deve essere chiaro che in nessun modo le coppie omosessuali possono essere parificate nella nostra legislazione alle famiglie".

"Sono contrario all'eutanasia: la vita non e' nella disponibilita' di un uomo".

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