lunedì, agosto 20, 2007,11:38
"Le assicurazioni private devono essere abolite"
Eppure il candidato democratico John Edwards afferma che se sarà presidente garantirà ad ogni cittadino la totale copertura sanitaria. Gli crede?
«Edwards vuole anche mantenere le compagnie di assicurazione e io sono contrario. Le assicurazioni private devono essere abolite».

Perchè?
«Non si può ragionare in termini di profitto quando c’è in gioco la salute. Le assicurazioni puntano a fare profitti sulla salute: è una contraddizione».

Da La Stampa

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martedì, aprile 17, 2007,10:35
Interessante
E' interessante ciò che ha fatto notare la prof. Numerico sugli
adulti...gli "anagraficamente" adulti...quelli che nel '68,o nel'77 c'erano,e se lo ricordano com'era l'opposizione al sistema(la scritta sui muri dell'università del febbraio 1977 ne è certamente un esempio).

Io lo vedo dai miei genitori,che nel '68 avevano 20 anni e occupavano l'università e le case popolari, e oggi non sanno più bene come porsi alle nuove generazioni.

La generazione dei nostri padri (e al limite anche quella di voi professori,anche se forse siete più al di qua che al di là di tale limite) si è opposta violentemente al regime severo e autoritario dei loro padri, che non sono stati in grado di accogliere le proposte che i giovani (di allora) portavano, ed in questo modo hanno acceso e innalzato il livello dello scontro, portando i giovani a decostruire il sistema stesso.

Il problema con cui i giovani di allora,adulti di oggi,si trovano a dover fare i conti, è che alla decostruzione del sistema autoritario che li opprimeva,non sono stati in grado di sostituire o di accordare un nuovo sistema.

I valori autoritari sono stati pubblicamente condannati,ma nulla vi è stato sostituito.

Se non il valore generico di libertà.
Ma libertà da chi? da cosa? o di far cosa?
Si è creato un vuoto ed in questo vuoto ben si è inserito il mercato. Come nuovo valore. Il valore dell'edonismo.

Il patto tra le generazioni di cui tanto si parla, manca non/non solo per volere dei giovani di oggi. Ma anche perché i giovani di allora non sono in grado di proporsi ne in una veste autorevore (quindi degnia di rispetto obbligato), ne nella veste (che gli sarebbe più propria) di mentori e guide, che possano condurli ed aiutarli ad affrontare la vita.

Per questo forse i giovani d'oggi non si ribellano, perché non hanno nulla a cui ribellarsi.
E non riconoscendo alcun valore, si perdono nelle luci sfavillanti del mercato.

Ora ,a mio parere,le cose stanno di nuovo cambiando (anche se più lentamente di quanto si possa pensare). La Rete, con la sua pervasività, stà dando nuove possibilità ai ragazzi di farsi ascoltare; di farsi ascoltare su quello che hanno da dire, che a volte appare solo scherzo grottesco, ma rispecchia uno stato esistenziale dei ragazzi che da almeno 10 anni esiste, ma di cui prima nessuno si era curato.
I ragazzi (tra cui sono tentata di far rientrare anche noi) non hanno gli strumenti/conoscenze per farsi ascoltare,perché il mondo nelle sue relazioni si è rivoluzionato più e più volte negli ultimi 50 anni,e nessuno è stato in grado di insegniargli/ci come porsi davanti agli altri. Ognuno ha dovuto rifarsi al modello che più gli era vicino,la proria famiglia,qualche professore,o molto più spesso la televisione. Ora,con la rete,si stà formando un nuovo sistema di comunicazione e condivisione delle esperienze, che tramite una struttura a suo modo organizzata riconosce ad ognuno la stessa valenza espressiva. Questa forse è una delle grandi rivoluzioni della rete. A cui però sono gli adulti/genitori/professori a non essere preparati.

Ele D.

Prima puntata - Forse che no (A.Pe)
Seconda puntata - Qui l'unica 'Revolution' è il piano tariffario di Vodafone... (Domenico Fiormonte)
Terza puntata - Terza fase (A.Pe)
Quarta puntata - "Vale sempre la pena averla" (Teresa Numerico)
Quinta puntata - Interessante (Ele. D.)



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domenica, aprile 08, 2007,19:23
"vale sempre la pena averla"

Caro Andrea, caro prof. :-) e care tutte e tutti,
Sono perfettamente d’accordo con te sul punto che manca un patto tra le generazioni in questo momento e certamente se questo patto manca e’ in larga misura dovuto alle mancanze degli adulti.
Di adulti che oscillano tra l’adolescenza deresponsabilizzata a oltranza e i vecchi metodi di potere basati su un misto di principio di autorita’ e di sistemi di intimidazione di stampo mafioso (che poi non e’ altro che il familismo portato in politica, all’universita’ o alla telecom:-(). Gli adulti o moglio quelli che sono anagraficamente tali (la natura su questo non fa gli stessi sconti della'autopercezione) non hanno saputo fare la loro parte. E mi fa piu’ paura perche' spesso gli adulti di cui stiamo parlando sono quelli della rivoluzione, almeno quelli del ’68, se non del '77.

Quelli che avevano vent’anni nel ’68 adesso hanno circa sessant’anni e non mi sembra che l’essere stati rivoluzionari gli abbia fatto tanto bene. Quindi ben venga una generazione senza rivoluzione, perche’ non mi pare che i rivoluzionari abbiano cambiato le cose rispetto alla
quota tollerabile di narcisismo e concentrazione su di se’ che una generazione puo' sostenere senza essere distruttiva e autodistruttiva.

Il problema del sistema educativo, pero’, e’ la nemesi che ogni tragedia che si rispetti invoca e convoca come una specie di convitato di pietra al passaggio generazionale. La mancanza di regole, di limiti e di fatica imposta alle nuove generazioni comporta giovani che non
conoscono la sofferenza, non la riconoscono quando la provano e la fuggono appena la incontrano. La sofferenza della ricerca (non parlo solo dello studio) ma soprattutto di quella della scoperta del se'.
Quello che mi fa pensare rispetto alle generazioni di studenti che incontro negli anni all’università e’ questa assoluta mancanza di preparazione allo sforzo che ogni ricerca impone e che sta prima di ogni risultato, pubblico o privato che sia. E’ questo il lascito, secondo me piu’ pericoloso di un sistema educativo senza attrito.
Tu dici i docenti incapaci, inadeguati ecc. ecc. ma il mondo non e’ perfetto. A nessuno, pero', viene in mente di protestare di fronte all’incapacita’ di un (una) insegnante. Al massimo viene presa/o in giro in silenzio, magari filmato e immortalato sulla rete, ma nessuno crede davvero di poter cambiare le cose, di poter chiedere qualcosa di diverso, eppure gli studenti hanno ormai sempre piu’ potere nelle istituzioni educative. Il ribellismo afasico dei video su youtube e' il rovescio della medaglia degli studenti con la settimana enigmistica o con il cell perennemente in funzione nelle ore di lezione.

Se guardiamo all’universita’, quali sono le richieste degli studenti? Esami piu’ leggeri e piu’ appelli a sessione. Nessuno studente si sogna di fare una protesta sui contenuti, nessuno chiede cosa vorrebbe, rispetto al progetto culturale del corso di laurea che ha scelto e su cui dovrebbe avere qualcosa da dire. Tanto che sembra che non volete niente. Invece sicuramente volete tante cose, solo che non credete possibile ottenerle e a quel punto evitate anche la fatica
della lotta. Qui non sto parlando di rivoluzione, le rivoluzioni mi hanno sempre fatto pensare al principe di Salina del Gattopardo in questo paese: qui si fa la rivoluzione, si cambia tutto, perche’ nulla cambi.
La vera rivoluzione sarebbe cambiare il rapporto con il potere, non sostituire dei potentati con altri potentati, che poi si comporteranno allo stesso modo. Se volete qualcosa di diverso, chiedetela. Voi credete di essere il soggetto debole della relazione con il sistema educativo, e in un certo senso e’ cosi’ per l’eta’, storia culturale, ecc., ma dall’altra parte siete anche una controparte, non potete chiudervi nei vostri sms spediti e ricevuti a lezione e pensare che questo non sia un elemento di deconcentrazione e demotivazione per chi vi sta di fronte.
Avete troppa poca considerazione della vostra importanza e della vostra influenza nella relazione che dovrebbe portare all’apprendimento.

Personalmente non sono preoccupata per la decadenza culturale delle generazioni. Ogni generazione, come tu hai detto nel primo post, ritiene che quella successiva sia peggiore e vede nel passato una specie di eden da cui e’ stato cacciato. Le cose non stanno cosi’. I giovani hanno potenzialita’, opportunita’, capacita’ che noi neanche ci sognavamo. E credo anche che siate piu’ raffinati e più consapevoli di come eravamo noi. Quello che vi manca (e che forse ci fa soffrire entrambi) e’ la fiducia nel futuro, in voi stessi e nelle vostre possibilita’. La percezione della vostra forza e dell’energia che custodite, il senso del tempo che avete nelle mani….
E’ su questo che, soprattutto, la nostra generazione e quella dei vostri genitori forse ha fallito, magari perché troppo occupati a piangere l’impossibile guarigione della ferita narcisistica che non abbiamo saputo curare su noi stessi.
Non credete a quelli che vi dicono: noi abbiamo fallito, quindi non c'e' niente da fare. Non è così. Se loro hanno fallito e' perche' hanno commesso degli errori, perche' era la loro storia, perche' la guardano senza pietà, perché non si sa, ma non e' detto che vada sempre così. La speranza e' una specie di scommessa pascaliana, vale sempre la pena averla, al massimo e' inutile, ma mai dannosa. Nella vita si vince e si perde, si sbaglia e si impara, ma non serve scoraggiarsi e abbandonare le battaglie prima di averle combattute.
Vedo che mi sono dilungata anche troppo. Buona pasqua a tutte e tutti.

Teresa Numerico

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venerdì, aprile 06, 2007,16:22
Terza fase.

E' stato piuttosto un trasferire le mie emozioni e quindi il mio rabbrividire. Perché alla fin fine tutto è riassumibile col fatto che è un bel po' che provo disagio a vedere come sto invecchiando ad appena 22 anni...e non c'è nulla che chiarisca l'inesorabile scorrere delle lancette meglio di quanto non faccia l'allargarsi della frattura, come sempre inevitabile, tra l'uomo e le generazioni che lo seguono (oltre che della cugina di Tottoi che chiede: "ma voi a 22 anni ancora vi ricordate la matematica?").

E la spaccatura questa volta è veramente ampia. L'uomo non fa mai passi indietro, e tende verso immaginari limiti. La tecnologia sempre migliora ed apporta mutazioni culturali che si concretizzano nell'ormai stracitata frattura generazionale. L'elettricità, la lampadina, la tivvù. Solo che il web ha sconvolto un po' le carte in tavola. Perché, rispetto a quanto accadde con le più antiche innovazioni, tocca in misura solamente ridotta il mondo "adulto". E sempre più è il simbolo di un mondo diverso, che per forza di cose non sarà dei vecchi. E non sarà neanche di quegli adulti ostili od impermeabili alla rivoluzione. Questa è la rivoluzione di una gioventù che non l'ha cercata, e che dunque non ha motivo di essere nichilista, ed a ben vedere non sembra neanche intenzionata di ribellarsi ad alcunché.
Insomma: questa frattura ha distanziato le due coste tanto quanto potevano essere distanti Roberspierre ed un contadino conservatore francese.

***

In uno dei suoi ultimi libri Terzani citava un esperimento non so quanto scientificamente valente. Un gruppo di ricercatori mise dei topi in una vasca. La vasca fu riempita d'acqua. I topi morirono affogati, impreparati. Stesso esperimento ripetuto altrove in un momento successivo: stavolta i topi si salvarono, come se l'esperienza di individui della stessa specie fosse riuscita a trasvolare mari e monti per insediarsi nelle nuove generazioni. Un eccesso di darwinisimo? Una presa in giro al darwinismo? Ninzò. Però mi sembra un buon esempio per meglio spiegare quello che intendevo l'altro giorno analizzando il degenerante rapporto tra professori ed alunni (e non mi sembra poi che una deriva cruciverbista sia "grave" quanto mooolte altre cose che accadono!).
- L'educazione ricevuta in famiglia è sempre più blanda, priva di paletti;
- l'argine costruito dalla severità dei professori è crollato, ma intatta è rimasta l'incopetenza di molti;
- come i topi morti hanno lasciato in eredità la capacità di salvarsi dall'imprevisto alluvione in una vasca, così i nonni e i padri trasmettono a figli e nipoti la sempre meno controllabile insofferenza a dieci-quindici anni di studio coatto e null'affatto in linea con sogni, desideri e preferenze. Certo che mio nonno era costretto a studiare la geometria. E certo che lo fu mio padre. Solo che io mi sono ritrovato sul groppone anche la loro insofferenza.
E vista l'impossibilità di modificare (grazie a dio) l'educazione impartita dalle famiglie e l'auspicio (mio) di non reinnalzare il livello di severità dei professori, possiamo (e dobbiamo) lavorare sull'ultimo punto. Procedendo in due vie:
a- non regalare la cattedra ai professori solo perché in possesso di una laurea, bensì creare un indirizzo universitario ad hoc: un professore deve essere innanzitutto uno psicologo capace di gestire un gruppo di 20 adolescenti. Non di educarli, ma di gestirli, esaltarne le potenzialità, non demotivarli con insulti e, soprattutto, con la faccia di chi sta lì perché incapace di stare altrove;
b- introdurre il curriculm dello studente: un nucleo ristretto di materie obbligatorie, ed uno molto più ampio di materie a scelta dello studente. Non si puo' scegliere a 14 anni una scuola per i successivi 5. 5 anni che, oltretutto, influiranno profondamente su tutte le successive scelte.
Dalla prima media in poi lo studente deve poter sperimentare le proprie passioni, testare i propri sogni. Per scegliere serenamente l'università ed il proprio futuro. Per presentarsi nel mondo del lavoro con delle competenze specifiche ed uniche.

***

Mi perdonerà, professore, per la mia incapacità di realizzare un discorso omogeneo. Ma ho finalmente avuto la possibilità di chiarirmi bene alcuni punti sui quali m'ero spesso arrovellato senza troppo costrutto.
Riassumendo:
- la situazione della scuola è la stessa da una decina di anni. Se avessi avuto un cellulare con videocamera negli anni belli della scuola media Publio Virgilio Marone avrei chiare testimonianze di quanto dico. Ed ancor di più ne avrei se You Tube avesse visto la luce durante i cinque anni di Galilei: le poche volte che portai la telecamera in classe, ne uscii con riprese di culi di fuori durante l'interrogazione, gavettoni in sede d'esame di maturita con secchi pieni d'acqua. E tanto altro. Inutile dire quanto divertenti siano i ricordi di questi anni. E solo perché eravamo una scuola quasi completamente maschile non c'è traccia di sesso (che poi è questo che un scandalizza e fa strillare tanta gente attraverso i telegiornali)! (Un commosso ricordo e piccola testimonianza fotografica qui)
- non è certo per il clima goliardico che la scuola non va. E a mio modesto parere non neanche io cruciverba. Non va perché professori ed alunni sono ormai incapaci di stringere un patto di reciproca convenienza: io faccio bene il mio lavoro e te cresci culturalmente. Vedendola molto difficile lavorare sulla parte studentesca, mi sembra utile iniziare ad ipotizzare -e velocemente mettere in atto- soluzioni sul fronte docenti (non bastano sporadici buoni esempi perché uno studente rimetta nello zaino la voluminosa "Settimana Enigmistica". E' un po' come stare 2 giorni interi in una stanza buia. Poi il black out ha termine: potresti metterci un po' per capire che ora puoi riaccendere la luce);
- e fuori la scuola? Quale è la situazione? Qui andiamo troppo lontani, non saprei cosa dire. Magari mi aiuta lei, professore?

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,09:32
Qui l'unica 'Revolution' è il piano tariffario di Vodafone...
Caro Andrea (e cari tutti),

ho letto il tuo post e, innanzitutto, ti ringrazio. Sia per le cose che dici sia per esserti preso la briga di scrivere.
So che apparirà retorico, ma non immaginate quanto sia importante per me questo dialogo con voi.

Venendo al punto: non credo che la discussione - persino per Galli della Loggia - fosse una mera riproposizione della disputa "apocalittici vs integrati" [libro di cui, per altro, consiglierei la lettura!]. Certo che non è interessante (oltre che utile) discutere se sia un bene o un male ciò che accade, magari con corollario di laudatio temporis acti -- i treni arrivavano in orario, non ci sono piu' mezze stagioni, ecc. ecc.

Mi interessa però che cosa accade - e perché. Non volevo dare giudizi di valore, anche se indubbiamente il caso dei cruciverbisti è stato l'episodio che ha scatenato la mia curiosità (non solo clinica). Io pero' non rabbrividisco di fronte a questa gioventù. Mi dispiace se
avete avuto questa impressione. In genere invece sono curioso e, per quanto mi è consentito dal ruolo, partecipe.
Tralasciando le questioni personali, se è vero che ogni scarto generazionale presenta delle rotture e propone dei conflitti (ce ne fossero), stavolta mi pare che stia accadendo altro. Se lo schema fosse quello da te descritto, Andrea, vi sarebbe una qualche forma di protesta nei confronti degli adulti. Ma dove sono le barricate? Dov'e' l'accusa nei confronti del potere (in tutte le sue forme, politiche, economiche, antropologiche, ecc.)? Qui l'unica 'Revolution' è il piano tariffario di Vodafone...

A meno che - e, confesso, l'ipotesi mi intriga - la fellatio in classe & similia in onda su YouTube incarnino in realtà una nuova forma di protesta (nichilista? dadaista?) contro le vecchie generazioni.
Foucault ne sarebbe estasiato.

Buona Pasqua a tutt*

Domenico Fiormonte
p.s. Non resisto, e vi ricopio qui sotto un testo scritto dai ventenni di ventanni fa...

Baroni, padroni
pompieri, aspiranti dirigenti,
topi di sezione,
oscuri burocrati, gente con la linea
in tasca,
forse tra qualche giorno ce ne andremo
e proverete a dimenticare
tornando con: bacheche, circolari.
processo democratico, giornali
delegati e mozioni
(ma non rompete i coglioni)
Direte: "era un fuoco di paglia,
un'oscura marmaglia
senza proposizioni"
(ma non rompete i coglioni)
Ma tutto questo non è stato invano,
noi non dimentichiamo.

..
Per il vostro potere fondato sulla merda,
per il vostro squallore,
odioso, sporco e brutto...
Pagherete caro
pagherete tutto.

(scritta sui muri dell'università, febbraio 1977)


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mercoledì, aprile 04, 2007,20:26
Forse che no.
Due eventi capitali stanno sconvolgendo la gioventù (occidentale?):
- l'indefesso aumento del reddito (siamo pieni di superfluo);
- la rivoluzione tecnologico-scientifica colossale e generale.
E questo l'ha detto Galli Della Loggia. Che poi non è roba così geniale. Però l'ha detto. E l'ha detto pure sulla prima pagina del Corriere.

Non voglio affatto farmi voce, indegno come sono, di ciò che abbiamo detto oggi in aula. Ma solo appuntare sul foglio (elettronico) qualche pensiero, sperando facciate altrettanto.

L'uomo per indole naturale tende a spingersi verso gli estremi, nella speranza di oltrepassare i limiti. Solo gli inetti tentano di restare nel recinto. E non è detto che sia male. E infatti non ho detto che gli inetti siano il lato negativo dell'umanità. L'inetto è il vero super uomo. E però l'inetto rimarrà comunque intrappolato ed ucciso nella colossale esplosione finale che tutto ripulirà. Chiusa parentesi sveviana.

E questo voler sconfinare verso i limiti estremi si ripete di generazione in generazione, ed all'interno di ogni generazione. Ed ogni volta, sistematiche, s'alzano grida di terrore. E paura. E la terra sembra sgretolarsi sotto i piedi dei più stanchi e dei più vecchi. Ed il futuro sembra essere drammatico ed incerto.

Se la nonna della mia bisnonna sbirciasse nel presente della sua gioventù, professore, non nella nostra (mia) ma nella sua, si spaventerebbe. Rabbrividirebbe. O sbaglio?
Esattamente come lei rabbrividisce nel guardare nel presente di questa gioventù. O, per lo meno, come rabbrividisco io nello sbirciare nella generazione di mia sorella. Che sono pochi anni, ma si sentono tutti.
Insomma: ha senso preoccuparsi del futuro del mondo come se da cinque miliardi di anni il mondo procedesse stancamente attraverso la riproduzione di Amebe? Io non rispondo, perché non sono affatto certo della risposta. Sono certo invece che un po' di preoccupazione, nel visionare la fellatio di un sedicenne filmata contestualmente ad un'assemblea d'istituto, ce l'ho. E sinceramente me la tengo stretta.
Però, però...non so. Forse toccherebbe lasciarsi passivamente trasportare. O forse no.

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domenica, marzo 25, 2007,20:22
Tg5: Solo una vittima ma danni ingentissimi.
Oppure: danni ingentissimi ma soprattutto una vittima?

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lunedì, marzo 12, 2007,18:39
Domande
Pongo domande, quelle che mi son venute in mente ascoltando, finalmente, Mastella nell'ultima puntata di AnnoZero (tra l'altro: ma che buffone è ad andarsene così senza alcun motivo?). Perché non sono proprio 'sto grande esperto di giusnaturalismo ed ho bisogno di un supporto.
Le coppie omosessuali non sono naturali. Quindi vanno contro il diritto italiano, solo perché sono contro il diritto naturale.
Ne deduco che:
a- il diritto italiano si basa sul diritto naturale;
b- siamo uno stato etico.
Fa una piega? Non dovrebbe, almeno questo non dovrebbe. Non è una novità e non dovrebbe fare una piega.
Personalmente, al sol pensiero di vivere in uno stato dove la legge che conta è quella imposta dalla morale comune, rabbrividisco. Perché la morale comune non è comune, ma semplicemente quella espressa dalla maggioranza. O, spesse volte, dalla classe politica incapace di esprimere i desideri della maggioranza della popolazione.
Infine, ha non troppo senso giudicare innaturali gli omosessuali. Se esistono in natura sono naturali. Non sono aberrazioni. Non sono malati. Ma persone con tendenze sessuali dovute ad un inscindibile intreccio di predisposizione genetica e fattori ambientali.
E dunque? Mi manca sempre una risposta: perchè debbano essere su un livello differente dalle coppie eterosessuali. Non ce n'è uno che sia uno.

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sabato, dicembre 16, 2006,19:35
Verso la fine.
Non è semplicissimo seguire il filo di un discorso così lungo e con così tanti avvenimenti ed impegni a riempire la giornata. Abbiamo però spremuto dalla discussione quanto potevamo, credo. E non vale la pena ribadire certi concetti o certe frasi forse malcomprese. Solo su un incomprensione vorrei soffermarmi.
La frase originale era questa:
"Per le adozioni poi, forse basterebbe un po' di ricerca empirica sulla prole allevata dalle coppie gay in America. Non possiamo prendere decisioni sulla base dei nostri principi. Badiamo ai fatti."
Chiedevo uno studio, approfondito quanto occorre, sulla prole allevata dalle coppie omosessuali. Solo così possiamo abbandonare la teoria e i convincimenti personali. Se sono diventati tutti individui disturbati, criminali o pedofili, allora abbandoniamo pure l'idea dell'adozione gay. Altrimenti -ed io credo sia altrimenti- andiamo fino in fondo. Ma per favore facciamolo in fretta.
facciamolo in fretta, non facciamo passare altro tempo. Welby aspetta da 90 giorni nella sua prigione infamie. Alcune coppie attendono da anni.
E noi siamo qui, a conversare. Non posso dire che la cosa mi rallegri. Ma cosa possiamo fare? Il mio unico strumento è l'astensione dal voto. Figurarsi...
Hai ragione due volte: uno stato deve basarsi su dei valori fondanti. Io vorrei che quei valori fossero il rispetto reciproco, l'autodeterminazione, la libertà. Non è così in Italia; e non possiamo noi ritenerci detentori di alcuna verità, tanto meno dell'essenza dell'Amore: e allora perché consapevoli di non sapere vogliamo imporre il nostro sistema di valori?
Se hai notato bene, io non auspico di imporre il mio.
Anzi sì, hai ragione. Solo che il mio tollera e protegge tutte le diverse istanze. Ma non c'è dubbio che anche il mio è un auspicare una nuova imposizione.

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scritto da Andrea&Serena
5 commenti presenti - Posta un commento
venerdì, dicembre 15, 2006,16:05
Quinta.
Marco: come puo' uno stato morire solo perché a tutti concede gli stessi diritti? Non accetto questa tua visione di stato, non la credo aderente alla realtà.
Non conosco così bene la situazione olandese, ma non mi sembra che viga un non-stato o l'anarchia solo perché si è scelto di non appoggiare nessun sistema di valori. Perché sia chiaro: non chiedo alla legge di obbligare tutti all'omosessualità e all'eutanasia. Chiedo solo di lasciarci liberi di scegliere, e di lasciarci, nelle nostre scelte, dotati di pieni diritti.
No, ovvio: i diritti non sono un monolito inscalfibile. Ma mi risulta così complesso paragonare la situazione di un criminale a quella di un gay.
"Non possiamo prendere decisioni sulla base dei nostri principi. Badiamo ai fatti."
La mia frase, credo, sta in piedi benissimo. Di fronte al dubbio, a cosa è meglio affidarci? Alle nostre convinzioni? Bè, sono molte, spesso conflittuali. A chi dare retta? E allora affidiamoci alla pratica, ai dati empirici. Se un nero fosse stato veramente un essere inferiore, avrebbe certo mantenuto i suoi diritti fondamentali di essere vivente. Ma probabilmente sarebbe stato paragonato ad una persona incapace di intendere e di volere, e gli sarebbero state impedite molte azioni comuni. Se questa loro inferiorità fosse stata un'evidenza, un fatto dimostrabile empiricamente, mille convincimenti egualitari sarebbero stati inutili: perché avremmo dovuto scontrarci con una realtà fatta di milioni di persone, persino pericolose per gli altri.
Ora, per sentirci in diritto di togliere a migliaia e migliaia di coppie il diritto ad allevare un figlio, allo stesso modo chiedo di fondare le nostre leggi sull'evidenza dei fatti, e non su supposizioni.
E poi quale sarebbe il pericolo che questi bambini correrebbero? Riceverebbero un'educazione inadatta? Sarebbero pessimi adulti solo perché gay? Bene, è palese allora che il nostro stato si regge, tutt'oggi, dopo secoli di storia, sulla discriminazione. E ci sembra normale. Proprio come secoli fa ci sarebbe sembrata normale la schiavitù di gente ignorante ed arretrata. O come ci sembrava scontato relegare la donna a posizioni subordinate.

Ma un uomo che ne ha abbastanza di questa vita, e che proprio non ce la fa più, che colpa ha? E' persino eterosessuale magari!

P.S. scusa per la scelta errata della parola. Effettivamente fornicare c'entrava proprio nulla.
P.P.S. mille grazie per aver risposto alle mie domande sui testi sacri. Non mi sembra però che mai la bibbia escluda l'omosessualità dal disegno divino.

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scritto da Andrea&Serena
4 commenti presenti - Posta un commento
giovedì, dicembre 14, 2006,19:22
Sono sempre quelle due frasi.
Infatti Marco, non c'è proprio da convincere nessuno. Forse anche per questo quelle due frasi giocevano lì, senza commento.
Però vorrei proporre una lettura diversa.
Non c'è dubbio che tu sia libero di ritenere persino aberranti le unioni omosessuali. Ma non è questo il punto, anche se è su questo che vorrei un secondo soffermarmi.

Siamo sicuri che stiamo parlando di mutazioni genetiche, di una pericolosa malattia, di una situazione contro natura? Non riesco ad esserne convinto. Con la profonda fiducia che tendo a nutrire nelle leggi naturali, penso anzi che probabilmente l'omosessualità sia perfettamente prevista. E poi, colma la mia ignoranza, in quale libro del testo sacro il disegno divino bolla come aberranti e non previste tali unioni?
E permettimi di aggiungere, infine, che sempre di più, tra gli animali, si riscontra questa condizione "innaturale". E dunque mi domando: è naturale ciò che la natura crea o è naturale ciò che l'uomo decide esserlo, in preda com'è alla sua mania di onnipotenza?

Dicevo, però, che il punto di vista dal quale osservo l'argomento è completamente diverso. Non mi interessa troppo decidere da che parte stare. Non mi interessa decidere di non leggere Penna e Pasolini perchè omosessuali. Mi interessa sapere ciò che pensano e scrivono. Per questo mi chiedo: è giusto che lo stato prenda decisioni aprioristiche, sulla base di tendenze sessuali?
Non ne sono affatto convinto, e basterebbe appellarmi alla costituzione, immagino, per chiudere il discorso:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Ma la costituzione lascia il tempo che trova, ahimè o per fortuna.

Il nostro è un mondo di costruzioni illusorie ed arbitrarie, di istituzioni artificiali. Lo stato non è opera della natura o di Dio. Le leggi su cui si fonda non lo sono. E non c'è nulla che ci sia proibito in natura. Parliamoci chiaro: chi ha deciso che Hitler era "cattivo"? E perchè? L'abbiamo deciso noi, condotti dai nostri sentimenti e dalla nostra innata tendenza alla conservazione della specie. Ma avremmo potuto optare per l'esatto opposto, trucidare gli ebrei e nessuno avrebbe potuto aprire bocca: perchè nessuno puo' aprire bocca se non noi.
Allo stesso modo potremmo ipotizzare che no, i neri non possono avere i nostri stessi diritti, e perchè mai? E i gay poi? Dio mio, non possono procreare e, diciamolo, a pensarli in certi atteggiamenti ci viene anche un po' di pelle d'oca.
Ma puo' lo stato pensare di queste cose? O dovrebbe piuttosto far sì che ogni cittadino possa compiere e subire ciò che qualsiasi altro cittadino ha già subito o compiuto?

Lo stato siamo noi. Lo stato è ciò che noi costruiamo partendo da un'idea e dunque imponiamo.
Siamo noi. Noi chi? Io, te e tutti gli eterosessuali? Bene, allora cerchiamo di chiarirla bene questa cosa, senza ipocrisie e leggi non dette. Con la chiarezza tutti i gay potrebbero decidere di espatriare, andarsene altrove e creare un proprio stato. Vien da sé che anche io cercherei una sistemazione migliore: mai starei in uno stato anti-liberale, incapace di dare a tutti gli stessi diritti.

Quanto dici è chiaro: "Un diritto è riconosciuto laddove ci siano dei presupposti. Io per esempio non godo in Italia dello status di rifugiato politico, e quindi non mi vedo riconosciuti queri diritti".
Ma possibile che la tua chiesa, fondata sulla parola di Cristo affermi quanto dici? Che parafrasato suona: un gay non può avere i miei diritti perché non fornica con una donna, e dunque non procrea.
Ma quindi -e so che è una domanda trita e ritrita: le coppie sterili devono subire un declassamento nella scala dei diritti? Se no: perché?

Per le adozioni poi, forse basterebbe un po' di ricerca empirica sulla prole allevata dalle coppie gay in America. Non possiamo prendere decisioni sulla base dei nostri principi. Badiamo ai fatti.
Rimango del parere che i fattori capaci di influire sulla crescita di un bambino sono talmente tanti -e primo fra tutti l'Amore- che forse ciò che i genitori fanno al letto è quasi ininfluente. Ma non aggiungo altro, perché non sapendo preferisco tacere.

"È difficile da mandare giù che lo stato sposi un universo di valori anziché un altro." Difficile, talvolta, è vero. Molto più facile se lo stato optasse per rimanere single: di non decidere per tutti, ma lasciare tutti liberi. Non sto chiedendo di legalizzare un omicidio, credo.

P.S. "Per questo possiamo passare giorni interi a discuterne, ma rimarremo sempre abbarbicati ciascuno vicino ai suoi principi."
Bene: passiamoli questi giorni interi!

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scritto da Andrea&Serena
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