venerdì, febbraio 08, 2008,15:39
Un'amosessuale nel partito democratico

Foto di Carlo Traina, flickr.com/photos/karltra

Cosa c’è secondo te che non va negli italiani? Voglio dire, in quale punto della storia hanno perso di vista la bellezza della libertà? Gli omosessuali non possono sposarsi, in nome di un preteso diritto naturale. Lo stesso che, procedendo con logica il ragionamento, dovrebbe proibire il matrimonio alle coppie sterili… dove e come nasce, secondo te, il problema?

Calma, calma. Non me la prenderei con gli italiani. Noi con gli italiani ci viviamo tutti i giorni, al lavoro, in palestra, nei condomini. Gli italiani sono i nostri amici, i nostri genitori, i nostri colleghi. E noi stessi siamo italiani, con gli stessi difetti. Il fatto saliente è che la politica italiana non sa interpretare la realtà del Paese, sulla questione del matrimonio omosessuale, come su tante altre, anch’esse di pari importanza. Pensa alla questione energetica, al disfacimento della scuola pubblica oppure al ricambio generazionale soprattutto all’università. Siamo un Paese immobile e conservatore, dove la conservazione fa rima con il terrore di cambiare le cose. Si chiama resistenza al cambiamento. Noi ne abbiamo più di qualsiasi altro popolo europeo.

E queste metastasi della libertà sono ovunque. Non solo in una destra che non ha mai fatto proprie le istanze libertarie. Ma anche in quella parte della sinistra che dovrebbe essere più fresca e moderna: il PD.
Tu ne fai parte ed hai esaurientemente motivato i perché della tua permanenza in un partito che, dal punto di vista del movimento GLBT, si sta comportando in maniera semplicemente vergognosa. La politica “ma-anchista” di Veltroni, in questo, sembra dare segnali scoraggianti. Vuoi spiegarci qual è la posizione del PD?

E’ esattamente quella che Veltroni ha definito nel suo discorso di candidatura al Lingotto: riconoscimento dei diritti delle persone dello stesso sesso che formano una coppia e una legge che combatta omofobia e transfobia. Qualsiasi altra posizione è singolare. Persino la mia che sono per il matrimonio. Sappi anche ogni volta che mi alzo a parlare di questioni GLBT, la platea del PD non gracchia né rumoreggia. Applaude. Non posso non tenerne conto, significa che c’è un DNA positivo, favorevole. Dobbiamo trasformare questo DNA in fatti, in politica, in azione di governo. Sono dentro per questo.

Il movimento è contro di te, a causa della tua scelta di rimanere nel partito democratico. “Con me hai chiuso”. “Se mi incontri per strada, evita di parlarmi”. Questo ti scrivono. Correggimi se sbaglio ad interpretare la tua posizione: tu vuoi stare dentro ora, quando il PD è materia fresca da plasmare, durante il quale c’è ancora la possibilità e la speranza di creare il primo vero grande partito moderno italiano, almeno sui temi etici. Ma non ci penseresti su due volte ad andartene qualora verificassi che a Veltroni, dei diritti omosessuali, proprio non gliene frega un tubo…

Il movimento non sono i lettori del mio blog. Loro ne fanno parte come molti altri. Al contrario di molti omosessuali che fanno politica che ci tengono a distinguere la loro azione dal movimento, io mi sento parte del movimento. Vedi, in realtà il movimento GLBT è una realtà liquida, dove trovano spazio gli omosessuali cattolici e le lesbiche separatiste. Gli uni che vorrebbero sposarsi in chiesa e le altre che rifiutano la replica di una famiglia borghese e fondata sul potere maschile. Parlare di movimento, oggi, purtroppo, al di fuori del Gay Pride è un azzardo. In questo siamo indietro, ma so che Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay, sta lavorando alacremente per sanare questo gap. Dobbiamo definirci come forza, anche trasversale. L’importante non è dove si milita, ma cosa si dice. E’ vero che fino ad ora i gay dei DS ed Arcigay hanno seguito una politica moderata, chiedendo poco. Ora la maggior parte del movimento chiede il matrimonio e chiede che venga riconosciuto il diritto alla genitorialità omosessuale. Io sono su queste posizioni da anni. Mi sento quindi di fare parte del movimento. Ho scelto di militare nel partito più grande del centro sinistra affinché queste posizioni trovino lì cittadinanza.

Della chiesa è inutile parlare. Il papa fa il suo mestiere. Sbagliano tutti quei politici chi gli danno retta per convenienza, concordi?

E’ così. Ognuno è libero di seguire la propria coscienza, cosa che uno farebbe anche se non ci fosse una religione a distribuire dettami. Sbagliano coloro che lo fanno per altri interessi, per tornaconto elettorale, quelli che lo fanno in mala fede, quelli che predicano bene e razzolano male. Quelli che, come dici, lo fanno per convenienza personale.


Semplifichiamo per chi ancora non l’avesse capito: cosa vuole il movimento GLBT?

Da giugno 2007 il matrimonio. Ti ripeto, c’è una grande questione ideologica dietro che parte dagli anni 70, gli anni della liberazione sessuale, ai quali il movimento sembrava inchiodato. Il matrimonio sembrava una richiesta borghese. Invece è una questione di visibilità sociale, di riconoscimento, non solo della singola persona omosessuale con l’esercizio di una sorta di pietà laica. Ma il riconoscimento della relazione affettiva reciproca. L’omosessualità non solo come conquista di libertà sessuale, ma anche come conquista di affettività relazionale, un riconoscimento completo.


Foto di Carlo Traina, flickr.com/photos/karltra

Perché il registro delle Unioni istituito dai comuni è uno strumento debole? Da quale punto di vista?

Non penso che sia uno strumento debole e l’ho scritto anche a Veltroni. E’ debole dal punto di vista giuridico, certo. Soprattutto in un comune che ha già la famiglia anagrafica, come Roma. E’ uno strumento fortissimo per dare forza alla vera questione dell’omosessualità: la visibilità sociale delle famiglie omosessuali. E’ così semplice. Riconoscere queste famiglie, significa toglierle dal silenzio, non relegarle più nella vergogna. Imbarazzo e vergogna sulla questione omosessuale fanno rima con i molti suicidi che in questi mesi hanno ancora una volta funestato fragili vite di adolescenti, privi di strumenti di decodifica esistenziale, che magari sentono una trasmissione in TV in cui parla la Binetti, gli dice che sono malati e loro non reggono, perché non sanno. Perché nessuno di altrettanto mediatico della Binetti può controbattere per tranquillizzarli.

Dunque, a fine intervista, puoi aprirti: ti piacciono ancora le donne? Insomma, a noi puoi confidarlo, sei ancora malata? Non dirmelo…
Beh, sì, sono ancora malata. Ma voglio dirti una cosa rivoluzionaria. I
gay non esistono. E nemmeno gli etero. Esistono solo esseri umani, uomini e
donne, che possono innamorarsi. Qualcuno dice che, in fondo, siamo tutti degli
amo-sessuali.

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sabato, gennaio 12, 2008,15:34
Paola Binetti: la nostra comica migliore
La battuta del nostro caro Silvio su Shulz-Kapo mi lasciò addosso tanta tristezza. Mi lasciano sempre addosso tanta tristezza le battute mal riuscite.
Il copione in sé non era male. Anzi, l’autore aveva fatto un lavoro discreto, compreso quel sorrisetto compiaciuto sul finire della scena. Ma la recitazione fu pessima. Un comico è puro ritmo, e in quell’occasione il cavaliere sbagliò tutto.
Invece Paola Binetti non mi tradisce mai. Il suo è un talento purissimo, difficile da inquadrare negli schemi stantii della comicità italiana. Ma, a chiunque vogliate paragonarla, pochi giorni prima di natale ne ha fatta una che è venuto giù tutto il teatro.
Ve la racconto. Un giornalista di Liberazione si è finto gay ed è andato a farsi curare in un gruppo di cattolici estremisti legato al Vaticano. In sé non è una gran notizia: in America questi gruppi spopolano da un po’, e tante lune fa ne parlò Daria Bignardi con un servizio ben fatto e divertente nel quale si mostrava come i preti riuscissero senza problemi a bloccare gli istinti “pederastici” grazie ad un po’ di ginnastica in piscina e qualche fellatio ben praticata.
Ma quello di Davide Varì non voleva essere tanto uno scoop quanto una sponda comica. Che la nostra incredibilmente comica Binetti non s’è lasciata sfuggire.

«Cantelmi (presidente degli psicologi e psichiatri cattolici n.d.a.) svolge un lavoro eccellente - afferma -. Fino agli Anni Ottanta nei principali testi scientifici mondiali l’omosessualità era classificata come patologia, poi la lobby degli omosessuali è riuscita a farla cancellare. Ma le evidenze cliniche dimostrano il contrario»

Parlavo prima di quanto siano importanti i ritmi in una battuta. Per far ridere devi rispettare certi tempi. Devi stupire. Devi dissacrare. Insomma: serve quel genere di cose che se vai in onda su la7 verso l’una di notte poi ti cancellano la trasmissione. Servono storie di cacche, pipì e frustini. Ma se ti giochi l’asso dei froci-piglia-in-culo allora la platea esplode senza soluzione di continuità.
I tempi erano perfetti: infatti c’era ancora qualcuno capace di credere che il Pd sarebbe stato un partito moderno, giovane, laico! Ahah! E che ti fa la dissacrante Binetti? Dissacra. Ti dimostra il contrario. Ti dimostra che ciò che credi non è così certo, ti toglie la sedia da sotto le chiappe e ti fa fare un bel ruzzolone giù per le scale delle tue convinzioni. Poi ti guardi intorno. Vedi che gli altri ridono e ti metti a ridere un po’ imbarazzato.
Oh, che ve devo da dì: a me la Binetti fa troppo ridere.
Invece Veltroni fa sempre più piangere.
p.s. Danie’, ma come resisti all’idea di un Italia governata da gente moderna non più di Lancillotto? Risposta.
p.p.s. secondo me Don Giacomo, mentre si faceva raccontare le libidini attive/passive del giornalista finto gay… mah, secondo me si crogiolava con la sua erezione.

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giovedì, dicembre 27, 2007,19:49
Cristiana Alicata. Il pd.. mmm.


In attesa dell'intervista, ecco il suo blog.

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domenica, dicembre 23, 2007,21:55
Vinicio Capossela - Ovunque Proteggi

Mi rode un po' di dover dare un 9 ora che sono appena alla seconda recensione. Ma questo è un album che pretende di avvicinarci alla perfezione. Un disco epico, mitologico. E' un biglietto A/R per un viaggio decisamente poco normale, con la voce di Vinicio smagliante (o splentita/splentente come direbbe il nostro caro Montrucchio) capace di spingere ovunque chiunque. Finanche all'incontro con nostro signore Gesù Cristo appena risorto.

Ed è quanto succede ne “L’uomo vivo (inno alla gioia)”, con Cristo fresco di risurrezione, e le corde vocali del maestro Capossela che dipingono la felicità della vita ritrovata (“nemmeno il tempo di resuscitare e subito l’hanno portato a mangiare”). E’ un disco del popolo, pieno di popolo e di vino, colmo dei suoni dei paeselli perduti, degli amici ritrovati, dei colori ripescati dalla memoria, dei suoni e degli odori mai visti e mai vissuti e mai goduti. E’ un disco teatrale, perché tanto anche se non vuoi, è un disco che devi vedere, che ti obbliga a viverlo. La musica costruisce il palcoscenico. Premendo play si schiudono le tende rosse e tu spettatore unico vedi un attore unico che canta mille vite in 71 minuti e 51 secondi. Canta tutto quello che riesce, ma soprattutto la nostalgia.

La nostalgia è la co-protagonista dello spettacolo. E’ la pittrice che pur in presenza di testi così nitidamente concepiti, scritti ed eseguiti (non c’è spazio per immaginare: ogni singola parola si trasforma in oggetto nella tua mente di ascoltatore) riesce a colorare tutto di colori strani e mai visti. E rompe in mille pezzi ogni figura. E’ uno specchio rotto questo disco. E le figure le vedi bene, eppure non sempre le distingui.

E’ la nostalgia di tutto e del nulla: di un naufragio così ben riuscito da risultare un ricordo romantico e struggente (“S.S. dei naufragati”, che sarà pure ispirato a Coleridge ma io non riesco a non pensare a Gericault); di un’amicizia così grande e così improvvisamente svanita tra le pieghe della vita da meritare una riesumazione estemporanea ed inutile (dov’è che siam rimasti a terra Nutless? Che potevamo andarcene a ragazze o giù al lido. A fanculo questa serietà).

Ma forse, in conclusione e più di tutto, dell’Amore che non ritrovi (“Ovunque Proteggi”, la ballata capolavoro che chiude l’album), dell’Amore che hai perso, o dell’Amore che hai sempre voluto.

E se mi trovi stanco
E se mi trovi spento
Se il meglio è già venuto
E non ho saputo
Tenerlo dentro me.
[…]
che troppo è per poco
e non basta ancora
ed è una volta sola.

E in una volta sola, in un disco solo si esaurisce tutto ciò che l’umanità puo’ dare di bello, di struggente, di romanticamente affascinante. La perdizione, la sensualità, l’ironia, l’Amore, la sofferenza, la storia. In tredici tracce.

Perdio: in fin dei conti un nove meritato?

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,14:48
Il vincitore!

Stock Volker, www.stockwerk23.de
primo classificato del photocontest numero 0 meltin'pot+zuuumeristi italiani. (Secondo e terzo)
Ed ora via col numero 1. Tema? Le curve...

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venerdì, dicembre 21, 2007,11:06
IL BLOG DI TOMMASO RANCHINO.

About 7th, un occhio indiscreto, ma non troppo, sulla settima arte...

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domenica, dicembre 16, 2007,16:29
Il prete messicano

Ciao caro andrea, tranquillo mi ricordo di meltin'pot.

Guarda ti dico già che si può fare. Anzi ti ringrazio molto, mi fa davvero piacere. Inizia a spedirmi le domande, ora purtroppo non sono a casa, e sono un po' impegnato tra concerti ed esami. Però se si fanno le cose con calma, una domanda alla volta come dici te, il tempo lo trovo senza problemi.

Grazie ancora, quando vuoi manda la prima domanda, e cercherò di rispondere al più presto!

Prete Messicano


Ti stai esaminando? Per conto di quale facoltà? Che anno stai? Come mai? E come ti chiami?

Mi chiamo Andrea Mancin e sì, nella vita faccio lo studente. Poco modello. In realtà mi laureo a marzo, se tutto va bene. Sennò sono 1300 euro in più, cazzi amari insomma. Faccio Scienze dell'Aria Fritta Voltata e Rigirata in Padella (miodio oggi sono mister simpatia), e sono totalmente insoddisfatto del ramo che ho preso. Suono la batteria e il basso in due gruppi: i Juxtabrunch e i My Awesome Mixtape. Sono un drogato di computer, anche se riesco a malapena a leggere la posta.

Bè, se ti laurei a Marzo stai messo meglio di me di almeno di un anno. Ma sempre nella medesima ed insoddisfacente Scienze dell'Aria Fritta. Quindi già un punto per te. E poi suoni la batteria. Per di più in due gruppi. Io invece mi sono fermato al flauto: My heart will Go on mi riusciva mica male. Un batterista, di due gruppi... ti presenti così alle donne, di la verità?

Allora, in realtà ultimamente sono più bassista che batterista, ammesso che cambi qualcosa. Però no, in realtà faccio subito notare che mi serve una donna disposta a mantenermi. Perchè non ho assolutamente intenzione di lavorare. Quindi mi serve una ragazza che sia disposta ad accollarsi tutte le spese per il mio mantenimento. Così posso passare il tempo a sbronzarmi e a suonare alle feste dei liceali.


Perfetto. Hai fatto lo spaccone snob: non suoni uno ma due strumenti. E in più sei affetto da una nobilissima sindrome di Peter Pan. Ma perché suoni?

Inizialmente per emulare il mio fratello maggiore. Avrò avuto 5-6 anni. Ci sono ancora delle foto che testimoniano il mio primo amore: percuotere bacinelle con pezzi di legno. Ne avrò distrutte una ventina. Poi per la cresima mi regalarono la batteria e il cd Antichrist Superstar di Marilyn Manson, che mi cambiò la vita insieme a The Fat Of The Land dei Prodigy. E continuai a suonare, senza pensarci tanto su. E mi ritrovo a 22 anni che so fare solo quello (e male).

Io però vorrei sapere chi regala Antichrist ad un ragazzo appena cresimato e dunque sotto il potente influsso di Cristo...

Me lo regalò mio fratello, che è più grande di me. Mi ricordo che lo ascoltavo con la paura, massimo due tre canzoni per volta. Dopo un po' la paura decadde, e credo fu in quel momento che diventai ateo. E' incredibile come la religione cattolica possa influenzare così negativamente un ragazzino di 12 anni. E' per questo che ora odio tutto ciò che è riconducibile al cattolicesimo. Devo ringraziare Marily Manson.

Quanti cd hai registrato in vita tua? Ep? Album? Dicci tutto..

In tutto ho registrato un demo e due Ep con i Juxtabrunch, poi una infinita quantità di demos con altri progettini crust-grind-core e punk californiano. Con i My Awesome Mixtape non sono ancora riuscito a registrare nulla, quando sono entrato nel gruppo il disco era già finito. Però sicuramente nel prossimo ci sarò, se non mi cacciano prima (grasse risate).

Hai 22 anni. Qualcuno direbbe che sono una quantità di anni sufficiente per sapere chiaramente cosa ne sarà della vita. Cosa sarà della tua? Che te ne farai della tua maturità? Suonerai? Ma quanti falliscono? Quanti non trovano spazio? Si, questa domanda ha provocato più di qualche suicidio oltre la mia depressione.

Temevo questa domanda. Non so assolutamente cosa ne sarà di me. In questi casi cito sempre Battiato, che disse di non aver mai conosciuto una persona intelligente con meno di 25 anni che avesse un'idea di cosa fare nella vita. Cerco di laurearmi il prima possibile, suono per un po' e cerco qualche specialistica o corso che mi interessi veramente, sperando che mi dia anche delle basi per il futuro. Praticamente ho un obiettivo irrealizzabile, in Italia.


Ecco! Io finirei quasi così. Con questa nota amara, con questo attacco all’Italia che secondo me ci sta sempre bene. Però aggiungiamo qualche però, per fare gli alternativi: Afterhours, Verdena: dimostrazione che anche in Italia la “robba” buona trova spazio?

Non voglio criticare Verdena e Afterhours. Ma il fatto che da dieci anni si parli sempre di loro alla voce "robba buona" mi da un po' da pensare. Mancano gruppi in Italia? Non direi. Anzi ne conosco un bel po' che preferisco mille volte ai grupponi succitati. Penso ai Settlefish, ai Disco Drive, ai Jennifer Gentle, agli Amari, ai Fake P, ai Canadians. O ai Perturbazione, per rimanere in ambito "grupponi". Il fatto che i Verdena trovino spazio è una cosa noiosa. Molto meglio parlare di "un'altra musica italiana". (E poi Le Man Avec Les Lunettes, The Calorifer Is Very Hot, Le Luci della Centrale Elettrica e i Gazebo Penguins)

E no, ma infatti. Il discorso è quello. Gruppi ce n'è. Questo intendevo. E perché dici che non ci si campa? Monetariamente parlando? O per gli spazi? O semplicemente perché in Italia vende giusto Gigi D'Alessio?

E' un discorso molto complesso e non credo sia sintetizzabile in poche righe. Diciamo che è un misto di quello che hai detto tu. Ma scomodando concetti alti, direi che è colpa della "cultura" che c'è in Italia che, almeno nella musica indipendente, è molto diversa dalla situazione europea o americana. Gigi D'Alessio è solo un effetto di questo degrado culturale. (rido da solo)

Per quanto riguarda gli spazi, se si è bravi e fortunati si suona, se non lo si è allora subito a dire che mancano i posti per farlo. Se ci pensi è ovvio che sia così. Al momento suono tantissimo, sostanzialmente perchè ho avuto moooltoafortuna a ritrovarmi in questo gruppo (non so ancora come è successo), quindi non mi lamento.

(Ma poi, per tornare su una tua risposta precedente.. quindi ogni tanto pensi anche che la musica potrebbe non essere la tua fonte di guadagno futura? Che forse dovrai capicollare nel mondo quello vero degli adulti con la 24 ore e il bedge per entrare in ufficio?)

Ne sono certo. In Italia è quasi impossibile campare di musica. A meno che non si diventi Gigi D'Alessio. Magari in ufficio! Ci metterei la firma! Mi sa che mi toccherà fare un lavoro mooolto più umile, tipo magazziniere, oppure fare l'asfaltatore sull'autostrada il sabato notte.

Voglio capire tutto. Proprio tutto. Raccontaci le vostre spese e i vostri incassi. Allora: come organizzate una data? Contattate o venite contattati dai locali? Quanto spendete per una trasferta? E quanto vi danno? Sporchiamoci le mani con i numeri, zozziamoci con la realtà! Ingozzaci di verità! (L'asfaltatore il sabato notte è molto rischioso).

Per la questione date, non sono io che me ne occupo nei My Awesome Mixtape. E' Paolo che fa quel mestiere, in modo sopraffino aggiungerei, visto che in poco meno di un anno siamo riusciti a suonare in quasi tutti i festival e i club più fighi d'Italia. Da poco ci siamo appoggiati a un booking gestito da amici, che sta lavorando molto bene. Il cachè varia di data in data, dipende dalla disponibilità del locale e nostra e dalla distanza. Diciamo che non è molto alto, rapportandolo al culo che ci facciamo. Però non è neanche bassissimo. Insomma, vi sarete fatti un'idea! Le spese sono ovviamente quelle di trasporto, benzina e autostrada.

Eh no che non abbiamo capito! Devi pure pensare al povero bimbo di 6 anni che legge questa intervista e vorreb farsi due conti per capire come tirare avanti, con che soldi comprare la chitarra nuova. Cioè, insomma: non è il bimbo di sette anni puo' pensare di fare nulla tutta la settimana e campare con i soldi fatti il giovedì sera?

Prendo 24.99 euro+iva a data.

Al bimbo di sei anni dico subito che se vuole suonare fuori gli serve a priori una chitarra. Quindi se non ha soldi per prendersela, la vedo dura.

Vorrei chiudere con questa risposta l'intevista. Ma dato che ho altre due domande, facciamo che dopo la copio e la reincollo...

Se quando avete iniziato stavate a quota 0 ora a che quota vi sentite? A che quanto pensate di arrivare? Zan zan..

Io non sono del gruppo dagli inizi. Prima di tutto ero un fan, che ha subito il fenomeno Mam per un bel po' di tempo. E ho visto crescere il progetto da esterno, cosa che mi ha fatto capire meglio quali erano i punti di forza del gruppo e quali erano i difetti, che ora stiamo cercando di eliminare.

Non sono bravo a dare i numeri (in matematica ho sempre avuto 4), però mi sento di dire che il meglio deve ancora venire (e mi tocco i coglioni tantissimo mentre formulo questa frase).

Avete un cellulare una macchina fotografica o qualsiasi altro tecnotoy dotato di video camera? Salutate l'allegra redazione di meltin'pot in un breve video? In alternativa: ci cantate 25 minuti di canzoni live in esclusiva con videocamera fissa in un punto e voi che fate davanti quello che volete?

Sono un analfabeta informatico di tali dimensioni che riesco a malapena a mandare una mail (so che qualcuno starà pensando "ma questo non è capace di fare un cazzo" e io gli rispondo "esatto"). Propongo un'altra cosa: il 1 dicembre, quando con i My Awesome Mixtape passeremo a Roma, al Lian Club, voi di Meltin'Pot venite a vedere il concerto e così, oltre a baciarci ed abbracciarci, faremo anche una canzoncina acustica in esclusiva per voi (portate la telecamera). Che dici?

Mi sembra una proposta del tutto condivisibile…

"Al bimbo di sei anni dico subito che se vuole suonare fuori gli serve a priori una chitarra. Quindi se non ha soldi per prendersela, la vedo dura."
Andrea Mancin
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,16:27
Only the name have been Changed
Titolo: Only the name have been Changed
Artista: Kelly Jones
Etichetta: V2
Anno d'uscita: 2007
Genere: Rock
Voto: 8,0/10
Cosa fa Kelly Jones in quest’album? Semplice: prende un ago spesso come uno spago, lo riempe di acido e di amarezza e te lo ficca in mezzo al petto. Spinge bene, per assicurarsi che entri tutto, che non cada neanche una goccia.
Only the name have been changed compete col migliore degli album degli Stereophonics, qualsiasi esso voi crediate che sai. Songwriter da sessanta sigarette al giorno ispirato come sempre, Kelly offre alle nostre orecchie purissima desolazione urbana ed umana. Solitudine ed amara felicità. La serenità? Mah…
Katie offre al taxista il suo corpo per coprire il costo della corsa. Jayne lo lascerà domani. Ma Jayne non vedrà mai il domani. Ogni traccia un nome, ogni nome una storia.
Ben lontano dall’essere un disco banale… o meglio: OTHBC suona così banale da sembrare un classico. Kelly, denudato di tutti gli orpelli che fanno degli Stereoponics un gruppo nel complesso clamorosamente obsoleto, racconta come sempre, raschiando qua e là sulla carta vetrata le sue note, le sue storie. Che, belle come sono, hanno bisogno di poca roba sotto per essere esaltate.
Un 8 pieno, bello abbondante, per un disco registrato in poche ore. Per un azzardo intenso come pochi altri album di quest’anno.
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venerdì, novembre 09, 2007,16:04
Phtocontest noZERO: "La mia strada".
Photocontest no_zero (beta4)

Regola numero 1: invia le tue foto da qui entro il 29 Novembre.
Regole? Stop.
p.s. E' un photocontest organizzato da meltinpot e dagli zuuumeristi italiani. Non adatto ai fotografi noiosi. Il tema "La mia strada" declinatelo come vi pare. Potremmo accettare persino la vostra stradina di residenza.
Le votazioni partiranno il 30 novembre, a mezzanotte. Voteranno tutti qui [link al gruppo di zooomr]. E ci sarà una mensione speciale decisa dalla giurìa di qualità. Il vincitore sarà costretto a rispondere alle domande di una brave intervista e a vedere la sua foto pubblicata ovunque per la rete.
p.p.s.E' morto il gatto solitamente soggetto delle vostre foto? Fa niente! Compratele un altro entro il 15 Dicembre, quando partirà il photocontest numero1. O entro il 15 gennaio, quando partirà il photocontest numero2. O entro il 15 Febbraio, quando....

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domenica, ottobre 21, 2007,19:00
Guida internet per Noi fotografi pivelli #3 – Viaggietto tra I photoblog
foto di Les Krimes
Ante Scriptum - Vista la delirante quantità di link (40) raccolti in questa pagina, e la fulgente meraviglia e stravaganza e delicatezza di certi attimi catturati, l’autore ne consiglia un’assunzione a dosi moderate e graduali.

Scriptum - Puntata turistica: quest’oggi, comodi, navigheremo per photoblog. Il grosso del lavoro lo fanno i tipi di Cool Photoblogs, un aggregator niente male, che raccoglie effettivamente il meglio rintracciabile in giro (questa la top 20). Ma eviteremo sapientemente quei 20 lì, andremo altrove, eccezion fatta per Chromasia che va visto punto e basta, non fosse altro perché ha scattato una delle mie foto preferite (e poi questa o questa o le mille altre). In Italia il giovine Damiano Cerrone non se la cava proprio male. Guardare per credere. O Michele Falzone: basta un click per partire. E a proposito di viaggi, splendido è Rayn Maya, il breve ed asiatico racconto di Silvia. Crudo, povero, sincero.

Qualche buon nudo qui e qui. Ma se vi venisse voglia di rivestire al volo una donna godetevi questa magistrale genialità. Gradevolissimo Glamour anche da Nicoline Patricia Malina.

Già che ci siamo sarebbe bene offrirvi delle foto poco note perché a lungo rimaste segrete. Non sono altro che un favore di MM ad un amico. Si prestò per un gioco. Quello che ne uscì fuori fu qualcosa di esteticamente non eccelso, con più di qualche errore. Ma con un fascino unico. Ecco a voi MM come non l’avete mai vista. Semplicemente da brividi qui. Solo lei, la sua pelle e la sua fragilità. Pura Marilyn. E a rivederle tutte, sinceramente, non ci sono errori. Ma proprio neanche uno. Esteticamente sublimi.Tutto da godere è Les Krimes: blasfemo profanatore religioso e sociologico capace di sbeffeggiare tanto Pluto quanto Dio, prendendo in giro con una fotografia tutta pittorica colma di fantasia, delicatezza e sincerità la società e la realtà. Ma insomma: guardatevele tutte e cercatene altre..

Terminerei questa caotica scorpacciata di foto con due ragazze. Lara Jade, diciotto anni e Laura Taylor, 19. Lara tocca livelli di onirismo raramente ammirati. Palloncini, colori irripetibili. Una buona valanga di invidia per una “bambina” prodigio. Laura, invece, è la delicatezza fatta foto (e persona). La grazia impercettibile del quotidiano. La sensualità antica delle cose.

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(questo è il post numero 600 di Square)

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lunedì, ottobre 15, 2007,20:44
“Per il futuro? Un network universitario chiamato Universytv”

Incontro con Gianluca Martone, fondatore di UniversyTv

Allora Gianluca, nel maggio scorso abbiamo pubblicato una breve chiaccherata con Adil Mauro. Non si parlava benissimo di universyTv, e purtroppo non ci fu tempo (me ne scuso ancora) per pubblicare una vostra risposta. Eccoci qua. Anzi tutto: sei Gianluca Martone: ovvero?
Uno studente ormai al capolinea, iscritto alla laurea specialistica del Dams, attualmente lavoro anche in produzioni televisive tra Rai e Mediaset


Adil Mauro dice di te che sei "un animale politico". Un bel complimento. Ne devi aver fatti di giri per farti aprire una televisione. Com'è nata? Vuoi raccontarcelo? E' vero che avete addirittura ricevuto due finanziamenti pubblici diversi e c'è stato un momento in cui i fondi sono stati bloccati per chiarire la situazione?

Un animale politico è un complimento se intendiamo la politica come la intengo io: "servire gli altri". Universytv è nata durante le lezioni del professor Freccero. Io sostenevo che una piccola emittente potesse rubare audience ad una tv generalista, nel lembo di terra dove questa trasmetteva, perchè come siamo interessati a quello che succede nel nostro Paese, cosi lo siamo su quello che succede sotto casa nostra. Provenendo da un corso di laurea caratterizzato dalla creatività e dalla voglia di comunicare dei suoi studenti, ci siamo detti: perchè non facciamo la tv a Roma Tre?
Di giri ne ho fatti tanti perchè all'inizio tranne Freccero, Gamaleri e Mazzarella, alla tv non ci credeva nessuno, anzi sono sicuro che qualcuno pensava addirittura che fossi "pazzo", ma poi sono riuscito a convincere i più scettici, e i risultati sono arrivati.
Per i finanziamenti, non sono stati bloccati ma annullati, e si tratta di quelli provenienti dalla commissione per le attività socioculturali degli studenti, poichè incompatibili. Io amo la chiarezza quindi presentai il progetto al "consiglio degli studenti" spiegando che UTV aveva ricevuto 1000 euro dal CDL Dams e 6600 dal CDA d'Ateneo, e un rappresentante di cui non ricordo il nome obbiettò sull'incompatibilità dei finanziamenti rispetto al bando.Quindi finanziamento annullato e tutto da rifare, ci siamo rimboccati le maniche e ne abbiamo ottenuto un altro dal Rettorato e uno dall'Adisu.
La verità è che si voleva uccidere Utv per aprire una nuova telestreet ad Architettura: hanno anche provato a realizzarla, salvo chiudere dopo 2 settimane. Io non mi metterei mai a progettare palazzi.

Che ruolo hanno i professori all'interno della televisione? Sono mai arrivati dei corsi speciali per i partecipanti?
Lezioni speciali vere e proprie non ci sono mai state, I prof svolgono attività di consulenza su richiesta degli studenti, e devo dirti che avendo tra i docenti grandi professionisti del settore più di una volta abbiamo bussato alla loro porta . Sono convinto che non si autoimpara nulla.

Universytv. la prima televisione universitaria? A me ne risultava una a Torino anche se in questo momento sembra sparita.. non ne trovo più tracia. Mah.. te ne sai nulla?
Chiariamo: a Torino nel 2005 c'era un laboratorio televisivo che produceva un tg su tematiche universitarie che andava in onda su delle emittenti locali Piemontesi, cosa assai diversa dal dover gestire una frequenza analogica e un palinsesto televisivo 24 ore su 24. So che nel 2006 Torino ha ricevuto un finanziamento di 300.000 euro ed una frequenza digitale terrestre, beati loro...
Comunque a Novembre il programma di Rai3 "La storia siamo noi" in una puntata metterà a confronto proprio Universytv con l'esperienza torinese e il
mistero del primato verrà svelato.

Ho partecipato con molto piacere durante il primo anno: come ricorderai non andò un granché. Lavorammo senza vederne i risultati. Ora come va? Cosa è cambiato?
Ricordo bene la tua partecipazione, eri molto bravo e disponibile. Allora non avevamo i mezzi né i fondi per comprare le cassette, era tutto in fase embrionale, ma c'era l'idea comune di realizzare il progetto, e tutto doveva basarsi sulla nostra creatività: per me è stato formativo. Oggi abbiamo i mezzi, le telecamere, le postazioni di montaggio, un ufficio, un telefono, e tutto è più facile, abbiamo prodotto un programma per Nessuno tv, uno per Teleambiente e collaboriamo con importanti associazioni.
Siamo aperti a tutti gli studenti che vogliano partecipare. Abbiamo appena finito di produrre uno spot su commissione del Rettorato e stiamo portando avanti un progetto di orientamento con l'ufficio orientamento. In cantiere abbiamo 2 documentari, uno sul "corviale", l'altro sul museo del cinema.
Sempre in giro per Roma su ogni evento culurale.


Che obiettivi vi siete dati?
In questo momento stiamo litigando su tutto, e tutti contro tutti, perchè dobbiamo partorire il piano editoriale per il 2008. Credo che tra qualche giorno arriveremo ad una sintesi. Stiamo facendo riunioni anche di 6 7 ore, una vera fatica, ma ne vale la pena. Io personalmene ho in testa una web tv d'Ateneo, ma non sono tutti d'accordo.
Ma se questa Web tv la facessimo insieme? L'unione fa la forza...

In un commento all'articolo sopra linkato mi dicevi qualcosa riguardo Yield.. vuoi approfondire?

Sono stufo di sentire critiche da chi porta come esempio un bagaglio di esperienze fallimentari. La commissione per le iniziative socio culturali degli studenti è troppo politicizzata, e se si guardano i progetti finanziati sono sempre gli stessi, che poi appartengono alle liste dei rappresentanti. Yield è un esempio di una rivista strafinanziata che in 3 anni avrà prodotto si e no 10 numeri, cosa ben diversa da Utv che ogni giorno produce qualcosa e come sai bene produrre per la tv costa sia in danaro (cassette, dvd, telecamera) che in tempo (ripresa e montaggio).
Quest'anno sia Utv che Meltin pot sono stati scartati dalla commissione che disponeva per i finanziamenti per lo stesso motivo: "Iniziativa non rispondente ai criteri e obiettivi del bando", una motivazione falsa e politicizzata, noi andiamo avanti ugualmente.

Cosa ci dici sul vostro organigramma?

Abbiamo un consiglio direttivo formato dai capiprogetto delle vaie aree tematiche, che ha il compito di gestire l'associazione, ma in linea definitiva ogni associato ha il diritto e il dovere di dire la sua.

Sappiamo bene che nulla e nessuno smette mai di crescere e trasformarsi. Ma tentando di immaginare un futuro anche non troppo prossimo, come vorresti si affermasse UTv? Quale potrebbe essere il suo punto più alto?

Mi piacerebbe che un giorno si creasse un network universitario che coinvolgesse diverse esperienze editoriali universitarie in Italia e si chiamasse Universytv.

Ci tieni che i lettori sappiano qualcos'altro?
Ah ci tengo a far sapere che nella storia dei 60,000 euro spesi per i plasma in Facoltà Universytv non c'entra assolutamente nulla. Noi avevamo proposto di metterne uno al bar e uno all'ingresso anche a spese nostre, tutto qui.

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lunedì, settembre 24, 2007,11:53
Bless Their Music...Euphorique Brassière #5
Man Like Me live at Fish'n'Chips. Foto da http://photoway.altervista.org

E’ stata un’estate dannatamente faticosa cari lettori. Abbiamo seguito una gran mole di concerti per voi. E ci siamo dovuti sorbire una lunga sequela di feste. Man Like Me che dopo l’intervista ci volevano assolutamente presenti, Shitdisco, Good Shoes, These New Puritans. Stoicamente ci siamo rimboccati le maniche anche d’estate e siamo andati a consumare la nostra consumazione.
Ma ora, perdiana, ecco che si ricomincia senza aver mai finito. Ecco qui la chicca di Settembre! I Loud !Saturday si raccontano. Che Euphorique Brassiere li benedica!

Leggi l'intervista.

di Andrea Pergola e Bruno Bonamore

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,11:38
Guida internet per noi fotografi pivelli #2
Foto di Indra Galbo

Applicazioni online di gestione e condivisione di foto…

…che poi, in una parola, sarebbe Flickr

Flickr è una roba di quelle effettivamente geniali. Non so: come il cuoci riso elettrico o il bidet per gli americani . Una di quelle cose che prime non c’erano ed ora ci sono e dici “ma come?, prima non c’era?”.

Tu su Flickr ci vai, ti crei un account ed inizi a mettere on-line una foto dietro l’altra. Poi capita che sei proprio un mezzo calzino della fotografia e non fai che mettere sempre gli stessi scatti scemi (à la myspace, tanto per capirci). O persino solo scatti sfocati che, dio caro dico io, ce la fai a bloccarla quella manina? Però te così condividi le tue foto col mondo. Che poi “chisseneimporta”, direte, l’importante è condividerle con i propri amici, anche se sono amici che non si meritano nulla dalla vita

Riassumendo, parliamo dunque di una applicazione WEB 2.0 di gestione e condivisione di foto è una roba tipo Flickr: digiti l’indirizzo, entri col tuo account e in tre secondi hai messo online la tua foto. Sia essa il ricordo di una giornata bella se non splendida o il ricordo di un caro estinto ,

Se ne va così lentamente in soffitta il caro vecchio album? Mah, bo, sì, no, per me rimane tanto carino.
MA PERO’…
E’ qui viene fuori la parte noiosa del pezzo (“ah sì, perché sin qui c’eravamo proprio sganasciati dalle risate)…
Flickr, come tutte le cose geniali, è stata acquistata da un colosso: Yahoo! Bene: si da il caso (e già sento tutta la redazione in coro che urla “ancora co’ sta storia?!) che a Yahoo! siano dei delinquenti. E non pensate solo alle ultime notizie (Msn e Yahoo! che, in agosto, firmano un codice di condotta in Cina):

"Si tratta - afferma Rsf - della fine dei blog liberi in Cina". L'iniziativa infatti "avrà conseguenze molto gravi sulla blogosfera cinese e che segna la fine dei blogger anonimi. Rischia di aprirsi una nuova ondata di repressione e di censura".

Se vi riesce pensate anche e soprattutto ai bloggers arrestati dalla dittatura cinese grazie alle soffiate del colosso californiano.

E allora, per questo attacco al libero giornalismo e alla libertà d’espressione, non mi dispiace boicottare Yahoo! Ma come fare per non patire troppo l’astinenza da Flickr? Semplice: serve un’alternativa. Possibilmente valida, perché nessuno, se non sbaglio, ha piacere ad innervosirsi di fronte ad un maledetto personal computer.

E quindi? Zooomr.

Ispirato al rivale americano sin dal nome, Zoomr prosegue lungo la stessa direttrice. Riuscendo persino a migliorarla. Spazio a disposizione? Infinito (Flickr? Puoi archiviare al massimo le ultime 200 fotografie). Quante foto puoi archiviare ogni mese? Infinite (Flickr? 100Mb).

E poi sapete chi ha creato questo gioiellino? Uno con questa faccia qui (il primo a destra). Kristopher. Applausi.

Tra le cose migliori di Zooomr, segnalo “You vs. the Best Zooomr”. Gustosissimo gruppo di discussione in cui sfidarsi a colpi di foto: puo’ partecipare chiunque, puo’ votare chiunque. Uno contro uno. Il primo che prende dieci voti vince. Chi vince cinque sfide di fila va dritto nella Hall of Fame .

p.s. Interessante scoprire a cosa servano questi strumenti per wikipedia:
“a raccogliere la digigrafia della propria vita.”
Questa l’ho scopeta ora. Bè.. capito come funziona l’Amba Aradam?
p.p.s. certo che se poi su Flickr ci vai e trovi una fotografa che fa foto così ed è così a Yahoo! finisci per perdonare tutto.

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martedì, settembre 18, 2007,00:54
Internet per noi fotografi pivelli #1 - Photo4u.it
Per uno che vive con gli occhi del fotografo amatore, internet offre soprattutto una grande chance: crescere succhiando avidamente informazioni dagli scatti altrui (che so io: onehourblog e chromasia, giusto per fare un esempio) ed estorcere qua e la qualche consiglio da custodire come oro.

A tal proposito rimane, in Italia, senza rivali photo4u.it, la più grande community fotografica italiana.

A disposizione del pivello: un attivissimo Forum di appassionati nel quale sguazzare senza vergogna; la possibilità di uplodare foto personali (massimo 320 Kbytes, ahimè, 1024x1024) e, soprattutto, di richiedere automaticamente commenti, consigli e critiche (ma coltivare segretamente la mira ai tanto sospirati complimenti).

Le foto sottoposte alla critica degli altri utenti passano automaticamente in questa galleria con la segnalazione "Suggerimenti e critiche sempre ben accetti". Mille volte meglio che qualunque trito e ritrito libro di fotografia.

In più, ogni mese, un photocontest a tema al quale partecipano e votano tutti gli utenti iscritti. Ogni mese, inoltre, la redazione della rivista mensile FOTO Cult elezionerà alcuni degli scatti partecipanti, i quali verranno pubblicati e commentati sulle pagine della rivista in un articolo dedicato al contest.

Un bella miniera per debuttanti e non. Arricchita da tutorial (evidentemente da migliorare), da un home page ricca di mostre e concorsi fotografici, e da un prezioso mercatino

La prossima settimana andremo in cerca di applicazioni online di gestione e di condivisione di foto. Tra due settimane invece, faremo una nuotatina attraverso i migliori photoblog rintracciabili sulla rete (e dei tutorial migliori).

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giovedì, luglio 26, 2007,06:41
L’altro Tour di Guillaume Prebois (mentre il ciclismo è sempre più definitivamente naufragato)
Doparsi col miele, il polline e la pappa reale per arrivare vivi agli Champs Elysées

Mandar giù, per 3547 chilometri, il sapore antico di un tour scomparso (ma forse realmente esistito solo nei sogni romantici degli sportivi). L’Autre tour, come lo chiama lui, Guillaume Prebois, trentacinquenne giornalista francese: non ci saranno sponsor ma solo un manipolo di amatori che si aggiungeranno, spontaneamente, al suo seguito (una non-gara ad iscrizione libera, proprio come il tour delle origini).

Venti tappe, identiche a quelle del Tour ufficiale, ma corse con ventiquattro ore di anticipo. Senza squadra, senza sponsor, ma soprattutto senza chimica. Il suo sangue, analizzato giorno per giorno da in equipe medica, ci permetterà di capire cosa accade al corpo di un uomo normale (meglio: pulito) dopo la corsa più dura del mondo, alta tre volte l’Everest. Cosa accade, ad esempio, al livello dei globuli rossi.

Banane, panino al prosciutto e ricotta. Miele, polline, pappa reale. Un mix di silicio come unica scorta di minerali. Ogni giorno su www.lautretour.com il suo corpo parlerà in diretta: pressione, frequenza, ematocrito, calorie bruciate, potenza media, velocità, esami del sangue prima e dopo la tappa.

“Le medie continuano ad aumentare, e nonostante questo i vincitori sembrano meno stanchi dei giornalisti che li intervistano. Coppi si accasciava a fine tappa, loro scendono dal sellino freschi come rose” (Paolo Rumiz)

Sette ore in bici per 20 giorni, accompagnato dal padre e da Fabio Biasiolo. Centoquaranta ore spese a tifare per un ciclismo genuinamente emozionante, finalmente pieno di fatica vera, scevro di finta epica. Sette ore nelle quali neanche per un secondo sarà possibile chiederci, come facevamo regolarmente per Armostrong, “ma come fa ad avere questa faccia sempre così rilassata? Sembra quasi non sentire la fatica”…
Tutto questo all’autre tour. Anzi: l’anti tour. In partenza da Londra il 6 Luglio.
Bon voyage Guillaulme.

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venerdì, maggio 25, 2007,09:19
Sessantamila euro in televisori al plasma
Con Adil (studente del Consiglio di Facoltà di lettere e filosofia) volevo parlare di Universy Tv, la televisione di Roma 3 voluta da Gianluca Martone (ex studente) ed appoggiata dalla coppia di docenti Gamaleri-Freccero. Un’idea a suo modo geniale. Le risposte le trovate qui. Nulla che non si sapesse già: pessima gestione, professori insufficienti nel coadiuvare il lavoro degli studenti, palinsesto tutto il giorno in rotazione per i plasma installati nella facoltà di lettere e filosofia, ma senza audio, belle faccione mute che indottrinano forse telepaticamente gli ignari studenti.
Ma è proprio sulla spesa affrontata per dotare la facoltà dei televisori che chiaccherare con un rappresentante si fa divertente.
Sedicimila euro spesi, per ora, infatti si prevede una spesa quattro volte superiore, tale da coprire la presenza di sessanta televisori. Dove saranno messi? E l’utilità? Per nulla chiara neanche quella. Vengono utilizzati, oltre che per trasmettere la già citata UniversyTv, a mo’ di lavagna elettronica. Tutto ciò che prima era su carta, ora passa per gli schermi.
Comodità? Scarsa, almeno per me. Tocca star lì, con il naso in su ad attendere la pagina giusta, senza possibilità di interagire. Se la pagina con le informazioni che ti servono (esami, lezioni, ricevimenti) è l’ultima…aspetti.
Modi migliori per spendere sessantamila euro? Riempire la facoltà di armadietti o aumentare la disponibilità di postazioni internet (la fila in biblioteca arriva anche a venti minuti). E poi non abbiamo neanche una mensa convenzionata…

Adil: Il discorso è questo: ci sono dei fondi che possono essere spesi soltanto per beni capitali. In questi fondi sono andati a confluire soldi che la Facoltà ha risparmiato sul budget. Ovviamente, se ci avesse avvisato per tempo, avremmo proposto di usare questi risorse per cose più utili: ad esempio armadietti, libri per la biblioteca, postazioni internet. Inoltre abbiamo chiesto un resoconto dettagliato di questa ingente spesa, e ciononostante ancora oggi attendiamo una risposta.

Da chi?
Adil: Dal Preside Abrusci. E’ una sua responsabilità. Se ci avesse interpellato, qualche idea meno dispendiosa e più vantaggiosa per noi studenti, l’ avremmo fornita volentieri. Vuole accreditare l’immagine di una Facoltà che sta talmente bene da potersi permettere le ultime novità in fatto di high-tech? Beh, allora penso che gli studenti avrebbero apprezzato maggiormente qualche postazione internet in più.

Ma voi avevate il diritto di essere interpellati per queste spese?
Adil: No, non avevamo nessun diritto. Ma il bello di essere rappresentanti degli studenti è che i diritti non sono solo quelli che sono già stati messi per iscritto. Se non abbiamo il diritto di gestire i soldi almeno cerchiamo di sfruttare quello che ci permette di manifestare il nostro dissenso e le nostre perplessità.

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sabato, aprile 28, 2007,08:14
Il Bando Bufala di RomaTre
Ridistribuzione partitica e bipartisan dei soldi destinati alle iniziative culturali degli studenti

Sul piatto c’erano 110.000,000 euro da distribuire tra le 65 iniziative presentate dagli studenti. Soldi che in base alla Legge nazionale n. 429 sono da destinare ai progetti culturali e sociali presentati dai singoli studenti.
27 di queste sono state scartate, per motivi di varia natura. Per Meltin’pot, ad esempio, tra le motivazioni è possibile leggere: “Iniziativa non rispondente ai criteri e obiettivi del bando. Periodico sostenuto da troppa pubblicità”.
Ma secondo quali criteri un progetto è valutato? Il bando diceva espressamente:
“priorità alle iniziative tendenti a promuovere una capacità di aggregazione di studenti di più Facoltà, ad utilizzare strutture di Ateneo e a stimolare una partecipazione attiva della componente studentesca all’organizzazione e alla fruizione dell’iniziativa.”
E qui è favoloso scoprire come Meltin’pot, che aggrega nell’aula B della facoltà di Scienze Politiche di Roma Tre oltre 50 studenti delle tre università romane con contributi che iniziano ad arrivare da tutta Italia, per la commissione giudicante non vale quanto la terza edizione di Roma Tre che balla. Non fosse che tale gargantuesca festa (saranno spesi 6.000) non si terrà nei locali universitari, bensì al Loft o alla Saponeria. Ma ne siamo certi: gli studenti affluiranno da ogni dove, da ogni facoltà, da ogni università.

Chiariamo subito: non protestiamo per non aver ricevuto migliaia di euro. Perché in questo anno di Meltin’pot, con le nostre forze, autotassandoci, setacciando la città a caccia di sponsor, siamo riusciti a crescere fino ad ottenere dal Tribunale Civile di Roma il riconoscimento come testata giornalistica. Ed ogni mese riusciamo a tirare 5.000 copie. Senza avere nessuno dietro, ma poggiando su un immensa voglia di fare.
A moi avviso i soldi non sono stati distribuiti con equità. E dunque citare così tante volte Meltin’pot serve solo a sottolineare quale comportamento scandaloso e censurabile abbia tenuto la commissione, dalla quale ora ci aspettiamo chiarimenti sostanziosi ed immediati.
Due progetti della tipologia “editoria” sono passati. Uni Roma Radio, per l’ammontare di 6.000 €. E lo Yield, una rivista –esteticamente molto gradevole- di partito (e lo si capisce bene dal grande logo della lista RDS presente tra le sue pagine) che in quattro anni non si è minimamente avvicinata a ciò che noi abbiamo fatto in un anno. E che, di certo, non presenta una pluralità di punti di vista inerenti all’oggetto dell’iniziativa presentata (come richiesto dal bando).

Quello che ci chiediamo, concludendo, è perché si è scelto di coprire con un bando tanto articolato, quella che è stata una pura e semplice redistribuzione del malloppo tra le iniziative dei partiti, messa in atto dalla commissione, formata da esponenti degli stessi partiti.

I soldi dell’università oltre ad essere un premio e un riconoscimento al lavoro svolto finora potevano contribuire in maniera decisiva per una nostra crescita sia a livello di tematiche trattate che come tiratura.
Continueremo con le nostre sole forze, come abbiamo fatto sempre finora, senza contare su aiuti politici in modo da garantire la libera informazione sui fatti.

Dal numero di Aprile di Meltin'Pot

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mercoledì, aprile 25, 2007,09:51
Breve viaggio nella realtà liberale: i Riformatori Liberali (hidden track)
Dopo la prima e la seconda puntata...

7- Quindi quello cosa ci aspetterebbe se voi saliste al governo? A cosa somiglierebbe l’Italia? All'America del 18 ore di lavoro al giorno? All'America dei poveri che non possono curarsi?


Innanzitutto una precisazione. La storia che in America i poveri non possono curarsi è un clamoroso bidone costruito dai liberal e ingigantito dalla sinistra italiana, nonchè da parte della destra. A sentire Mario Seminerio, l'economista conosciuto in rete con il nome di Phastidio, in America vengono spesi milioni di dollari per garantire assistenza sanitaria pubblica a chi non può permettersi l'assicurazione privata. Secondo il noto blogger libertario "Liberty First" esistono in America cittadini che con l'assistenza pubblica hanno ricevuto l'innesto di cinque bypass.
Tuttavia, per quanto riguarda noi libertari, è ovvio che il sistema sanitario americano, per come è stato appena descritto, presenta dei seri problemi. I fondi pubblici, infatti, in un sistema basato su assicurazioni private, finisce per alterare il libero mercato. Se infatti è possibile ricevere cure pubbliche a spese altrui, perchè pagare una assicurazione privata? Basta sedersi ed attendere che qualcuno paghi per noi. A quel punto si ripropone la situazione del capitalismo italiano malato: se accanto al privato interviene il pubblico, finisce che non solo il
servizio pubblico, ma anche quello privato diventa scadente. E' il caso delle scuole private italiane, tristemente note ai più per le promozioni regalate... Noi libertari al contrario vorremmo una massiccia privatizzazione e un progressivo smantellamento del settore pubblico, allo scopo di consentire il massimo della qualità del servizio ed il minimo del
costo garantiti dal concetto di concorrenza. Se il mercato è veramente libero si arriva alla creazione di fasce low cost che consentono di accedere ai servizi anche ai meno abbienti, senza bisogno di fenomeni assistenziali, che gravano sulle spalle dei contribuenti, o di servizi
pubblici della qualità che tutti conosciamo. Quanto ai poverissimi, che non hanno possibilità di accedere al mercato, in verità una minima parte della popolazione, noi proponiamo varie soluzioni, che vanno dal welfare to work, ossia un sistema di investimento dello stato sui cittadini senza lavoro volto ad inserirli nell'ingranaggio della società, alla forma anarchica dell'end welfare, ossia un sistema di smantellamento del welfare che consente ai cittadini di non pagare le imposte qualora dimostrino di aiutare direttamente le fasce più povere garantendo loro servizi (in poche parole i ricchi possono detrarre dalle imposte la beneficienza).
Quanto al discorso delle 18 ore al giorno: in una società anarcocapitalista o minarchica, non credo un'azienda sia tanto folle da imporre condizioni di lavoro disumane ai propri lavoratori, perdendo dunque forza lavoro a vantaggio delle concorrenti.

8- E chi non merita? Chi, per sfortuna e natura non è capace di svolgere bene alcun lavoro? E' destinato ad una vita da homeless?

9- In Italia, libertariamente parlando, la situazione è tragica. E in un certo senso siamo spacciati: realisticamente come pensate di ridurre i poteri sindacali? Se ci penso mi vien da ridere. Mi vengono in mente le barricate, e l'incapacità della sinistra al dialogo su questi temi. Sarebbe confrontarsi con un muro. Nel mondo invece? C'è un paese in particolare verso il quale sperate di trascinare la nazione?

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giovedì, aprile 12, 2007,07:30
Mamma li froci!
Leggo su jimmomo del radicale Ferico Punzi, una frase di Rosi Bindi. Una di quelle che ti prende la mascella e te la scaraventa verso il basso che neanche in "Chi ha incastrato Roger Rabbit".
In un'intervista a il Giornale il ministro ha dichiarato: «Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare... è meglio che un bambino cresca in Africa piuttosto che con due uomini o due donne».


Da quando ho compiuto 18 anni non ho mai espresso un voto reale. Ora neanche mi reco più alle urne. Mi farebbe schifo votare a destra. E le frasi da pelle d'oca te le ritrovi pure a sinistra. Una bella sinistra, fresca e progressista. Eh già. Talmente tanto che non riesce a concepire un matrimonio omosessuale. Due sessi identici che si sfregano, che orrore!
Perché? Se non sbaglio l’unico motivo col quale tale posizione viene giustificata risiede nella semplice frase “una famiglia composta da omosessuali non è naturale”. Bene. Ne arguisco che il diritto italiano è fondato sul giusnaturalismo, e che lo stato italiano è uno stato etico.
Personalmente, al sol pensiero di vivere in uno stato dove la legge che conta è quella imposta dalla morale comune, rabbrividisco. Perché la morale comune non è comune, ma semplicemente quella espressa dalla maggioranza. O, spesse volte, dalla classe politica incapace di esprimere i desideri della maggioranza della popolazione.
Non capisco molto di filosofia, ed il carissimo professor Giacomo Marramao è ancora lì che mi aspetta sulla cattedra. Ma personalmente non mi sembra avere troppo senso giudicare innaturali gli omosessuali. Se esistono in natura sono naturali. Non sono aberrazioni. Non sono malati. Ma persone con tendenze sessuali risultanti da un inscindibile intreccio di predisposizione genetica e fattori ambientali. Come gli etero.
E dunque? Mi manca sempre una risposta: perchè debbano essere su un livello differente dalle coppie eterosessuali. Non ce n'è uno che sia uno. Io non lo trovo proprio. E chiedo ai lettori, agli amici della redazione: fatemi un po’ di luce.

Ma io son fatto male. Penso che in una famiglia il fulcro indispensabile sia l’amore e l’affetto. E che una pessima famiglia eterosessuale valga esattamente quanto una pessima famiglia omosessuale. Penso che un figlio cresciuto tra due uomini dediti allo “sbaciucchiamento” avrà solo la mente più aperta. Che il suo orientamento sessuale non sarà deviato in alcun modo, e che come un gay nasce in una famiglia “normale” (normale...dio santo normale!), allora un etero puo’ crescere in una famiglia gay. E non vi azzardate a dire che non è giusto far crescere un bimbo in una situazione “a rischio discriminazione”: avreste mai tolto il diritto ad un figlio ad un afroamericano del Texas negli anni ’30? Ma va là…
Insomma: ma chi vado a votare se neanche i Riformatori Liberali la pensano come me?

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venerdì, aprile 06, 2007,16:10
Breve viaggio nella realtà liberale: i Riformatori Liberali (parte II)

Nell’ultimo incontro abbiamo approfondito le posizioni etiche dei RL, le differenze che li distinguono dai radicali e che hanno fatto preferire il centro-destra alla coalizione di Prodi. Ed ora…

E con la guerra? Siete vicini alle posizioni di Pannella?

I radicali sono un movimento che fa della nonviolenza una bandiera, noi al contrario non siamo ostili a priori all'uso della forza allo scopo di risolvere questioni internazionali, rovesciare dittature o, nel piccolo, difendere la proprietà privata.

Perché dovremmo preferire una vera economia di mercato ad uno stato sociale mastodontico? (Che poi tradotto fa: perché l'imprenditore deve avere più facilità a licenziarmi? Io cosa ci guadagno?)

Glom! Questa domanda potrebbe essere riassunta in: perché è meglio il liberalismo del socialismo? Praticamente dovrei riportare tutto "Liberalismo" di Mises per rispondere a tale quesito. Provo a fare uno sforzo di ultra-sintesi. Lo stato sociale nasce dall'esigenza di concretizzare la teoria della giustizia sociale, in base alla quale è necessario che i ricchi, cioè coloro che sono economicamente più elevati, debbano donare forzatamente parte dei loro averi ai meno abbienti, allo scopo di garantire loro le libertà positive. Ciò si traduce nell'esproprio violento dei beni prodotti con il lavoro di alcuni cittadini allo scopo di redistribuire tali beni a chi non ha la possibilità o la volontà di produrli. Di per sé, il concetto di giustizia sociale nasconde al suo interno una mostruosa ingiustizia: il furto.

A quel punto il socialista potrebbe obiettare che il povero non ha le possibilità economiche per realizzare le proprie opportunità, ma di fatto la realizzazione delle opportunità non è un diritto, specialmente se esse sono portate a termine violando il diritto altrui. L'unico diritto che una società liberale deve avere è la libertà negativa basata sul principio di non aggressione.

"Ma allora i poveri sono fregati?" - diranno i socialisti. Niente affatto, i poveri hanno la sopravvivenza assicurata grazie al mercato, il quale permette loro di accedere a prezzi che consentono la realizzazione di ogni opportunità, senza però gravare sui ceti produttivi. Di conseguenza il feedback parassitario creato dal concetto di giustizia sociale, in base al quale al cittadino meno abbiente conviene non lavorare e attendere i soldi dei fondi pubblici di disoccupazione, viene spazzato via introducendo il povero nell'ingranaggio del mercato. Affinché infatti egli possa accedere alle merci Low cost, garantite dalla libera concorrenza, necessariamente dovrà produrre quanto basta per acquistarle. I poveri diventano dunque protagonisti nell'economia di mercato, invece che gravare sulle spalle del ceto medio.

A quel punto il grande interrogativo riguarda il mercato del lavoro. Se infatti il capitalista può licenziare il povero come vuole, difficilmente quest'ultimo potrebbe inserirsi agevolmente nell'economia di mercato.
Questo discorso viene sempre utilizzato dai socialisti allo scopo di attaccare il liberalismo. Essi pensano follemente di ridurre la disoccupazione generando mere associazioni corporative che chiamano sindacati. I sindacati, mediante l'appoggio dello stato, hanno la capacità di compiere ritorsioni legalizzate sui capitalisti e allo stesso modo di escludere forzatamente dal mercato del lavoro i lavoratori non sindacalizzati. Di fatto agiscono come gruppi di pressione che strozzano da una parte i lavoratori, dall'altra i padroni.
Se la soluzione alla disoccupazione proposta dai socialisti consiste nell'appesantire le imprese con legislazioni rigide sulle assunzioni, favorendo in tal modo l'incremento del lavoro nero, se non portando al collasso economico la stessa impresa, devastata dall'assenza di mercato del lavoro e quindi rischiando di mettere sul lastrico tutti i lavoratori, si spiega per quale motivo Bastiat avesse già a suo tempo immaginato un dialogo tra un Socialista ed un Economista. Entrare nel mercato del lavoro come precari conviene, se le alternative sono il lavoro nero o la disoccupazione.

Di certo, favorendo un'economia liberale, possiamo sperare di essere assunti in pianta stabile da una delle tante ditte esistenti sul libero mercato, che di certo non ha interesse nel licenziare chi vale; semmai, ha interesse nel sottrarre costui alle aziende rivali. Ma questo richiede, ovviamente, meno Stato, meno Confindustria, meno sindacato, meno politica.
Se invece speriamo di essere protetti da un welfare corporativo, che ci sostiene con le tasse altrui, saremmo condannati a vivere l'intera esistenza con il nostro miserevole stipendio di base, totalmente disinteressati dei progressi dell'azienda, a sua volta ignara della nostra sorte, attendendo che alla fine del mese qualcuno paghi. Quando non c'è competizione per la sopravvivenza, perchè darsi da fare per lavorare?
Basta stenderci su una roccia e attendere che passi lo Stato a mantenere noi e l'impresa che ci ospita. Se questa ristagnante assenza di meritocrazia è ciò che vogliono i socialisti, essi ci condanneranno presto a marcire nella mediocrità.

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